Intervento di Francesco Rutelli

Inervento di Francesco Rutelli

 

 

Un saluto e un messaggio di merito anche alla luce della presenza così autorevole,  rappresentativa e diversa della realtà del cinema e dell’audiovisivo, dalla scelta fatta da Roberto Faenza di costringere a dialogare mondi così diversi. Nel 1955, spesso si ricorda questo dato, furono venduti quasi 900 milioni di biglietti nei cinema italiani. Tanti hanno, vissuto ragionando sul cinema italiano, in maniera nostalgica, questa realtà. E’ evidente che questa realtà, come emerge oggi, è cambiata in modo radicale e profondo sia quella industriale che distributiva e commerciale. E però anche la realtà creativa. Il fatto che oggi abbiamo una quota limitata dell’incasso di un film che sta nelle sale, non vuol dire che quest’ultime siano morte. Io questo lo voglio dire con grande chiarezza soprattutto in un momento in cui abbiamo degli operatori che investono coraggiosamente per fare delle belle sale. Abbiamo avuto per troppi anni dei luoghi inadeguati per il cinema. Ma se volete incontrare dei ragazzi oggi, dovete andare davanti ad una sala cinematografica. Questo è un elemento su cui bisogna riflettere. Abbiamo organizzato una serata simbolica per la settimana della cultura, il 27 marzo 2007 insieme a tutte le categorie produttive, dove si poteva vedere un film con solo 1€. Chi c’era al cinema? Io sono andato all’Adriano e c’era chi sceglieva “Il petroliere” chi film divertenti, ma non entriamo nel merito. Quindi attenzione a sminuire il fatto che oggi i ragazzi navigano, attuano la pirateria a danno degli autori e che sarà arginabile solo con gli strumenti che la tecnologia riuscirà a darci, e bisogna quindi trovare un punto di equilibrio tra libertà di download e la tutela del copyright. Questo vale anche per i ragazzi che producono audiovisivi solo per la rete. In questi soli 20 mesi in cui ho avuto il privilegio di esser Ministro della cultura, abbiamo puntato su due riforme specifiche settoriali e che abbiamo portato a termine e di cui si parla pochissimo, colpevolmente. Una è storica, l’altra è assai importante e bisognosa di un monitoraggio nonchè di una verifica costante. La prima è la riforma sul credito d’imposta per il cinema e riguarda tutta la filiera industriale-produttiva. Abbiamo creato cioè quel tax credit che tutto il mondo del cinema, dagli autori ai distributori e passando per i produttori ed esercenti, ci ha chiesto di realizzare e l’abbiamo fatta. Adesso sono in corso le verifiche con la Commissione Europea per avere l’autorizzazione perché si tratta di un sostegno alla filiera come peraltro già c’è in Francia e altri paesi. Una volta approvata ci consentirà di avere un meccanismo di finanziamento del cinema che può essere molto prezioso anche per i produttori indipendenti e per una capacità creativa al di fuori delle grandi produzione. Qualcosa che aiuta dunque tutto il sistema del cinema. L’altra cosa importante e combattuta che è stata fatta, è la riforma del Ministro Gentiloni che crea una sorta di automatismi a favore del cinema nella misura in cui si avrà più cinema in televisione, mettiamola così. Sono cose importanti e a queste due mi voglio limitare, vorrei anche sottolineare che un paio di anni fa c’è stato un corteo, ai tempi di Fellini si chiamavano i “cinematografai” e che tanti ancora ripropongono….abbiamo avuto un bilancio alla cultura con le ristrettezze che sapete ma avremmo avuto anno nell’anno 2008 un bilancio alla cultura e fondo dello spettacolo che sarebbe sceso a 280 milioni di €. Lo abbiamo riportato sopra i 500 milioni di € a beneficio del cinema, della musica, del teatro e della danza. È stata una scelta, un sacrificio e una direzione strategica importante e la voglio rivendicare. Sono rare le occasioni in cui lo si può fare e qui penso di poterlo dire a conclusioni di questi 20 mesi di lavoro nei quali abbiamo operato per tante altre cose. Fatemi salutare Michele Placido che sta qui in prima fila, un autore che fa fiction popolare e “popolana” che secondo alcuni è un po’ accomodante nei confronti del sistema televisivo dominante. Lui, fa grande cinema ed è anche un uomo di cultura che ha deciso di rimboccarsi le maniche e gestire il teatro di “Tor Bella Monaca”. Una scelta che in questa città significa qualcosa ed è dunque un uomo coraggioso e di cultura che va in frontiera, non perché Tor Bella Monca sia chissà quale frontiera ma perché tutte le periferie di tutte le città hanno le loro difficoltà. Ma qui stiamo parlando d’investimenti che hanno permesso di aprire teatri al “Quarticciolo” a Tor Bella Monaca a Ostia e in altre parti di questa città. Ho un sogno, che esercenti e distributori accettino la possibilità di sostenere corti e documentari nella programmazione ordinaria dei nostri cinema. Io penso che sia possibile e gradevole, è chiaro che ci vuole una verifica di qualità con dei meccanismi gestiti dal Ministero dei Beni Culturali. E penso inoltre che a Roma lo si debba fare e che la gente gradirebbe di vedere 5 minuti in più ben impostati e organizzati che permettono di vedere delle novità. I documentari su Parigi, a cui hanno collaborato importanti autori italiani di audiovisivi e del cinema, sono stati un successo. Io penso che non sia per nulla una sorpresa sgradita, non soltanto vedere trailer e pubblicità durante gli spettacoli del cinema, vedere delle nuove creazioni. C’è lo spazio e la necessità di farlo, concludo ringraziando Roberto Faenza perché ha portato un progetto che sarà varato nel processo di preparazione di un anniversario che potrebbe essere quello del 150° della Comunità d’Italia nel 2011, e questa è una componente importante per la nostra cultura nazionale. Io ho discusso con Roberto e lui s’è messo in moto da qui e con le principali Università italiane che si occupano di Cinema e audiovisivi per realizzare, in vista del 2011, uno straordinario viaggio nell’Italia contemporanea. L’Italia ha avuto grandi narratori della società del paese come Pasolini, Gregoretti, che hanno fatto la storia dell’Italia moderna attraverso la letteratura e il racconto ma noi abbiamo migliaia di ragazzi che filmano l’Italia di oggi e che la “condividono” su YouTube. Noi abbiamo immaginato questi ragazzi che ci descriveranno l’Italia, un viaggio nell’Italia contemporanea visto dalla parte di chi immagina l’identità del paese in maniera probabilmente diversa da come la vediamo ogni giorno nella televisione, anche pubblica. Penso sia un’esperienza importante. Per il centenario dell’Unità d’Italia Rossellini fece un celebre film, anche ha trovato giudizi diversi, ma mi piacerebbe che ci fosse non soltanto una filmografia di Stato ma un percorso attraverso l’Italia che faccia avvertire il senso dell’identità autentica e profonda, anziché solo con opere e monumenti, con la produzione di audiovisivi e sono convinto che anche in questa sala e con il lavoro che si sta facendo qui, avremo tanti contributi e sorprese. Vorremmo ascoltare l’Italia autentica, quella che troppo spesso non vediamo in televisione. Vi ringrazio.

 

 

2° parte

Lascia un commento