L`italia in movimento. I mezzi di trasporto nell`immaginario collettivo

 Tesina realizzata da Flavia Salinetti

Questo lavoro parte dalla constatazione che nei film presi in esame, oltre ai personaggi-attori, esistono dei personaggi-inanimati che ricoprono lo stesso un ruolo determinante nello sviluppo della vicenda. Si tratta di quelli che noi comunemente definiamo mezzi di trasporto, ma che nelle pellicole prese in esame sembrano essere qualcosa di più: ci appaiono come dei personaggi carichi di significato, simboli di qualcosa che va oltre il mero utilitarismo del mezzo di trasporto.

Il mio lavoro è interessato a cogliere i numerosi rimandi metaforici messi in atto da questi oggetti/soggetti, e quindi ad analizzare il ruolo che essi svolgono all’interno di una società tanto arretrata quanto frastornata, attratta dal mito della velocità, della modernizzazione e dell’industrializzazione.

Siamo in un’epoca in cui l’italiano è una lingua perlopiù sconosciuta, in un paese ancora incompiuto che con la guerra vedrà cedere le proprie fondamenta, e si troverà ad affrontare una lenta e faticosa ricostruzione.

Nell’immaginario collettivo dell’epoca la bicicletta e l’automobile, da poco entrata a far parte del paesaggio quotidiano, non sono semplicemente dei vettori che facilitano gli spostamenti; a mio parere essi si configurano come elementi della società carichi di significato, tanto da determinare, spesse volte, il corso degli eventi. Perdono il loro lato inanimato per acquisire una personalità; ai nostri occhi appaiono vivi più che mai. Non si tratta quindi di oggetti passivi relegati al ruolo di semplice fondale, ma di soggetti attivi degni di nota quanto lo sono i protagonisti in carne ed ossa.

La bicicletta e l’automobile sono i mezzi che compaiono più frequentemente, ma ci sono anche treni, tram, barche e navi. A livello simbolico assumono sempre un significato ben preciso,diventando elementi di libertà, promuovendo l’emancipazione e i moti di rivalsa sociale. Un disoccupato della periferia romana che possiede una bicicletta ha l’occasione di cambiare le sorti della sua esistenza e quella dei suoi cari; un uomo che gira per le vie della città alla guida di una nuova automobile tirata a lucido vede aumentare notevolmente le possibilità di avvicinare la bella e timida profumiera.

Nel film “Ossessione” l’automobile diventa un elemento fondamentale per lo sviluppo della stessa trama del film: è infatti grazie all’”abilità” che Gino dimostra di avere riparando la sua auto che il padrone di casa decide di ospitarlo contribuendo in tal modo ad alimentare la passione tra sua moglie ed il vagabondo. La vicenda de ”Il Sorpasso”, invece, si svolge praticamente a bordo di una Lancia Aurelia, auto simbolo dell’Italia del boom economico.

Le storie raccontate dai vari registi non fanno che sottolineare la peculiare caratteristica che questi mezzi hanno: quella di intervenire attivamente nella vita dei protagonisti e quindi quella di essere parte integrante della società in tutte le sue accezioni. Il vento tra i capelli procurato da una velocità artificiale risveglia dal torpore, ricorda all’essere umano la propria condizione esistenziale, ma allo stesso tempo lo conduce in una dimensione parallela dove tutto è possibile, contrariamente a quello che era abituato a pensare quando aveva i piedi per terra.

I film che prenderò in considerazione parlano di miseria e di povertà, sono un’istantanea della società dell’epoca, ma a mio parere offrono sempre la possibilità di rivolgere l’attenzione verso un possibile futuro migliore, ed è proprio questo il significato che attribuisco alla costante presenza di biciclette e auto nelle pellicole.

In “Ladri di biciclette” in maniera diretta e ne “Il Sorpasso” in maniera indiretta, il ruolo di rilevanza che questi mezzi ricoprono è riscontrabile già nel titolo; negli altri film è sufficiente guardare i primi fotogrammi per rendersene conto.

“Gli uomini che mascalzoni” inizia in un deposito taxi; la telecamera di “Ossessione” riprende la visuale dell’uomo seduto al fianco del guidatore nella cabina di un camion in movimento; ne “La Sfida” è un furgoncino che trasporta cucuzze il primo oggetto ad essere inquadrato; ne “Il Sorpasso” la telecamera è posizionata all’interno di un’automobile e ci mostra il conducente di spalle e il panorama che si presenta ai suoi occhi. (Anche in altri film facenti parte del programma d’esame e che non ho preso in considerazione per questo lavoro, succede lo stesso: nell’incipit di “Roma città aperta”  compare una camionetta delle SS che finisce la sua corsa; la storia in “Riso Amaro” inizia in una stazione ferroviaria).

L’automobile diventa anche l’artefice dell’epilogo drammatico di due dei film presi in esame: in “Ossessione”e ne “Il Sorpasso” due protagonisti, Giovanna e Roberto, perdono la vita in un incidente stradale. La morte dei due personaggi avviene in un momento di svolta esistenziale: l’una, Giovanna, scappando lontano con Gino sta per iniziare una nuova vita; l’altro, Roberto, si è finalmente liberato dalle costrizioni mentali che lo facevano essere l’ombra di sé stesso.

In queste vicende, al culmine dell’azione, l’automobile, vero e proprio deus ex machina, interviene a sciogliere i nodi del dramma, manifestando spesso il suo incitamento alla trasgressione, alla liberazione del barbaro che cova dentro di noi (negli ultimi istanti della sua vita, prima dell’incidente stradale, Roberto diventa irrazionale ed istintivo, assecondando il suo compagno di viaggio in quella corsa sfrenata!).

Il legame che esiste tra il cinema e mezzi di trasporto può essere rinvenuto facendo riferimento all’influenza che i viaggi ferroviari ebbero sulla mentalità e sull’immaginario ottocentesco: il treno in corsa, infatti, consegnava ai viaggiatori il paesaggio in forma di panorama, oggetto di una visone d’insieme, fuggevole, impressionistica, senza profondità, né dettagli in primo piano. In un certo senso, lo “sguardo panoramico” dai finestrini dei treni in corsa costituì l’esperienza archetipica dello spettacolo delle immagini in movimento realizzato dal cinema (cinematografo è una parola di derivazione greca il cui significato letterale è “scrittura del movimento”).

A sottolineare il nesso tra viaggio in treno e cinema, è emblematico che uno dei primi documentari girati dai fratelli Lumière fu la celebre entrata di un treno alla stazione.

La storia del cinema è strettamente legata al mondo della motorizzazione anche dal punto di vista del contenuto: negli anni venti, per esempio, molte sequenze avevano come protagonista l’automobile. Questo innovativo mezzo di trasporto, inventato nel 1886 dall’ingegnere tedesco Carl Benz, diventò subito un dispositivo familiare utile al trasporto di poche persone.

Già nel 1905, il sociologo italiano Mario Marasso, in un saggio intitolato “La nuova arma (la macchina)”, coglie l’aspetto rivoluzionario del nuovo mezzo sul piano delle relazioni sociali, del comportamento, del costume, dei codici comunicativie della produzione culturale. Nel suo lavoro afferma che “la macchina sarà il principale modellatore delle future coscienze, il più profondo ed efficace modellatore della società umana, il perno della forma di civiltà che si sostituirà alla nostra”. Mario Marasso è un futurista e, in linea con il movimento a cui appartiene, ritiene che l’automobile sia la nuova icona della modernità.

 

Il futurismo ha una data di nascita precisa: il 20 febbraio 1909. In quel giorno, Marinetti pubblicò su “Le Figaro”, giornale parigino, il Manifesto del Futurismo. In questo scritto sono contenuti tutti i caratteri del nuovo movimento elencati per punti. Ai punti quattro e cinque scrive: 4) “Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia”; 5) ”Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita”.

 

Il Futurismo italiano è il movimento avanguardista del `900 che per eccellenza costruisce e coltiva il mito della velocità, identificandola come essenza della modernità, proiezione del futuro. La velocità della corsa e del movimento, umano o meccanico, dell`automobile, dell`aereo, del tram, della bicicletta, della motocicletta, del treno, della nave, la velocità dei trasporti e dei trasferimenti che determina una nuova nozione spazio-temporale, che altera il concetto e la percezione delle distanze e la coscienza degli eventi, grazie alla quale il mondo diventa più piccolo, anticipando quel concetto di globalizzazione che oggi annulla lontananze e confini, rendendo a tutti accessibile tutto.

L’automobile si trasforma ben presto nell’espressione tecnologica che meglio soddisfa l’accelerazione che la modernità porta con sé. E’ uno degli elementi fondamentali che dall’inizio del XX secolo hanno inciso sul cambiamento dei costumi, dello stile di vita, dei rapporti e dei comportamenti umani, dell`urbanistica cittadina, delle tipologie architettoniche.

Secondo pensatori come Georg Simmel il carattere specifico della condizione moderna risiede nel movimento: l’invenzione dell’automobile segna, quindi, l’inizio della velocità artificiale dell’individuo e la conseguente intensificazione dei rapporti spazio-temporali come vocazione moderna.  E’ uno strumento che amplifica il piacere del viaggio nella misura in cui ne riduce o elimina le difficoltà fisiche.

L’automobile nasce dal matrimonio del desiderio con la scienza. Il nuovo mezzo meccanico tende ad annullare le sensazioni di estraneità e di lontananza e soprattutto accorcia l’estenuante corteggiamento fra distanza e desiderio .

L’abbandono delle rotaie e quindi della natura eterodiretta del viaggio ferroviario aprono agli uomini del XX secolo un territorio sconosciuto: ora sono liberi di scegliere i luoghi, la velocità, le fermate; sono più inseriti nel luogo fisico, consapevoli della sua vicinanza e tangibilità; diventano proprietari del veicolo.   

L’automobile diventa sia materialmente che simbolicamente un mezzo di mobilità sociale: è un simbolo di status e il suo design rispecchia, asseconda e completa l’identità del conducente. Diventa, insieme ai capi d’abbigliamento, una seconda pelle dell’essere umano.

Automobile e cinema nascono e si sviluppano parallelamente, assecondando la cultura delle immagini che sempre più prendeva piede con l’avvento dell’industria culturale di massa. A dimostrazione di ciò, come ho già ricordato precedentemente, le prime pellicole avevano tra gli oggetti di consumo più rappresentati proprio l’automobile.

 

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