CINEPOSTER | COME DIO COMANDA

 Il titolo del romanzo di Ammaniti, autore ai cui libri Salvatores si ispira ancora una volta dopo Io non ho paura,  nel poster fa da bavaglio all’ uomo e sulla benda rossa sbalza cupo e nero il soggetto della frase, Dio: non si può fare a meno allora guardando l’immagine  di pensare all’episodio biblico del sacrifico di Isacco in cui una tenebrosa ed enigmatica entità divina impone ad Abramo per metterlo alla prova l’assassinio dell’unico figlio. Anche il contesto delineato dal quadro  pare riferirsi a un’umanità primordiale  alle soglie della barbarie: alle spalle dell’uomo un muro grigio di roccia sembrerebbe appartenere a una grotta, gli occhi glaciali e l’espressione feroce del volto richiamano una natura selvaggia, nella quale l’assenza della civiltà e del linguaggio impongono una crudeltà  inconsapevole. Pertanto la carezza del padre sulla testa del figlio impaurito in cerca della protezione  anziché ispirare tenerezza suscita inquietudine ed angoscia: qual è il comando di Dio? Immolare la prole per la ragione di stato o per i dogmi delle religione è motivo antico e diffuso in varie culture: il passo del Genesi sopra citato trova riscontro ad esempio nelle letterature classiche nel mito di Ifigenia, la figlia del re Agamennone, assassinata dal genitore sull’altare della dea Artemide per consentire alla flotta di salpare alla conquista di Troia. Tuttavia nel manifesto il vuoto assoluto attorno ai protagonisti evoca un mondo privo di storia e di valori condivisi, ove menti allucinate da condizioni di vita alienanti obbediscono ai fantasmi creati dal loro stesso delirio.

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