Quando il cinema fa bene alla mente

Quando il cinema fa bene alla mente

di Angela Rolletta

 

Si è tenuto il 14 gennaio 2009, presso la facoltà di Psicologia dell’Università “Sapienza” di Roma, il Convegno “Film e Psiche”. E` stato l`ultimo incontro organizzato all`interno del ciclo PsicoCineSapienza 2008, iniziativa ideata e portati avanti dagli studenti di psicologia. Al centro del convegno la cinematerapia e il cinema come strumento utile a conoscere il nostro io più profondo.

Durante l`evento, moderato da uno degli organizzatori Mauro Vitaliano, è stato proiettato il film “Alla fine della notte” di S. Piscicelli. Il protagonista, Ennio Fantastichini, è un regista in piena crisi professionale ed esistenziale che annaspa tra malinconie e solitudine. Con gran dolore ripercorre i vecchi ricordi per un viaggio interiore che dovrebbe ricondurlo alle sue ossessioni, ai traumi sedimentati, alla scoperta dei propri “demoni”. Verrebbe da chiedersi perché proprio la scelta di questo film. Denso di immagini evocative e simboliche, il film riesce a far emergere dallo spettatore, per dirla in termini freudiani, le cosiddette emozioni “grezze”.

Prendendo spunto dalla proiezione, lo psichiatra Fiorentini è intervenuto sul rapporto che esiste tra Cinema ed elaborazione delle psicodinamiche, sottolineando come alcune “bolle emotive” dovute a traumi psicologici non risolti possono causare problemi con il passare degli anni. Attraverso il cinema, si riesce a farle venire a galla, ad elaborarle, così da consapevolizzare l`individuo delle proprie emozioni profonde.

Il consuelor Pino Bolongaro, invece, ha reso interessante l`incontro con l`attività pratica esperenziale della tecnica filmica. Due persone scelte a caso tra i partecipanti hanno improvvisato una scena del film. Il tutto ripreso da una telecamera. L`obiettivo? Rileggere la scena in modo soggettivo. Forse il tentativo è stato un po` troppo fedele all`originale ma Bolongaro è riuscito, grazie ad un’ attenta rilettura di toni, gesti, postura, a far emergere stati d`animo non visibili nell`immediato dallo spettatore.

Il film e la cinematerapia dunque non come cura ma come mezzo per conoscere meglio noi stessi.

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