Generazione 1000 euro

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di Emanuele Spedicato

È interessante notare come il cinema prenda lentamente le misure alla realtà e provi a farsi specchio della società. È il caso di una piaga sociale che da qualche tempo (anni, a dire la verità) affligge il mondo dal lavoro in Italia, negando a un`intera generazione di giovani le basi economiche e le sicurezze che sono conditio sine qua non per costruire, ma ancora prima progettare, un futuro degno di questo nome. Ecco allora che il cinema si fa carico di restituire lo zeitgeist di un periodo storico: il nostro presente. Era già accaduto l’anno scorso con l’ottimo “Tutta la vita davanti” di Virzì, ed accade in questo fine aprile con “Fuga dal call-center” di Federico Rizzo e “Generazione 1000 euro”di Massimo Venier. 

L’ultima fatica di Massimo Venier rimane comunque sul solco della commedia, com’era lecito aspettarsi dal regista di “Chiedimi se sono felice”. Matteo, il protagonista interpretato dal convincente Alessandro Tiberi, è un classico trentenne laureato e brillante, che tuttavia deve arrabattarsi nella sezione marketing di un’azienda per mille euro al mese, per giunta senza la sicurezza di un contratto a tempo indeterminato. Vive in affitto con Francesco (Francesco Mandelli), esperto di cinema e proiezionista in una sala. La vita di Matteo si complica ulteriormente quando il terzo inquilino si dilegua lasciando un debito da pagare e Valentina, la fidanzata, lo molla lasciandolo sempre più frastornato. È inevitabile che Matteo entri a questo punto in una crisi circa la propria condizione. Fortunatamente una serie di accadimenti, innescati da una bellissima nuova coinquilina e una biondissima nuova collega di lavoro stravolgeranno il corso degli eventi, obbligando Matteo a compiere delle scelte cruciali per il suo futuro.

Il film parte bene, acchiappando subito con una voce fuori campo che evita una narrazione appesantita da eccessiva retorica. Emerge subito la figura di Francesco, referente principale per quanto riguarda l’aspetto più squisitamente comico, perfetto nel ruolo di commentatore ironico delle vicende interne alla trama stessa. Alessandro Tiberi rappresenta con l’espressione del suo volto l’atmosfera disillusa e stordita di un trentenne laureato precario. Buona anche la prova di Valentina Lodovini, Carolina Crescentini e Paolo Villaggio nei panni dei personaggi secondari. Le situazioni comiche sono sapientemente inserite nella trama. In particolare un paio di momenti col Mandelli sono irresistibili. Tuttavia il film, dopo una buona partenza, accusa un po’ di stanchezza nella parte centrale: il ritmo cala e si ha l’impressione di trovarsi quasi in una situazione di stallo. Fortunatamente nel secondo tempo cominciano ad intrecciarsi e infine districarsi tutta una serie di fili che rendono il finale abbastanza avvincente, anche se non sorprendente.
Insomma, nonostante una sensazione di dejà vù provocata da alcune forme della rappresentazione, un ulteriore tassello che va ad arricchire il mosaico della commedia intelligente italiana.
Una menzione a parte va fatta per la produzione, affidata alla ALF (Andrea Leone Films), casa creata da Sergio Leone e attualmente gestita dai suoi figli: Andrea e Raffaella. Si tratta infatti della prima vera produzione per questa casa. 

 

La frase: "Questa è l`unica epoca nella storia dell`umanità in cui c`è gente che torna in Molise" (Francesco).

 

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