Ti produco ma non ti vedo! Piccoli film indipendenti (non) crescono

Ti produco ma non ti vedo!
Piccoli film indipendenti (non) crescono

 

di Francesco Sarubbo
 
Mettiamo il caso che vogliamo organizzare una festa. Chiamiamo tutti i nostri amici, i nostri parenti, i nostri vicini di casa, insomma un sacco di gente. Vogliamo fare bella figura, farli divertire e passare una bella serata. Mettiamo anche che tutte le spese per organizzare la festa e farla apparire così bella ai nostri amici, era previsto che qualcuno le avrebbe sostenuto per noi. E mettiamo anche che noi gli abbiamo creduto!
Il caso potrebbe essere applicato ad alcuni piccoli film (italiani e non) che, dopo tanta fatica per racimolare i finanziamenti utili alla realizzazione del film, devono arrendersi al mercato della distribuzione. Non è certo nostra intenzione ripercorrere tutto l’iter che porta, nell’atto finale, un film ad esser proiettato sullo schermo, ma alcuni esempi sono a dir poco sbalorditivi. Non è oltremodo nostra intenzione fare la caccia alle streghe e puntare il dito contro nessuno, ma cinemonitor osserva e scruta il cinema con l’obiettivo di analizzare le cose in profondità e senza schieramenti di parte.
Poniamo (sempre per caso eh) che io mi chiami Cesare Lanza e che abbia fatto un film dal titolo “La perfezionista” e che arrivato in sala mi dicono che non lo proiettano perché nessuno ha comprato un solo, e dico uno, biglietto per lo spettacolo. Per di più il film usciva in sole due sale Voi come la prendereste?
Il problema dunque è a monte. Il film viene prodotto ma non viene promosso, vuoi per mancanza di budget vuoi per scelte di promozione tradizionali che sembrano ormai obsolete nel coinvolgere lo spettatore nel persuaderlo ad andare a vedere il film in sala. Il problema in realtà è soprattutto un altro, ossia quello della valorizzazione della pellicola, delle performance degli attori, delle idee del regista, di quelle minuzie contenute in una sceneggiatura che la rendono accattivante e stimolante. Di tutto l’universo insomma che è stato coinvolto per produrre e realizzare quella pellicola. Il che equivale a creare un prodotto e metterlo su uno dei tanti scaffali dei supermercati dove ci rechiamo per fare la spesa. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Cosa serve produrre film su cui poi nessuno verrà informato dell’esistenza? Cosa serve che i piccoli film per finanziarsi s’inventano di tutto se poi non gli si proietta neanche il film in sala?
I giovani talenti fanno fatica a emergere e a farsi “vedere” e allora scelgono strade diverse, più difficili e coraggiose ma sicuramente val la pena tentare. Simone Damiani ha esordito recentemente con il suo film “Torno Subito” distribuito da….Internet! Ha pensato bene che, piuttosto che perder tempo in una ricerca estenuante di una casa di distribuzione senza ottenere probabilmente dei risultati, era meglio puntare a una distribuzione non tradizionale e far scaricare GRATUITAMENTE il suo film dal blog ufficiale. Per la cronaca è il primo film italiano interamente scaricabile da internet, il film lo trovate qui e ha raggiunto quota 3.000 download in una sola settimana. Facebook e MySpace hanno fatto il resto. Non è certamente così facile come sembra ma è sicuramente una strada alternativa (?) di cui si deve tener conto, il cinema non è più pensabile senza internet e viceversa. Con i dovuti limiti, ovviamente.
Si potrebbe tornare a discutere di come la rete non uccide il cinema ma anzi gli dia, in sempre più frequentemente, opportunità di valorizzazione e “culturizzazione” che diversamente non avrebbe mai avuto.
 
Cinemonitor ha incontrato Cesare Lanza regista de “La perfezionista”e ha provato a capire qualcosa in più:
– La perfezionista è un film low-budget e con tematiche importanti. Quale di queste due aspetti è stato pù difficile affrontare? E quale il più rischioso? 
 
Con pochi soldi, lavorando però con modestia e passione, si può fare un film tecnicamente dignitoso. Gli argomenti invece mi hanno procurato problemi: eutanasia in primo luogo, coppie di fatto, medici cinici verso i pazienti… I distributori non hanno fatto salti di gioia. Forse si aspettavano da me un film comico e invece si sono trovati davanti una storia dura, aspra, disperata… 
 
– La trama del film è molto semplice eppure riesce a sfiorare, senza giudicare, il tema dell`eutanasia. Fuori dallo schermo come la pensa su questo tema? E può secondo lei il cinema fornire una prospettiva più intima che sensibilizzi maggiormente?
  
Ho fatto il film soprattutto per sensibilizzare la coscienza della gente, in particolare dei giovani… Penso che sia grave che addirittura si debba discutere (con estenuanti dibattiti soprattutto strumentalizzati per motivi politici o religiosi)
del diritto elementare che dovrebbe essere riconosciuto a ogni persona: porre fine alla propria vita, se di vita non si può più parlare, ma solo di sopravvivenza vegetativa, senza speranza, con sofferenze indicibili  
 
– Perchè in Italia esiste ancora e solo la distinzione tra cinema impegnato e cinepanettone?
  
La prevalenza degli incassi va ai cinepanettoni per il semplice motivo che, soprattutto durante le festività, la gente non ha più voglia di pensare o di rattristarsi con problemi esistenziali. Piace tutto ciò che è lieve: ad esempio è stato esaltato "Pranzo di ferragosto", un film discreto che racconta la solitudine ferragostana in modo da provocare sorrisi e divertimento… non credo che il film sarebbe stato accolto con uguale benevolenza se la priorità fosse stata data alla disperazione della solitudine, all`incomunicabilità, alla voglia di morire…
 
 
– I film autoprodotti oltre alla difficoltà della realizzazione devono affrontare il tortuoso percorso della promozione. Lei ha scelto tutti attori esordienti per il suo film, questo ha reso tutto più difficile per promuoverlo?
  
Indubbiamente sì. La protagonista, debuttante, che ho preso dal teatro, farà strada. Aurora Mascheretti, un nome nuovo. Se avessi potuto disporre del denaro necessario a ingaggiare un paio di attori famosi, la "chiamata" sarebbe stata diversa. E (forse), nonostante i temi aspri, la distribuzione sarebbe stata più generosa.
 
 
– La perfezionista è uscito in due sale a Roma. Un mio amico mi raccontava di esser andato al cinema per vedere il suo film ma che questo non è stato proiettato perchè non erano stati venduti altri biglietti per lo spettacolo di quell`ora. E` plausibile che qualora uno spettatore voglia guardare un film autoprodotto questo gli venga quasi impedito?
  
A me sembra una scorrettezza grave…a teatro la storia racconta che gli attori si esibiscono anche quando in sala c`è un solo spettatore. Comunque, il film (uscito in tre sale per pochi giorni, con orari assurdi) è nato morto, per quanto attiene alla distribuzione. Adesso spero di recuperarlo in un nuovo circuito e nei cineclub. Per fortuna un film ha possibilità di rivincite e di resurrezione…
 
 
– Quali sono dunque i veri ostacoli di questi piccoli "grandi" film? Le produzioni ottenuti i finanziamenti dallo Stato fanno davvero di tutto per promuovere il film?
 
Se la distribuzione dice no, o se ti manda allo sbaraglio, non c`è niente da fare. Io non ho chiesto e di conseguenza non ho avuto finanziamenti dallo Stato. La promozione? Zero. A Milano è stato proiettato in un paio di sale e la distribuzione non lo ha neanche comunicato ai giornali..
 Quindi, il film poteva essere visto solo da qualche curioso che fosse passato davanti al cinema e si fosse interessato al titolo o alle locandine.  
 
Grazie mille e in bocca al lupo!
 
Anche a voi, continuerò a seguirvi..

 

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