“Le cose che so di me” – Il metodo

Cinemonitor si dimostra, ancora una volta, curioso e interessato verso nuove idee e proposte che si affacciano e pian piano trovano spazio nel panorama cinematografico tradizionale e sperimentale.

Dopo Dogma 95 di Lairs von Trier e Dogma 08 di Jonny Triviani e Giulia De Carlo, ad attirare la nostra attenzione è il movimento cinematografico indipendente “Le cose che so di me”.
Abbiamo incontrato l’ideatore e responsabile del metodo – nato nel 2004 – l’autore e regista Emiliano Cribari (Autore e regista di diversi cortometraggi, documentari e spot. Nel 2008 è stato presentato in anteprima al Festival di Roma il suo lungometraggio Brokers eroi per gioco)
Le cose che so di me, nome preso da uno dei primi cortometraggi di Cribari, segue un compendio di tredici regole che hanno l’obiettivo di creare, secondo l’autore, una sostanza cinematografica continua e di qualità al di fuori di ogni sistema tradizionale.
Riportiamo di seguito le regole così che il lettore possa farsi una propria opinione.
 
  1. Sono ammesse tutte le tipologie di film (cortometraggio, mediometraggio e lungometraggio).
  2. Sono ammessi tutti i generi cinematografici ad eccezione del genere fantascienza.
  3. Il film deve essere scritto dal regista e ispirato al concetto le cose che so di me: deve quindi essere sostanzialmente autobiografico e intimista, e contenere in sceneggiatura lʼespressione “le cose che so di me”.
  4. Sia in sceneggiatura che nel titolo del film è vietato utilizzare parole di lingua inglese.
  5. Il film deve avere indicativamente unʼunità di luogo.
  6. Il film deve essere girato e montato dal regista.
  7. Sul luogo di ripresa sono generalmente ammesse solo sette figure: il regista, lʼaiuto, lʼedizione, lʼassistente, lʼattrezzista, il fonico di presa diretta e il macchinista.
  8. Il film deve essere girato in formato digitale.
  9. Il film deve prevalentemente essere girato con la tecnica della macchina a spalla; qualsiasi altro movimento di macchina (fatta eccezione per tutti quelli consentiti dal cavalletto) deve essere ottenuto attraverso lʼutilizzo di strumenti originali (creati quindi appositamente per la produzione) o non atti allʼuso cinematografico e adattati allo stesso.
  10. Il film deve essere girato con luce naturale; sono altresì ammesse, in fase di post-produzione video, eventuali operazioni di intervento sullʼimmagine.
  11. È vietato utilizzare trucchi e scenografie.
  12. Per documentare la realizzazione del film, sono ammesse solo fotografie (in formato digitale).
  13. È vietato, in fase di post-produzione audio, ricorrere al doppiaggio; sono altresì ammesse tutte le altre forme di sonorizzazione, musicale e/o di ambiente, inclusa la voce fuori campo.
 
[+]  Video intervista al regista Emiliano Cribari in esclusiva per Cinemonitor.
[+]  Allegato scaricabile, in basso, della presentazione del progetto Autodafé.
 
Non possiamo far altro che augurargli un in bocca al lupo e di vederlo presto sul grande schermo.

———————————————————

di Edoardo Campanale e Angela Rolletta

 

Lascia un commento