Feisbum – Il film

Feisbum è definito da molti un istant movie, veloce nella durata delle riprese, veloce nel flusso di scorrimento del film, diviso in episodi, veloce indubbiamente anche in quanto a permanenza nella memoria della buona commedia all’italiana, come questo film, evidentemente, assurge a voler essere. La rivoluzionaria idea di mettere insieme sette freschi e talentuosi registi, giustificata dal fatto che “in questo paese non c’è spazio per le nuove leve”, non paga, se poi i suddetti non hanno nulla da raccontare. Ed è proprio qualcosa di inquietante ciò che accade allo spettatore appena uscito dal cinema; viene colto da un senso del nulla spaventoso, che spiega l’origine delle tre fatidiche domande: chi sono, da dove vengo e dove vado. E la risposta è facile: non al cinema! L’unica reale similitudine che il film condivide con il social network Facebook, è la pochezza, caratteristica tipica di ogni informazione presente su piattaforme del genere, che riesce a trasformare anche il pensiero più nobile, in uno dei tanti, che presto verrà sostituito da qualcos’altro, magari più stupido, insulso o volgare, che però acquista il diritto di essere affiancato, e possibilmente preferito, al precedente. Parlando ancora una volta di acquisizione dei diritti, ci viene da pensare a quelli che i proprietari del famoso social network acquisiscono gratuitamente, perché l’utente medio decide molto generosamente di donare ogni parola che trascriverà, senza nemmeno leggere le condizioni d’uso. Parimenti, l’abbandono dei diritti è una caratteristica dello spettatore medio di film come Feisbum, che si reca al cinema, rinunciando alla possibilità di pagare un biglietto per vedere uno spettacolo  quantomeno interessante.

Gli otto episodi, di cui si compone il film, sono intervallati da brevissimi sketch, che indubbiamente rappresentano la parte più gustosa del film.

Buoni gli attori e ottima la fotografia di Stefano Paradiso, nell’ episodio di Giancarlo Rolandi “Manuel è a Mogadiscio”. Un qualche maldestro tentativo di andare oltre la mera superficialità, arriva dal regista dell’episodio “Siempre!”, Mauro Mancini. Per il resto il film si fa leggere per quello che è, senza approfondimenti di alcun tipo, neppure sul ruolo sociale o culturale che i social network vanno assumendo ultimamente.

Infine, la strategia di marketing utilizzata per promuovere il film, parla da sè: alcuni protagonisti del film, vestiti da  controllore dei mezzi pubblici, vengono sguinzagliati su un tram di Roma dove, invece della multa, regalano i biglietti per la visione del film al cinema. Viene da chiedersi che cosa sarebbe meglio ricevere.

 

 

 

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