L`Italia al Digitale – Il commento del Regista | Intervista a Stefano Landini

Il cinema digitale, chiamato anche D-Cinema, è ormai una realtà anche in Italia. Nonostante il notevole ritardo con cui le nuove tecnologie digitali si stanno introducendo nel nostro paese, iniziano a comparire sul mercato i primi prodotti cinematografici italiani in digitale. E` il caso di Stefano Landini, regista e autore romano che ha realizzato il primo film italiano interamente in digitale 2k non compresso. Cinemonitor lo ha intervistato per raccogliere la sua testimonianza sull`utilizzo delle nuove tecnologie nella produzione del suo ultimo lungometraggio “7/8(setteottavi)”,vincitore della 61^ edizione del Festival del Cinema di Salerno come Miglior Film Indipendente. E` un film in costume che racconta la censura, l`ostracismo e la diffidenza che circondavano i musicisti e gli attori del mondo del jazz in Italia durante l`epoca fascista.

 
Parte I
 
1)      Parlaci del tuo film 7/8 e di com`è nato questo progetto
 
Dunque, 7/8 è un film che nasce con la collaborazione della Film Commission  e nasce come film d`interesse culturale presso il Ministero dei Beni e le Attività Culturali, il famoso Art. 8, famoso nel bene o nel male, in questo caso devo dire nel bene, perché i soldi che sono stati dati dal Ministero erano pochi, ma sono stati tutti restituiti.
E` un progetto che riguarda una serie di vicende realmente avvenute negli anni 40, quindi una scommessa difficile perché si tratta di un film in costume, e fare un film in costume con un budget basso è comunque molto difficile. Io sono soddisfatto del risultato finale, non è stato facile portalo a termine e molto spesso abbiamo temuto di non farcela.
Naturalmente si cono state, come spesso accade nella lavorazione di film piccoli, dei miracoli, uno di questi miracoli si chiama Paolo Fresu, che è un grandissimo artista, autore della colonna sonora, su cui si basa gran parte del film stesso, quindi è in qualche modo il primo film italiano sul Jazz. Anche se ci sono stati dei precedenti, come i film di Pupi Avati, dove la colonna sonora jazz aveva una parte preponderante, però ho riscontrato che soprattutto gli amanti del jazz hanno apprezzato molto questo film, perché è un po` un referente anche per loro, ed è anche giusto che anche loro avessero il proprio film.
 
2)      7/8 è il primo e unico film italiano che rispecchia le Specifiche DCI, cosa ti ha portato a fare questa scelta?
 
Inizialmente pensavamo di girare il film in pellicola, io vengo dal mondo dei cortometraggi, sono circa vent`anni che realizzo cortometraggi in pellicola, sia in 35mm e poi anche in super16mm, e poi di nuovo in 35mm, perché mi sono diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia nel lontano 1990. Sono entrato nel 1988, e da lì in poi ho realizzato tutta una serie di cortometraggi, documentari e altre cose, spesso in pellicola. Il video è arrivato dopo. Io ho 45 anni e la mia generazione non è quella del video digitale, sono arrivato dopo al video, quindi la sfida di iniziare un lavoro in un modo in cui in Italia nessun` altro aveva potuto fare era una sfida forte, un` incoraggiamento in qualche modo. Una grande curiosità che mi ha portato, già da diversi anni, a testare tutti i sistemi digitali. Considerando che ormai il film è stato realizzato da quasi tre anni per quanto riguarda la parte tecnica, e se vogliamo essere appunto un po` più tecnici per gli addetti ai lavori, abbiamo tesato sia la Red che la CineAlta , e tutte le camere che in quel momento, anche se sono passati degli anni, e ci sono state delle evoluzioni, erano il non-plusultra della tecnologia digitale per quanto riguarda l`alta definizione vera.
 
3)      Il tuo film è stato vincitore della 61ma edizione del Festival del Cinema di Salerno. Credi che sia stato scelto di premiare le caratteristiche tecniche o i contenuti?
 
7/8 ha vinto la 61ma edizione del Festival del Cinema di Salerno, un Festival poco conosciuto per i non addetti ai lavori, io stesso non sapevo che è il secondo Festival italiano per quanto riguarda l`anzianità; il primo è il Festival del Cinema di Venezia, e poi al terzo posto c`è il Torino Film Festival.
Il film è stato valutato principalmente per quanto riguarda i suoi contenuti, cioè raccontare una storia di esigenza di libertà durante un periodo di limitazioni di libertà; ricordo che il mio film è ambientato durante il fascismo, e il collegamento a una serie di personaggi realmente vissuti, come il musicologo Massimo Mila, e altri personaggi, musicisti, jazzisti, che non solo a Torino, ma anche nel resto dell`Italia vennero arrestati perché suonavano Jazz contro le disposizioni di Mussolini.
Credo che il premio come miglior film indipendente alla 61ma edizione del Festival di Salerno sia nato dall`esigenza di far emergere la necessità di raccontare attraverso il cinema questo tipo di problematiche che francamente mi sembrano attualissime.
 
Parte II
 
4)      Vantaggi e svantaggi del girare un film in digitale
 
Girare un film in 2k, seguendo le specifiche DCI, che molto probabilmente tra pochi anni saranno obbligatorie anche in Italia, e sostituiranno definitivamente la pellicola, presentava degli enormi svantaggi. Innanzitutto perché 7/8 in assoluto è stato il primo film che si avvaleva di questa tecnica, e francamente adesso tirando un po` le somme, girarlo in 35mm sarebbe costato di meno. In ogni caso a necessità di sperimentare nuove tecnologie, la curiosità che credo sia un fattore importante per un filmaker vero, naturalmente senza mai dimenticare l`aspetto del contenuto del film. Si può girare tranquillamente qualcosa di straordinario dal punto di vista tecnologico, dove però gli attori non siano convincenti, la storia non sia convincente, e la colonna sonora, come in questo caso, non sia convincente.
 
 Cinemonitor: Quindi un giusto mix di questi elementi?
 
Si, credo che non bisogna assolutamente farsi prendere troppo la mano dalla tecnologia. Bisogna dare alla tecnologia il giusto spazio, sapere che la tecnologia è uno strumento per consentire agli autori di esprimersi.
Poi, soprattutto chi ha fatto una scuola di cinema importante come il Centro Sperimentale di Cinematografia, o altre scuole di cinema fuori dall`Italia, sa benissimo che quello che conta è il contenuto all`interno del film, indipendentemente che il film venga girato con una piccola camera o piuttosto che da una grande troupe. Il linguaggio è importante, ma non deve prendere troppo la mano.
 
 
5)      Come hai affrontato il problema della distribuzione e dell`archiviazione del tuo film?
 
 
Il primo svantaggio che presenta un film realizzato con tecnologia assolutamente nuova per il proprio paese è naturalmente quello che riguarda la distribuzione di questo film. In Italia ci troviamo, in questo momento preciso, di fronte a due strade da seguire; un cinema indipendente che utilizza le nuove tecnologie digitali da una cinematografia molto d`assalto, di autori spesso improvvisati che non vengono da scuole di cinema, e non hanno esperienza, ma che hanno il diritto di esprimersi, perché comunque è un paese democratico, ma molto spesso i prodotti di questi filmaker più o meno improvvisati deludono, e quindi, in un certo senso posso anche capire le distribuzioni che non vogliono questi prodotti. Però è anche vero che le distribuzioni, molto spesso in Italia, sono una vera e propria lobby, non ho problemi a dichiararlo visto che passo gran parte del mio tempo a bussare le porte di praticamente tutti i distributori italiani, cercando, non solo per 7/8, ma anche per altri film e molti altri cortometraggi che ho realizzato, di trovare una collocazione degna. L`altra sponda è quella del cinema ufficiale,della distribuzione ufficiale, che quasi sempre è in pellicola, al di là dei contenuti, parliamo solo dell`aspetto tecnico. Però quando si realizza un film e si vuole portare fino all`ultimo anello della catena produttiva, il cosiddetto workflow, il fatto che il film debba restare in digitale, allora anche questa è una scommessa molto difficile da vincere. Noi l`abbiamo vinta in qualche modo, in maniera piccola, però disseminata su tutto il territorio italiano. Io sono di Roma e naturalmente ho grande rammarico del fatto che Roma non ha ben recepito questo discorso. In altre città italiane il film è uscito regolarmente nelle sale e ha avuto la sua distribuzione, e, devo dire un` ottimo riscontro di pubblico, ha fatto dei veri e propri pienoni e degli incassi anche abbastanza buoni.
 
 
6)      Quali sono i tuoi progetti futuri? Continuerai a scommettere sulle nuove tecnologie?
 
Io credo che comunque il fatto di utilizzare delle nuove tecnologie sia uno stimolo in più, che non deve far trascurare il contenuto del film, e per quanto mi riguarda, oltre a essere una strada all`assenza di budget molto tangibile della produzione italiana, dovrebbe essere in qualche modo un must per le nuove generazioni di autori.
Dal mio punto di vista posso dire di aver utilizzato un sistema che probabilmente utilizzerò di nuovo, la Viper, alla quale siamo arrivati dopo lunghissimi e moltissimi test che hanno incluso anche altri sistemi, dalla Red alla CineAlta, e siamo soddisfatti. A breve, l`associazione A.I.C; l`associazione dei direttori della fotografia, di cui fa parta anche Vittorio Storaro, ci ha invitato in una sala ad altissimo livello, la Technicolor, con direttori della fotografia italiani e non solo, a proiettare il nostro film in formato nativo, cioè il 2k non compresso, con specifica DCI, che addirittura genera un flusso di 880 megabytes al secondo, quando in questo momento gran parte dei prodotti italiani girati in video non superano i 122-180 megabyte al secondo.
Rispetto a nuove tecnologie non ancora utilizzate in Italia, mi riferisco al cinema stereoscopico (il3D), che tra l`altro è possibile da realizzare unicamente attraverso il digitale. La realizzazione di un film in 3D, che consiglio di andare a vedere ai pochi fortunati che vivono nelle poche città che hanno sale attrezzate per il 3D, che è un prodotto ad altissima spettacolarità. Il cinema italiano, soprattutto quello che potremmo fare noi, quello molto indipendente a povero, non ha i mezzi per realizzare prodotti come Viaggio al Centro della Terra, Monsters vs Aliens, in questi giorni nelle sale, o Ice Age 3, che sta per uscire nelle sale; che sono prodotti realizzati in 3D stereoscopico, per non parlare del film che in assoluto alla fine dell`anno, a novembre o dicembre uscirà in Italia, che standardizzerà definitivamente questo nuovo futuro del cinema che è Avatar di James Cameron, di cui già si favoleggia tantissimo.
Posso dire che ormai gran parte del cinema americano si sta spostando verso la produzione in 3D. Sta accadendo che una stessa sala se proietta un film in 3D rispetto a un film “normale”, ottiene degli incassi molto più alti, e siccome gli esercenti l`unica lingua che capiscono è quella di quanto incassa il film, direi che questa è una scommessa già vinta in partenza. Ormai l`hanno capito molte majors americane, tant`è che la Pixar, la grossa società che realizza ormai film di animazione in collaborazione con la Disney, ha deciso di realizzare unicamente per il futuro film in 3D stereoscopico.
Quello che stiamo preparando è un film molto italiano, quindi con le caratteristiche che stiamo studiando da molto tempo, che non hanno attinenza con le caratteristiche di un film in 3D americano, perché noi siamo italiani ed è giusto che sposiamo la storia del cinema che ci contraddistingue con le nuove tecnologie e la spettacolarità che potenzialmente potrà dare questo nuovissimo mezzo.

Per maggiori informazioni vi consigliamo di aggiungere su Facebook.com due gruppi dedicati rispettivamente al film  e alla sua colonna sonora di Paolo Fresu

 

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