Il montaggio: dall’analogico al digitale

Tesina di Beatrice Guetti

Il montaggio è la fase della post-produzione cinematografica in cui si effettua una selezione del girato e in cui le diverse scene e le inquadrature più adatte vengono collegate tra loro sulla base della sceneggiatura in modo da fornire significato e logica narrativa alle diverse sequenze precedentemente girate. In realtà non si tratta di una questione puramente tecnica, di mero collegamento sequenziale e narrativo, ma è anche una modalità con cui fornire allo spettatore un punto di vista, una attività selettiva di costruzione del significato, un vero e proprio atto creativo tanto quanto lo sono la regia, la sceneggiatura e tutte le fasi della produzione, tanto che spesso è considerato come una “seconda scrittura”.  
Il passaggio al digitale ha sicuramente rivoluzionato tutte le fasi della produzione e post-produzione cinematografica, costituendo una risorsa a livello economico, tecnico ed anche linguistico, oltre che un motivo di rinnovamento, tanto da poter essere considerato un nuovo punto di partenza per la cinematografia. In maniera particolare nel montaggio, il digitale ha snellito notevolmente non solo i tempi ed i costi ma anche le modalità di intervento sul girato. 
La rivoluzione digitale, come si usa chiamarla, ha costituito, per il montaggio un vero e proprio punto di rinascita, una nuova modalità di intervento sul linguaggio cinematografico, si potrebbe quasi dire che il digitale è intervenuto sul montaggio così come il montaggio è intervenuto sul cinema degli albori, consentendo, cioè, nuove modalità di espressione, garantendo nuove possibilità di intervento sulle immagini che prima di allora non erano ancora neanche immaginabili.
Ripercorrendo tutti i grandi cambiamenti intervenuti nella storia della cinematografia, si è sempre parlato di rivoluzioni: dal sonoro, al colore fino al digitale, il cinema si è sempre trovato, nel momento di questi passaggi epocali a ridiscutere non solo il suo ruolo a livello sociale, ma anche la sua stessa essenza, il suo linguaggio, le sue modalità espressive. E, come in ogni momento di passaggio, il dibattito si è diviso a metà tra critici e entusiasti, gli apocalittici e gli integrati di Eco, anche a proposito della rivoluzione digitale. E, come nella maggior parte dei casi accade, all’interno di questi dibattiti che spesso sconfinano nella retorica, in netti rifiuti o infantili entusiasmi tecnologici, in schieramenti da stadio e conseguenti sterili polemiche prive di reale utilità, alla fine, è sempre stato il cinema stesso, attraverso le sue professionalità e la sua essenza di medium, a tracciare le linee di confine, a reinventarsi e trovare la migliore modalità di integrare il nuovo. Anche il digitale sta creando nuove forme espressive, sta rinnovando il cinema, sta fornendo un approccio e forse anche un linguaggio diverso, ma di certo, quello che si continua a produrre è cinema, digitale, ma pur sempre cinema.
Altri aspetti da non sottovalutare, parlando di digitalizzazione, sono di certo, l’abbassamento dei costi di produzione, e contemporaneamente, una maggiore facilità di accesso al montato, entrambi aspetti che garantiscono alle case di produzione, da un lato, facilitazioni economiche, e dall’altro, una maggiore possibilità di controllo sullo stato e, soprattutto, sulla forma dei lavori. Dal punto di vista dei produttori, quindi, il passaggio al digitale deve sicuramente essere molto ben visto, in maniera particolare negli Stati Uniti, dove, storicamente, è molto più pressante ed invadente il ruolo dei produttori nella stesura finale del film, in maniera particolare nelle fasi di montaggio, in cui è importantissimo giocare sulle sfumature e sui significati. Infatti, è molto comune nella produzione americana la pratica del cosiddetto director’s cut, la versione del regista, che spesso esce solo in home video, per dare all’autore la possibilità di mostrare al pubblico la sua idea e la sua personale visione del film che spesso, appunto, può non coincidere con quella della produzione per vari motivi, che possono passare dalla censura a vere e proprie questioni di principio. Sarà forse un caso, ma con il passaggio al digitale, iniziamo a trovare sempre più spesso, all’interno dei dvd che noleggiamo o acquistiamo, queste doppie versioni dello stesso film. Questa possibilità è dovuta alla maggiore semplicità, velocità ed economicità del montaggio digitale, alla dematerializzazione delle immagini, che, non occupando più spazio fisico possono essere più facilmente rimaneggiate e possono finalmente, ed economicamente, produrre molteplici versioni della stessa idea, ed in più, forse, al fatto che il digitale sta iniziando davvero a fornire nuove possibilità al linguaggio cinematografico.
È inoltre utile sottolineare che il passaggio dall’analogico al digitale è stato attraversato da una fase, che potremmo definire intermedia, in cui il montaggio ha incontrato l’elettronica, per il quale si continua a parlare di analogico, ma si tratta di un momento in cui c’è stato un forte cambiamento, una nuova prospettiva. Infatti, soprattutto parlando di tempi, in realtà l’elettronica non ha giovato molto alla pratica del montaggio, nel senso che con la pellicola, un o in una sequenza già montata era possibile e neanche troppo difficile. Il supporto magnetico, invece, necessitava di una maggiore precisione, proprio perché nel momento in cui fosse stato necessario modificare una scena o una sequenza già montata, il lavoro riprendeva inevitabilmente dall’inizio, o quantomeno, nel momento dell’o o della correzione.
Si potrebbe dire, quindi, che il passaggio al digitale ha quasi riportato la pratica del montaggio alla maggiore semplicità di intervento che c’era con la pellicola, pur garantendo le possibilità e le innovazioni apportate dall’elettronica.

 

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