CINEPOSTER | CORALINE E LA PORTA MAGICA

Siamo sospesi nel vuoto: ci sarebbe da aver paura, se non fosse per il micetto, superbo della sua lunghissima coda, sbucato fuori dalla porticina luminosa, per tenerci compagnia o per accompagnarci dentro la fenditura abbagliante con una presenza rassicurante e familiare. Noi sicuramente varcheremo la soglia, non sopportando lo smarrimento dovuto alla privazione delle coordinate spaziali, ovvero di un punto d’appoggio per i nostri piedi: lì dove siamo, non c’è avanti né indietro né sopra né sotto, solo l’angosciante trionfo del nulla. Ma come e perché siamo finiti in quella trappola, vittime di chissà quale incantesimo, e che ci succederà una volta imboccata la via d’uscita offertaci? La segnaletica inquietante della locandina indirizza lo spettatore verso il film d’orrore, il gattino invece fa presagire la salvezza magica prospettata dall’etica implicita nello spirito didattico del genere favolistico: la cifra di Coraline e la porta magica è dunque la contaminazione non fine a se stessa, ma finalizzata alla valorizzazione di una lezione da imparare.

 

di Augusto Leone

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