The Spirit

I BULLI E LE PUPE DI MILLER

di Emanuele Spedicato

Abbiamo dovuto attendere il giorno di Natale, ma finalmente “The Spirit”, è arrivato nelle sale delle nostre città. Questa volta Frank Miller balla da solo, dopo la co-regia di “Sin City”. E questa volta non è opera sua il fumetto da trasporre in pellicola. Parliamo infatti di un classico del mondo dei balloons, almeno al di là dell’oceano: “The Spirit” appunto, a firma Will Eisner, uno dei maestri del fumetto mondiale, che ci ha lasciato tre anni or sono.
Ammetto di aver aspettato febbrilmente l’uscita di questo film, dopo le abbondanti dosi di esaltazione che mi avevano regalato “Sin city” e “300”, due pellicole che hanno rivoluzionato l’estetica del film tratto dal fumetto e non solo. Le premesse c’erano tutte, a partire dai toni smaccatamente dark della locandina, con quel rosso sangue così acceso a enfatizzare la parola “Spirit”. Comincia il film. La trama parla di un super eroe che scorrazza sui tetti di una fantomatica Central City. In realtà non ha tutti quei super poteri a cui ci hanno abituato Superman, Batman e compagnia bella: più che altro risulta alquanto “coriaceo”, con delle capacità di resistenza e guarigione prodigiose. Forse perché è già morto ed è rinato misteriosamente a nuova vita, divenendo Lo spirito della città stessa, tanto da amarla come una donna. Lo stesso Miller ce lo descrive così: « Il personaggio ha aspetti terrificanti. È un uomo che è tornato in vita dalla morte, quindi c`è un risvolto fantastico. E ovviamente è pieno di donne. E non potrebbe che essere così – è The Spirit. Sono tutte innamorate di lui, e lui le ama tutte. Si potrebbe dire che è un po` una sgualdrina. ». Insomma, un bel farfallone impenitente, fedele solo alla sua città. Questo potrebbe quasi rendercelo simpatico, se non fosse che la vera attrazione della vicenda è la nemesi di Spirit, il supercattivone Octopus, interpretato con ironica maestria mimetica dal superlativo Samuel L. Jackson.
L’atmosfera è particolarmente sensuale, grazie alla quantità e qualità di curve femminili, e parliamo delle curve di Eva Mendes, Scarlett Johansson e Paz Vega……….In particolare il personaggio della ladra Sand Saref non perde occasione per ricordarci le grazie del lato B della Mendes. Paz Vega si esibisce in una ammaliante danza del ventre, mentre la Johansson risalta più per l’autoironia implicita nel suo personaggio, la sadica e glaciale assistente di Octopus.
Esteticamente Central City ricorda moltissimo la città del peccato di Miller/Rodriguez, con atmosfere noir, hard-boiled e fumettistiche rese con grande efficacia grazie all’uso brillante della grafica digitale. Insomma, visivamente “The Spirit” non delude le aspettative, è un “film a fumetti” o un “fumetto a film” sullo stile inconfondibile di Miller.
Purtroppo però, questo non basta a rendere veramente coinvolgenti le vicende narrate, tanto che proprio il protagonista risulta abbastanza noioso, sia nei dialoghi che nelle motivazioni (non sono ancora riuscito a capire cos’è che lo spinge nella sua crociata contro il crimine, voglio dire, a Batman avevano vigliaccamente ucciso i genitori da piccolo………). Per fortuna quando entra in scena Octopus, il film acquista un altro spessore, grazie ai siparietti di pura crudeltà e sadica ironia che Samuel L. Jackson ci regala in coppia con l’ottima Scarlett Johansson.
Forse ci voleva più Octopus e meno Spirit?

 

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