Mass Moda. Il cinema in passerella – di Sibilla Serra

 

“Hai un disperato bisogno di Chanel”
Nigel a Andy, Il diavolo veste Prada
 
Dalla foglia di fico di Eva in poi la moda per nascere e rinnovarsi ha bisogno di una certa dose di esibizionismo, di un palcoscenico dove viene presentata la novità: nella società moderna, all’agorà degli antichi e alla corte rinascimentale, luoghi dove da sempre la vanità vestimentaria si è esibita, si sostituisce il cinema. Attraverso la fabbrica dei sogni, la moda si mette in mostra agli occhi del mondo intero, diffondendo i modi di vestire dei divi di Hollywood.
Sono innumerevoli gli abiti divenuti celebri solo perché indossati dalle stelle del cinema, passando direttamente dal red carpet alle passerelle delle grandi case di moda.
Prendiamoun esempio minimo, il basco che venne indossato per la prima volta dalla Divina Greta Garbo in “Ninotchka”, ma che fu reso popolare da Faye Dunaway in “Bonnie & Clyde” e da Catherine Deneuve in “Bella di giorno”. Da parte loro le grandimaisondi modacome Dolce&Gabbana, Céline, Louis Vuitton o Ferragamo hanno colto l’occasione, inserendo questo antiestetico copricapo nelle loro collezioni.
            Sicuramente una delle apparizioni che nel cinema ha fatto più scalpore fu quella di Marlene Dietrich, la prima diva ad indossare tailleur-pantaloni da uomo.
Questa moda era stata lanciata da mademoiselle Coco Chanel, ma fu la Dietrich, con la sua elegante sfrontatezza, a portare ad Hollywood questo stile volutamente ambiguo, a metà strada tra femminile e machile.
Da Balenciaga e da Elsa Schiaparelli, la Dietrich prende i suoi celebri tailleur pantaloni, da Christian Dior i pigiami rigorosamente da uomo, da Hermès le sue tenute sport et voyage, ma sono soprattutto Yves Saint Laurent e Giorgio Armani a ispirarsi allo charme dell’attrice tedesca. A proposito della Dietrich, Armani ha detto: “Fu la pioniera di uno stile androgino che non scadeva mai nel travestitismo. Marlene portava il cappotto maschile, i pantaloni larghi, la giacca-tailleur, tutti pezzi che hanno contribuito a definire il concetto del mio stile”.
Qualche anno più tardi è Marylin Monroe a imporre un vero e proprio modello da seguire, il “Modello Marylin”, con il suo vestito bianco plissettato che si gonfia sulla grata nel film di Billy Wilder “Quando la moglie è in vacanza” (1955). L’abito bianco, eletto tra l’altro da un sondaggio online del Sun come il vestito più amato nella storia del cinema, non era griffato da un stilista, ma acquistato in un grande magazzino dal costumista William Travilla, il quale ha disegnato per lei indimenticabili costumi; fra i tanti l’abito in lamé dorato cucito addosso alla diva come una seconda pelle, così aderente da creare scandalo per l’America puritana dell’epoca.
L’altra grande icona della sensualità femminile degli anni `50 e `60 fu Brigitte Bardot, la prima ad indossare un bikini, nel 1952, nel film "Manina ragazza senza veli". B.B. diventò ben presto l’incarnazione della moda glamour di quegli anni: dai pantaloni alla pescatora fino ai reggiseni a balconcino di cotone e alle scollature a barchetta.
L’ingresso ad Hollywooddi uno stilista in quanto tale avverrà solo nel 1954 quando, per il film “Sabrina”, Audrey Hepburn chiese a Gladys de Segonzac della famiglia Schiaparelli, di presentarla a Hubert DeGivenchy. Nonostante la costumista ufficiale fosse Edith Head, il cui abito scollato a barchetta divenne comunque famoso come la scollatura alla “Sabrina”, la Hepburn volle a tutti i costi che lo stilista si occupasse dei suoi abiti sancendo così un connubio artistico che durò oltre vent’anni. Anche l’intramontabile tubino nero con il quale Audrey Hepburn esordì nella scena iniziale di “Colazione da Tiffany” del 1961 fu una creazione di Givenchy che diede vita a quello stile che sarà definito couture nonchalant.
Sebbene la moda abbia da sempre interessato maggiormente l’universo femminile,non è detto che anche gli uomini non possano essere etichettati come fashion victim o che l’alta modanon si preoccupi di loro.
Humphrey Bogart, per esempio, fu uno degli attori inimitabilidella storia del cinema, non solo per la sua inconfondibile mascherama anche per il suo modo di vestire che divenne un must per il pubblico: sigaretta in bocca, cappello, e soprattutto l’impermeabile, logoro al punto giusto, per un abito che non vuole essere solo un capo d’abbigliamento ma diventare una maniera di vita, “un saperlo indossare alla Bogey”.
Anche la T-shirt, dove T sta per trainer e quindi letteralmente la camicia per allenarsi, conobbe una grande ascesa. Se da una parte Clark Gable fu uno dei promotori del crollo del mercato delle canotte maschili, quando, nel film “Accadde una notte” (1934), decise di spogliarsi di fronte a Claudette Colbert mostrando sotto la camicia il petto nudo, col tempo la canotta uscì dal relegato mondo dell’intimo per conquistare lo status di abito vero e proprio. Nel 1951 Marlon Brando aprì l’era della T-shirt come simbolo di virilità, mettendo in evidenza la muscolatura da macho che raggiunse l’apoteosi con James Dean in “Gioventù bruciata” ed Elvis Presley in “Fratelli rivali”.
Ma anche nell’abbigliamento maschile sarà Giorgio Armani il vero grande precursore di tendenze oggi consolidate. Armani può essere considerato se non un “rivoluzionario”, almeno colui che ha aperto la strada ad una nuova era della moda maschile, rinnovando un capo come la giacca che fino ad allora era sempre rimasto sostanzialmente identico nel tempo. È stato lui con la sua giacca “destrutturata”, resa meno informale e più sensuale, a consacrare Richard Gere come sex symbol anni ’80 nella scena di “American Gigolò”.
Sono numerosissimi i film che hanno come tema principale la moda: dalle prime pellicole degli anni ’30 come “Peccatori”,“Le armi di Eva” e“Roberta” al primo film italiano sul tema “La contessa di Parma”, seguito nell’anno successivo da “Modella di lusso”, di produzione statunitense. Durante la guerra escono “Le schiave della città” nel 1944 e “Vertigine” e nello stesso anno in Francia esce “Falbalas”, in italiano “fronzoli”, incentrato sull’ambiente della moda parigina.
Nel 1952 esce in Italia “Le ragazze di Piazza di Spagna” che inaugura l’epoca del cosiddetto neorealismo rosa. È datato 1957 “Cenerentola a Parigi”, una delle pellicole più aderenti al mondo dell’alta moda mai realizzate che vede protagonisti Audrey Hepburn e Fred Astaire.
Si ricorda inoltre “Prêt-à-porter” del1994 che suscitò aspre critiche da parte dell’haute couture che accusò il regista Robert Altman di rappresentare l’alta moda come una mera azienda commercialee “Unzipped- Sbottonate” documentario americano sulle sfilate dello stilista Isaac Mizrahi. Tra le pellicole più recenti che hanno come leit motiv la moda ricordiamo infine “Zoolander” (2001) e “Il diavolo veste Prada” (2008).
Per concludere si può citare Charlie Chaplin il quale una volta disse che il cinema sarebbe stata solo una moda passeggera. A suo parere il pubblico del cinema vuole vedere solo storie di carne e di sangue su un palcoscenico.
 Se deve scegliere oggi forse preferisce guardare, con occhi sognanti del vorrei ma non posso, gli abiti griffatissimi dei grandi stilisti sulla più ambita delle passerelle: il grande schermo.

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