Appaloosa




Dato per spacciato almeno due decenni fa, il western continua ad avere un ruolo nel cinema americano. Non da protagonista, certo, ma da spalla inossidabile. Uno, due titoli l’anno al massimo, a testimonianza di un cordone ombelicale che non si spezza. Perché il Western per gli Stati Uniti è l’equivalente dell’Iliade e l’Odissea per la cultura europea, e John Ford è il loro Omero.
Soprattutto dopo che il crepuscolarismo di Sam Peckinpah aveva messo il punto al genere in piena New Hollywood, il western è stato terreno privilegiato per pratiche metacinematografiche: ogni qual volta un autore americano ha voluto riflettere sul cinema e i suoi meccanismi, invece di inscenare un regista in crisi come di prassi in Europa, ha fatto un western. Di volta in volta tornando su determinati archetipi per abbracciarli, replicarli, dilatarli, depistarli in chiave noir o in chiave pop. Esempi? Il Costner iper-classico di Terra di confine, l’Eastwood revisionista in nero de Gli Spietati, gli estenuanti esercizi calligrafici di Kasdan e Dominik su Wyatt Earp e Jesse James, il Raimi al femminile di Pronti a morire.
Tutti esperimenti di relativo o scarso successo al botteghino (tranne Eastwood), perché il western in fondo non vende più e chi ci prova ancora lo fa per cocciutaggine ed esigenze artistiche, non certo per la cassa. Questo fino all’anno scorso, perché dopo il buon successo del remake di Quel treno per Yuma, firmato da James Mangold, qualche nuovo varco potrebbe aprirsi.
 
Certo è che discorsi d’opportunità non deve averne fatti un tipo come Ed Harris. Carriera da mostro sacro come attore, condita da quattro candidature all’Oscar, ha debuttato alla regia nel 2000 con quel Pollock che, pur non riuscendo a evitare tutte le trappole del biopic tradizionale, trasudava passione e indipendenza di pensiero. Poi ha aspettato pazientemente l’occasione giusta per tornare dietro la macchina da presa, trovandola in un piccola storia scritta da Robert Parker, ambientata nel New Mexico attorno al 1870 e centrata sull’amicizia tra due tutori dell’ordine del vecchio west: Virgil Cole (lo stesso Ed Harris), lo sceriffo “a chiamata”, Everett Hitch (Viggo Mortensen), lo scudiero che lo segue ovunque.
Ne è nato Appaloosa, dal nome della cittadina in cui Virgil e Everett vengono chiamati a imporre l’ordine e tenere a bada Randall Bragg (Jeremy Irons), la sua pistola facile e i suoi molesti cowboys. Nel confronto virile si inserirà Allison French (Renée Zellweger) , una vedova che suona il piano, sorride molto ed è incline ad adorare l’uomo più potente sulla piazza. Ragion per cui s’incolla a Virgil – e lui ricambia – per poi metterlo in difficoltà quando il vento girerà storto.
Storia piccola, si diceva, che inanella però quasi tutti i topoi del western senza mai sembrare esercizio stilistico: l’amicizia virile, qui condita da un umorismo strisciante e sorprendente, il duello, lo spostamento nello spazio con tanto di attacco indiano, il confine incerto tra legge e caos e conseguentemente tra chi spara in nome della Legge e chi spara e basta. Ciò che rende interessante l’operazione di Harris è aver saltato a pie pari gli ultimi quattro decenni, per recuperare integro il piacere del racconto del western classico. Qui il modello è il John Ford di Sfida infernale, in cui si rileggeva la leggenda di Wyatt Earp all’OK Corral in chiave leggera, con tocchi di umorismo e spazio alle ragioni del cuore. Ma Harris non cita e non omaggia: la freschezza di Appaloosa deriva dal suo poter essere visto “in diretta”, senza dover ricorre al catalogo di immagini del passato e senza riflessioni sul Mito ad appesantire. Anzi, un personaggio atipico come Allison French, esattamente a metà tra la brava moglie e la puttana, crea dinamiche narrative più spiazzanti di quanto sia lecito attendersi in questi casi.
Poi ci sono le facce granitiche di Harris e Mortensen e quella estremamente mobile di Irons: tre attori in stato di grazia in grado di ottenere il massimo con il minimo sforzo. Appaloosa vive soprattutto dei loro sguardi, dei piccoli gesti, della battuta lapidaria al momento giusto. Artigianato, ma di alta classe.



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