Un nuovo Dogma per il cinema indipendente?

Di Dogma 95 prendono solo parte del nome. Il movimento cinematografico, fondato dal regista Lars von Trier, si basava su precise regole pubblicate in un manifesto accettato e firmato ufficialmente da un gruppo di registi danesi a Copenaghen il 13 marzo 1995. Il tentativo di arrivare alla verità attraverso un Decalogo, il Voto di castità, che purificava l’occhio della telecamera rinunciando agli effetti speciali, alla scenografia, alla colonna sonora e imponeva l’utilizzo di una telecamera a spalla per cogliere la realtà “al costo di ogni buon gusto ed ogni considerazione estetica”, oltre alla determinante rinuncia a considerarsi artisti, non è l’obiettivo di Dogma 008.
Questo nuovo movimento, presentato a Roma durante la manifestazione Riff Awards 2009, lo scorso 24 marzo, in occasione del Festival del Cinema Indipendente, dichiara che ogni prodotto filmico debba avere una storia, un messaggio e un ritmo pena la condanna del prodotto da parte del pubblico e quindi l’esclusione dalla distribuzione.
L’iniziativa ideata dai due attori registi Jonny Triviani e Giulia Carla De Carlo si basa su alcune regole che volentieri pubblichiamo, studiate per selezionare le opere filmiche adatte ad essere distribuite da Dogma 008. Il progetto parte da giusti presupposti che si basano sull’economia del set, in realtà, si spera, obiettivo di ogni produzione. Essenziale è l’opportunità di creare una troupe snella, dove tutti lavorino, senza perdere tempo per accelerare i tempi di ripresa e dove non siano previsti budget economici eccessivi per attori famosi o per tecnici specializzati, perché tutto deve essere funzionale alla storia che si vuole raccontare, alla sua realizzazione e alla sua distribuzione. Le attrezzature devono essere poco costose e il regista deve costruire un intreccio che abbia un messaggio obbligatoriamente recepito dal pubblico pena la sua esclusione dalla distribuzione. Il primo punto del Decalogo infatti afferma: “La storia deve avere un messaggio chiaro …. Se il messaggio dell’opera non arriva ad almeno la maggioranza del pubblico, il film non può considerarsi un prodotto artistico”.
La selezione delle opere avviene già con i risultati del botteghino, ma, viene comunque da chiedersi cosa si intenda per maggioranza del pubblico e cosa sia un prodotto artistico per questi due giovani registi. E la risposta è presto detta. E’ il target specifico (fascia di pubblico), a cui il film si rivolge che deve intendere il messaggio e se la maggioranza di questo pubblico che possiamo raccogliere in una sala cinematografica, non lo recepisce l’opera è da buttar via. Quindi niente più valutazioni da parte della critica o risultati ottenuti dalla vendita al botteghino.
Possiamo, per il momento, a proposito del concetto di opera d’arte, citare Immanuel Kant prima di fare click e sentire dalla video intervista agli ideatori di Dogma 008, curata per le riprese e il montaggio da Giulio Poidomani, le parole di spiegazione dell’intera questione.
Il bello per Immanuel Kant è un sentimento di piacere che ha pretesa di universalità e che è talmente disinteressato da essere addirittura indifferente circa l’esistenza oggettiva del suo oggetto. L’oggetto bello suscita in noi un sentimento di piacere e di soddisfazione, segno dell’intima corrispondenza dell’oggetto con le esigenze di unità, ordine, armonia che sono proprie del nostro intelletto. Dato che queste esigenze sono qualcosa di a priori, comune a tutti gli uomini, si ha in esse il fondamento per giudizi estetici universali anche in mancanza di concetti.
Saranno proprio le regole Dogma 008 a stabilire cosa è bello per il pubblico?
Vi è bisogno di creare un nuovo mercato per il cinema indipendente. Sarà questa l’iniziativa che riuscirà a dare spazio ai nuovi giovani filmaker?
Se questo Dogma garantisce la distribuzione e la fruibilità a priori dove il pubblico trova il proprio spazio per la critica?
Ci sentiamo ancora un pò confusi, ma restiamo in attesa degli sviluppi del progetto.  

Livia Serlupi Crescenzi

 


Seconda parte intervista

 

Il Manifesto – Le regole del Dogma 008.

1. STORIA. La storia deve avere un messaggio chiaro, di qualunque genere. L`arte è comunicazione. Se il messaggio dell`opera non arriva ad almeno la maggioranza del pubblico, il film non può considerarsi un prodotto artistico.
2. RITMO. Il film deve avere ritmo.
3. GENERE. Non si esclude nessun tipo di genere. Ogni genere ha la sua importanza nel palinsesto cinematografico, quindi ogni tipo di genere cinematografico può considerarsi film d`autore.
4. ATTORI. I personaggi interpretati dagli attori devono essere credibili, non necessariamente devono essere prerogativa di bellezza, ma devono avere caratteristiche interessanti nelle loro particolarità, come il look degli attori che deve essere creato in funzione della credibilità del personaggio e non di stereotipi del finto star system.
5. FUNZIONALITA`. Tutto deve essere funzionale alla storia. Luci, telecamere, filtri ottici, musica, scenografia ecc … Non necessariamente la funzionalità della storia è data dal dispendio economico, infatti qualora fosse funzionale alla storia, le luci, la scenografia, eccetera, possono essere naturali.
6. PRODUZIONE. La produzione deve essere parte integrante, in conformità con la regia, delle scelte artistiche e tecniche. Nel complesso il lavoro della produzione dura anni rispetto a quelle delle altre figure e rischia economicamente di più, in percentuale, quindi deve avere più diritti (economici e/o di scelte artistiche) relazionandosi sempre con il proprio team, e, ovviamente, facendo primeggiare la storia sopra ogni cosa.
7. TROUPE. La troupe deve essere ridotta al minimo necessario con elementi utili da un punto di vista tecnico e/o artistico alle riprese. Fare film è un lavoro di squadra e tutti si devono rendere utili in ogni situazione. Una troupe snella, sempre attiva e competente accelera i tempi di ripresa creando un clima positivo e di conseguenza la possibilità di fare più film nell`arco di un anno, e soprattutto si evitano scene deprimenti di persone che oziano e deconcentrano psicologicamente chi invece in quel momento sta lavorando.
8. TEAM. La parte artistica e la parte tecnica devono essere valutati nella stessa maniera, perché il film,
come già scritto nel punto 7., è un lavoro di squadra. Quando manca un ingrediente del team (per team si intende tutti coloro che contribuiscono alla riuscita del film) il film rischia di non essere conosciuto dal pubblico e quindi non esistere. Lo scopo di ogni film è quello di essere visto da quanta più gente possibile in quanti più Paesi possibili e per far ciò è indispensabile la collaborazione di tutti gli addetti ai lavori.
9. COMPENSI. I componenti della parte artistica e tecnica – attori, registi, maestranze e tecnici vari – devono
 essere sempre pagati, anche un minimo, o veicolati con promozione,in base ad accordi tra le parti, ma non lasciati senza un guadagno (che sia economico e/o pubblicitario). I relativi budget aumenteranno in base ai ruoli e all`esperienza fatta. La parte artistica o di maestranze sopra la linea, anche dopo aver raggiunto un certo livello di notorietà, non deve comunque compromettere l`ottima riuscita del prodotto con cifre che  superano un normale equilibrio economico del set. Se il componente sopra la linea è sicuro che sarà il suo intervento artistico a risaltare il film, si può contrattualizzare con la produzione una percentuale sulle vendite. Equilibrare il set, rende il clima di lavoro più disteso, e evita possibili divismi dati dalla diversità economica.
10. TEMPO. L`orario di lavoro è contato, per tutti (cast artistico e tecnico), dall`arrivo sul set. Come in tutti i lavori il tempo di tratta per arrivare sul posto di lavoro (il set) non è considerato. Saranno pertanto pagati i possibili straordinari dovuti, ma ogni componente del set sarà responsabile del suo lavoro e dovrà rispondere delle proprie negligenze o impreparazione che possa rallentare il lavoro del team.

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