Yes Man | Recensione

Se volete andare al cinema senza troppe aspettative, con il solo intento di trascorrere un paio d`ore di relax e divertimento, con Yes Man di  Peyton Reed resterete certamente soddisfatti. Questo film è  la classica "commedia di qualità", quella che riesce a prendere un tema banale e a costruirci sopra un  prodotto complessivamente buono e divertente. Certo è che senza il sempreverde Jim Carrey il film si sarebbe potuto definire mediocre, per la scarsa originalità della storia e la banalità attraverso la quale si svolge. L`attore più sottovalutato di Hollywood si conferma  grande mattatore, in grado di strappare grasse risate e intrattenere senza mai annoiare. Il personaggio sembra essere stato creato su misura per Carrey, che già su altri set aveva dimostrato di trovarsi a proprio agio nei panni dell` impiegato medio, con una vita noiosa e tendenze al disadattamento sociale e alla depressione. Chi ha amato film come The Mask e The Truman Show noterà certamente la somiglianza tra Stanley Ipkiss, Truman Burbank e Carl Allen, il nostro Yes Man. Bancario in perenne attesa di promozioni, Carl è caduto in uno stato di apatia da due anni, quando sua moglie lo ha lasciato dopo soli sei mesi di matrimonio. Passa le sue giornate tra la banca e il divano di casa, fino a che un giorno incontra un ex colega che, fiutando il suo disagio interiore, lo invita a seguire un singolare seminario sulla parola “Sì”. Da quel momento una valanga di eventi imprevedibili ed esilaranti copisce la sua vita, per la gioia dello spettatore che non smetterà di ridere fino ai titoli di coda.

Ispirandosi ad una storia vera, Yes Man vuole lanciare un messaggio troppo semplice e scontato, ma si salva per la qualità della regia, la cura della fotografia e soprattutto l’impeccabile prova del suo protagonista. Per carità, nessuna pretesa eccessiva, ma tutto sommato un film da consigliare.
 

di Paolo Amorosi
 

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