ITALIANS | Recensione

Ammettiamolo. Siamo sempre molto critici con questo genere di film, quelli che sono un pò commedia e un pò macchine e belle donne. Un pò caciaroni e un confusionari. Dove la sceneggiatura sembra esser l`ultimo tassello necessario per la realizzarli, quando invece dovrebbe essere il punto di partenza di ogni buon film che si rispetti. Guardando il box office si nota come nel week end "Italians" di Giovanni Veronesi abbia sbancato il botteghino. L`incasso totale è liveitato, fin ad oggi, di un altro bel gruzzoletto. I vari Manuale d`amore ( 1 e 2) avevano avuto più o meno la stessa sorte.

Posizione settimanale
Settimana precedente
TITOLO
Incasso
week-end
Incasso totale
Numero di copie
Media per copia
Settimane di presenza

1

Nuova entrata

ITALIANS

4.759.651

4.787.192

611

7.790

3 giorni

Non si dovrebbe esser contro un certo tipo ti di cinema ma contro la presa in giro dello spettatore che, non dimentichiamolo, è l`elemento essenziale dei meccanismi che permettono al film di funzionare fino in fondo. Italians è diviso in due episodi. E` spezzetato, ma tuttosomato non si avverte nessuna fastidiosa sensazione e alla fin fine la prestazione di Carlo Verdone (nei panni di un dentista romano caduto in depressione) in giro per S.Pietroburgo riuslta esser davvero divertente. Qui troverà Dario Bandiera che lo accoglierà chiassosamente, facendosi riconoscere, così come tutti gli italiani. Il meccanismo su cui gioca il film è il continuo alternarsi di situazioni tragicomiche, inseguimenti e scene imbarazzanti. E` un pò quello che succede anche nel primo episodio con Sergio Castellitto e Riccardo Scamarcio, in viaggio verso Dubai per portare a destinazione Ferrari rubate. Oguno a modo suo, avrà modo di vivere una piccola crescita personale. Ci faremo anche riconoscere, ma siamo un popolo che proprio nei momenti più inaspettati tiriamo fuori grandi risorse e sorprese. Nel bene e nel male. Citando Leo Longanesi "gli italiani sono dei buoni a nulla ma capaci di tutto". Alla fine del film si ha quasi la sensazione di aver visto una piccola favola, restando certo sempre con i piedi ben piantati per terra. Perchè come recita una frase che introduce le immagini iniziali del film "La vita è troppo breve per NON essere italiani"

Curiosità: NOTE DI REGIA
di Giovanni Veronesi

A me non piaceva molto viaggiare, insomma non ero convinto che fosse strettamente necessario conoscere altri popoli viaggiando come Marco Polo in giro per il mondo. Sì, riconoscevo il fascino dell’avventura, della scoperta, dell’esperienza che viaggiare ti può portare, ma volete mettere stare su un comodo divano a leggere, a studiare, a guardare la tv e viaggiare con la fantasia? Come diceva Gaber, “a volte è bellissimo perdere le cose invece di viverle”. Tutto questo per dire che ora non la penso più così, non la penso più come Gaber. Ora penso il contrario, voglio solo viaggiare perché dopo l’esperienza di questo film ho capito che viaggiare non significa conoscere, ma “fatica” di conoscere. Per ITALIANS ho viaggiato quasi un anno e ho amato e odiato i popoli con cui ho lavorato via via che giravo pezzi del film. La lavorazione è stata lunga e tortuosa: prima la fatica del deserto marocchino, poi l’impossibilità di girare a Dubai, dopodiché le difficoltà logistiche di San Pietroburgo e infine il caldo torrido del Qatar. Viaggiare è fatica, fatica di dover conoscere altra gente, altre mentalità, fatica di comunicare, di entrare nella testa di popoli che magari ti snobbano o ti credono inferiore. Fatica! E a me da sempre piace faticare. Mi rende felice, soddisfatto, mi dà la forza di andare avanti. Ma nonostante la fatica, in questo film ho curato i particolari come non avevo mai fatto. Intendo dire, ad esempio, i continui movimenti di macchina che, anche se impercettibili, rendono sempre l’immagine in divenire, come fosse un viaggio, un percorso anche quello. E la scenografia, gli sfondi, gli ambienti sono stati accuratamente e manicanialmente ricercati. Nei titoli vedrete i nomi di tre scenografi, di tre fonici, di due organizzatori generali, insomma un lavoro realmente articolato e faticoso. Però ho scoperto il gusto del “viaggio”, dell’essere straniero e considerato tale, di portare con me quella dose di italianità che mi rende unico nel mazzo di altri stranieri, perché l’italiano lo è.
Il titolo ITALIANS è una gentile concessione di Beppe Severgnini e del Corriere della Sera che hanno una rubrica da tanti anni sul giornale con lo stesso titolo. In fondo poi questo è il nome con cui veniamo identificati dagli altri. Gli ITALIANS sono una categoria ormai riconosciuta, sono come un popolo a sè.
L’idea di ITALIANS è nata in una delle tante cene tra me e Aurelio De Laurentiis. Quando lui mi disse che gli sarebbe piaciuto fare un film sugli italiani famosi all’estero e io gli risposi che a me sarebbe piaciuto fare un film sugli italiani all’estero e basta, anzi meno famosi erano e meglio era. Sicuramente sarebbero stati più simpatici e riconoscibili per il pubblico. Lui ci pensò un po’ e alla fine della cena disse: “Hai ragione tu, niente famosi!”.
La prima storia nei paesi arabi l’abbiamo scritta con l’aiuto di un nostro amico giornalista, per tanto tempo inviato tv in quei luoghi, Franco di Mare, che ringrazio ancora. Ci siamo documentati molto, addirittura attraverso un agente dell’Interpool, per non sbagliare nulla sui traffici di macchine rubate che finiscono in quelle zone. ho parlato molto con gli attori per definire i personaggi e poi con Chiti e Agnello i miei fidi sceneggiatori abbiamo scritto il testo. Con la storia di Carlo Verdone invece è andata diversamente. Io e Carlo eravamo in viaggio verso Sorrento, per le Giornate Professionali di Cinema) e ci siamo inventati la traccia del soggetto e il suo personaggio e una volta fatto questo con gli sceneggiatori mi sono messo a scrivere. Carlo essendo autore a sua volta controlla sempre ciò che accade e una volta ogni tanto andavo da lui per leggere insieme le pagine di sceneggiatura. Alla fine dopo cinque mesi di scrittura abbiamo consegnato l’intera sceneggiatura. Da lì è cominciato il travaglio. Ora siamo al parto ma se ripenso a quanti momenti difficili ci sono stati…
Sono doverosi i ringraziamenti a tutti i miei collaboratori, audaci e testardi come me, i produttori Aurelio e Luigi che credono in me più di me stesso, a Maurizio Amati che più c’è da lottare e più lotta, a Tani Canevari, un vero scudiero e a tutti gli altri che in qualche modo hanno “viaggiato” con me. Ma concedetemi un ringraziamento speciale a Valeria, la mia Valeria, che mi ha regalato forse il più bel momento del film con il suo sguardo accecante. E’ stata una grande favola questo film ed è per questo che chiude come chiuderebbe una fiaba dolce e antica… “C’era una volta un’Italia fatta di pezza stesa su un prato verde e tanti bambini piccini seduti intorno a lei…”.

Lascia un commento