Dieci Inverni | Recensione

da Venezia66

Dieci Inverni di Valerio Mieli è l’opera fin adesso più acclamata nella sezione “Controcampo Italiano” alla 66° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Oltre ai film in concorso , i più gettonati, quest anno Venezia sembra esser in grado di conciliare il binomio qualità e quantità.
 
Il film esordio del regista è pura accademica cinematografica senza sbavature e priva di tentativi di strafare (qualità ormai sempre più rara). La fotografia , pulita e lineare, di stampo “classico”(firmata Marco Onorato già autore in Gomorra), riesce a donare alle scene il contrasto freddo-caldo dettato dal continuo avvicinarsi-allontanarsi della coppia di protagonisti.
 
Le note scritte e dirette da  Francesco de Luca e Alessandro Forti si plasmano ottimamente attorno ai personaggi e alle situazioni, mentre il cameo musicale di Vinicio Capossela accompagna una scena di festa durante la quale il meccanismo sceneggiato si rimette in moto.
 
Lei è Camilla (Isabella Ragonese già vista in Tutta la vita davanti), una giovane e promettente ragazza che approda nella laguna veneta (ebbene sì la medesima che fa da cornice al Festival) per studiare letteratura russa. E’ piena di vota e gode di un’intelligenza astuta. A fare da contrappeso al suo microcosmo è Michele Riondino (prova più che convincente) che cerca subito di attirare la sua attenzione nello stesso battello su cui viaggia Camilla. Mieli disegna per lui un personaggio eclettico, prontissimo nel comunicare mutevolmente a seconda delle condizioni che i due affronteranno, talentuoso nell’impersonificare il ruolo di un personaggio sui generis all’apparenza ma di grande sensibilità ad uno sguardo attento. Dieci Inverni sono le dieci finestre da cui lo spettatore osserverà, inverno dopo inverno, l’evolversi del rapporto tra i due protagonisti ora così vicini e il giorno dopo inavvicinabili. Due anime a cui il destino ha riservato il gioco del perdersi e ritrovarsi nelle occasioni più disparate, infallibile nel farli sentire ora legati indissolubilmente ora lontanissimi. Il regista ci regala delle pennellate di arte pura quando, come dentro un quadro, la scena viene immortalata; sullo sfondo i paesaggi immersi in un’atmosfera  sospesa si dirigono in due direzioni opposte – l’immagine si muove, il tempo resta fermo.
 
Singolare il fatto che i dieci anni, prologo di un amore ri-mandato, sono contornati sempre dal freddo dal bianco delle scenografie e dalla neve russa. Una sfida del regista nel tentativo di “congelare” e immortalare quelle emozioni e quei momenti per cui si vive tutta una vita.

 

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