Si può fare – Recensione

A cura di Paolo Amorosi

Avete mai capito con quali criteri vengono scelti i film che sono in concorso ai festival cinematografici? Io no e dopo aver visto Si può fare il mistero mi appare ancora più fitto. Sì perchè questo gioiellino era stato presentato all`ultima edizione del Festival Internazionale Del Film Di Roma ma, per motivi estranei alla logica, era stato relegato nella sezione "Fuori Concorso".  Diretto benissimo e recetitato in modo straordinario, Si può fare rappresenta il perfetto equilibrio tra divertimento e riflessione, tra spettacolo e realtà, tra intrattenimento e cultura.

Attraverso le impeccabili intepretazioni di un cast di attori in grande spolvero (da sottolineare le prove di Franco Pistoni, Carlo Giuseppe Gabardini, Pietro Ragusa e soprattutto Claudio Bisio)  ci coinvolge in una “fiaba reale” in cui Nello (Bisio), un sindacalista dalle idee innovative,Giulio Manfredonia viene incaricato di dirigere una cooperativa di lavoro fromata da ex degenti di manicomi. Rifiutandosi di credere nella loro follia, Nello decide di conferire ai soci della cooperativa un’aspetto umano, coinvolgendoli direttamente nella gestione della stessa. Dopo i primi successi però, la sua buona volontà deve scontrarsi con gli ostacoli di una realtà che FORSE è più grande di lui…

Il film è ispirato a tante storie vere, le tante storie delle cooperative che negli anni ’80 accolsero i malati di mente dopo la chiusura dei manicomi. Il racconto, seppur con qualche eccesso di fantasia, è decisamente verosimile, serio ma mai pesante, divrtente ma mai stupido e le scene toccanti toccano sul serio. Magari non è l’omologo capolavoro di Milos Forman ma sicuramente è "della razza".

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