Si può fare di più? Il cinema italiano che verrà

Intervento di Severino Salvemini al Convegno “Dove va il cinema italiano?”,
Sapienza Università di Roma, 3 aprile 2008

I dati del cinema italiano

Sono tornati numerosi gli spettatori in sala nel 2007 (più di 120 milioni) decretando un promettente successo al cinema italiano. Questo ha infatti superato il 32 % come quota di mercato domestico, dopo essere stato per molti anni languente intorno al 20%. E anche i primi mesi del 2008 testimoniano che il rimbalzo (che data dal 2006) non è congiunturale, né una bolla di sapone. Infatti nei primi due mesi di quest’anno la quota di mercato in sala delle pellicole italiane è superiore al 36% e si prevede un’ulteriore crescita in primavera quando arriveranno nei cinema altri film italiani di probabile successo. Inoltre è ormai accertato che esiste un effetto di “commensalità”, per cui quando sale il consumo di cinema italiano sale anche il consumo di cinema tout court e di sfruttamento televisivo e home video.
 
I motivi del “rinascimento”
 
Tra i motivi della nuova primavera del cinema italiano si possono elencare:
·           la nuova sensibilità dei produttori verso un prodotto che sappia coniugare arte e mercato;
·           la nuova attenzione al racconto da parte di registi e sceneggiatori, più aperti a storia con generi prediletti dal pubblico;
·           un più raffinato orientamento al marketing presente già nel dna del progetto cinematografico;
·           una solida coralità dello star system nostrano
·           una maggiore solidità delle imprese cinematografiche, che hanno deciso di irrobustirsi matrimonialmente e di tentare strade strategiche più internazionali.
 
Cosa ancora manca e quali sono le linee di azione raccomandabili
Ancora non si può davvero parlare di una vera e propria industria del cinema, perche’ le società cinematografiche sono ancora molto piccole e basate sulla professionalità di poche persone quando non del tutto sul titolare. Il business nel frattempo si è fatto molto più complesso (i competitor della sala si sono moltiplicati; il consumo si è polarizzato in pochi film che intercettano il grande mercato e molti film di fatto ignorati; lo sganciamento tra medium e prodotto che porta a rivedere il concetto stesso di unica filiera; le diverse abitudini di consumo che sono visibili nei diversi luoghi di fruizione) e non è immaginabile un ritorno alla politica in cui il prodotto italiano veniva supportato prevalentemente dai fondi pubblici. Il rafforzamento del settore viene dal rafforzamento della filiera.
Il produttore deve mettere in cantiere storie che abbiano personaggi vicini al pubblico, che chiede identificazione.
Il distributore deve dotarsi di più aggiornate strategie promozionali e deve “vendere” ogni pellicola con una strategia commerciale specifica.
L’esercente , per convincere lo spettatore ad uscire dal consumo domestico, deve offrire in sala una occasione di esperienza e di valore aggiunto vero.
L’operatore dell’home video deve dotarsi di un marketing più aggressivo e più coerente con un punto vendita dove si vendono altri beni di intrattenimento.
L’operatore televisivo deve recuperare il ruolo di educatore, ritornando all’appuntamento pianificato con il cinema e lucrare in immagine il trade off pagato all’audience. Non necessariamente la tv generalistica pubblica deve essere assoggettata a quote, ma non deve dimenticarsi che il cinema è “merit good” (bene di merito) e come tale deve essere sostenuto da un pubblico che paga il canone.

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