The Spirit




Nella bollente Central City si aggirano poco di buono e femme fatale d’ogni sorta. Entrambe le categorie sono nel mirino di Danny Colt, poliziotto ucciso e “resuscitato” per combattere il crimine e sedurre ogni bellezza in città, armato di un vestito nero, una cravatta rossa e l’evocativo nickname The Spirit. La sua ossessione è Octopus, un megalomane che sperimenta sul dna umano ed è convinto di essere a un passo dall’immortalità. Quel passo però dipende da Sand Saref, incantevole ladra di gioielli ed ex fiamma di Colt.
Cinema e fumetti, il dialogo continua. E negli ultimi tempi abbiamo assistito alle due modalità più estreme di confronto tra i due mezzi di espressione. Da una parte il massimo del distanziamento dalla pagina con Il Cavaliere Oscuro, in cui personaggi e ossessioni prendono definitivamente corpo abitando un mondo sempre più reale. Dall’altra questa prima vera sortita in regia di Frank Miller (dopo l’esperimento condiviso di Sin City), che nel portare su grande schermo le creature del mentore e amico Will Eisner ha optato per la mimesi totale: lo schermo equivale in tutto e per tutto alla pagina, e la combinazione di green screen e computer grafica (stessa tecnica di Sin City e 300) sta li a sottolineare l’artificio e a scongiurare la tridimensionalità dei personaggi. Una contiguità ribadita dai titoli di coda, che scorrono incastonati proprio tra le tavole di Eisner.
Le avventure di Danny Colt sono quindi in primis un tour de force stilistico, segno grafico in movimento piuttosto che messa in scena. Coerenza e compattezza narrativa contano meno, e d`altronde già quel genio creativo e imprenditoriale di Eisner concepì il setting di The Spirit come una cornice da riempire di volta in volta nelle maniere più disparate.
Si alternano i toni, dal romantico al tenebroso fino all’umorismo spiazzante, in un film che inevitabilmente vive di alti e bassi, dato che Eisner si esercitava sulla short story mentre il film dura 108 minuti. Se il ritmo zoppica, ci si gode però fino in fondo le caratterizzazioni eccessive, gli sberleffi e le trovate estemporanee che nel complesso fanno respirare un’aria di indipendenza creativa oggi non scontata (nota: i fratelli Coen devono aver letto e riletto The Spirit).
Capitolo attori: del legnoso Gabriel Macht avremmo voluto apprezzarne la voce, pare sia il suo pezzo forte. Samuel Jackson è un grande Octopus, allucinato e fuori misura, Scarlett Johansson è la sua degna, nichilista assistente. Eva Mendes, invece, è poco più di un corpo, ma in progetti come questo basta e avanza.



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