Valzer con Bashir

 

LA MEMORIA DELLA GUERRA RIAFFIORA A CARTONI

di Emanuele Spedicato

Il film, candidato all’Oscar 2009 come miglior film straniero, è stato presentato in anteprima gratuita venerdì 12 dicembre 2008 presso il Centro Congressi della Facoltà di Scienze della Comunicazione in via Salaria 113.
Il regista, l’israeliano Ari Folman, sceglie la tecnica dell’animazione per illustrare una storia personale legata alle vicende della guerra in Libano nei primi anni ottanta quando, appena diciannovenne, dovette affrontare quegli orrori in prima persona. Venticinque anni dopo, nel ruolo di se stesso all’interno del film, il regista ha rimosso tutto, a parte il breve periodo di licenza che gli venne concesso. Tuttavia, stimolato dal sogno di un suo ex collega d’arme, i ricordi cominciano a riaffiorare: è l’inizio di un percorso che lo porta a intervistare persone che erano con lui ai tempi della guerra. I pezzi del puzzle cominciano così a ricomporsi, ogni testimonianza è un grimaldello che apre una parte dello scrigno. Ecco i giovani israeliani che avanzano con i carri armati sparando incessantemente in tutte le direzioni, sicuri della protezione offerta dal mezzo corazzato. Poi, e presto, l’orrore: agguati nei campi, bambini che sparano col bazooka, cecchini invisibili che fanno stragi nascosti nei palazzi, interi reparti spazzati via dal fuoco nemico. Fino allo scempio più intollerabile: l’eccidio di Sabra e Chatila, nel quale i falangisti libanesi massacrarono 3500 civili del campo profughi palestinese, compresi donne e bambini.
L’insensatezza e l’abominio della guerra sono resi senza artifici retorici e senza ideologie politiche. Si racconta da sola la paura e il panico sul volto dei diciannovenni israeliani che corrono disperatamente verso il mare per sfuggire al fuoco nemico, che inesorabilmente falcia giovani vite con intollerabile leggerezza. Si racconta da solo il dolore nelle urla delle donne palestinesi sopravvissute al massacro di Sabra e Chatila. 
Folman utilizza spesso visioni oniriche per rappresentare, a se stesso e al pubblico, gli eventi rimossi. La memoria è materia viva. In queste visioni ritorna più volte l’elemento dell’acqua, con i soldati immersi di notte nelle onde scure e dense. L’acqua accoglie, nasconde e protegge dagli orrori come una madre, metafora che si rende esplicita quando uno dei giovani soldati si allontana dalla barca abbracciando il grembo di una donna gigante, che lo porta via dall’imbarcazione poco prima che venga distrutta.
I disegni animati, che ricordano molto quelli di “Un oscuro scrutare”, sono molto gradevoli, con un ottimo uso dei colori e delle luci, nonostante lo stile si mantenga relativamente asciutto ed essenziale, al servizio della narrazione. Analoga funzione svolgono le musiche, davvero azzeccate e coinvolgenti: punk-rock sparato nelle sequenze più dinamiche e elettronica minimale per le visioni più oniriche e “sospese”.
In conclusione, il regista è riuscito nell’intento tutt’altro che facile di rappresentare in maniera efficace e coinvolgente un tema così delicato come quello della guerra in Libano e del massacro di Sabra e Chatila, raccontando i sentimenti umani e la crudeltà della guerra in maniera realistica e libera da pregiudizi. Un film che tutti dovremmo vedere, “impressionante e indimenticabile” come recita la locandina, e che merita ampiamente la candidatura come miglior film straniero ai prossimi Oscar.
                                                                                                                       

 

Lascia un commento