The Wrestler | vince chi perde




www.cinemonitor.it/registrazione.aspUn colpo di tosse, una schiena di muscoli, capelli unti biondo sgualcito. L’occhio della macchina da presa non inquadra il viso del protagonista Randy "The Ram". Lo segue da dietro, segugio ossessivo sino a quando la luce di un camioncino non scopre l’espressione del lottatore.

Mickey Rourke è Randy "The Ram" o Randy "the Ram " è Mickey Rourke? Un’equivalenza che ha nutrito molte penne della critica e anche dei coloristi. The Wrestler, storia di un lottatore di wrestling in discesa, sembrerebbe essere la metafora di parte della carriera del sex symbol di “Nove settimane e mezzo”. Oltre il paragone cinema vita, una chiave comune è proprio il fisico del protagonista. Dall’ostentazione di un corpo a fini sensuali nel film di Lyne, a una mostra della carne umana al macero nel lavoro di Aronofsky, vincitore a Venezia. Spillatrici sulla pelle, taglierini pronti per sfregiarsi ad arte in una lotta tutta finta. Dall’altro lato del ring metaforico, Marisa Tomei: Cassidy. Spogliarellista a fine carriera che mostra le sue curve poco apprezzate per ragioni anagrafiche.

La carne deturpata di Randy, quella ostentata di Cassidy. Darren Aronofsky, riprende il suo lavoro sull’ossessione cominciato con “π il teorema del Delirio” e “Requiem for a Dream”. E ancora: mette in scena piste sotterranee sul linguaggio cinema. Dietro un’affascinante e decadente storia su lotta e fallimento, combatte anche il match teorico su realtà e finzione. Il Wrestler si innervosisce se qualcuno lo chiama Robin, il suo vero nome. Il ring è “l’unico posto dove non si fa male” . Fra le corde è il numero uno, con le botte della vita è un dilettante. Ha dalla sua la voglia di ricominciare con una figlia trascurata, Evan Rachel Wood, ma il personaggio prevale sull’uomo. La realtà cruda perde e la realtà della finzione vince in una simbolica contreplongee, inquadratura dal basso, finale. Cassidy, nel privè di una table dance, ti sbatte il sedere in faccia ma fuori, con i clienti, non vuole che le si dica “ciao”. Ama il suo nome vero, Pam. I due si sfiorano ma rientrano nei loro mondi dello spettacolo. La finzione li fagocita. I wrestlers sono loro. Combattono con i loro ruoli sociali.

Qualche sequenza sembra ricordare Rocky ma qui non c’è vittoria, né Adriane che aspettano all’angolo. Assistiamo noi, come gli spettatori del wrestling, alla storia di un fallimento. Alla storia di un uomo, ma anche di una donna, che comprendono i propri limiti e soffrono. Antieroi della società dello spettacolo.

Luca Marra

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