Capitalism – A Love Story | Venezia 66

di Francesco Sarubbo

Michael Moore torna a svelare scomode verità e questa volta punta il dito contro un nemico invisibile: il Capitalismo. La proiezione in Sala Grande al Lido di Venzia ha regalato una vera e propria standing-ovation al regista (già conosciuto per aver sconcertato mezzo mondo con le verità nascoste di 9/11 e Sicko). Le difficoltà del regista devono esser state ancora maggiori questa volta. In primis perchè Moore si trovava a raccontare e "frantumare" soprattutto dall`interno una realtà non solo blindata ma anche poco nota, ma forse è più giusto dire che si sono distrutte delle vite umane, delle case, innescata una gigantesca bolla finanziaria in nome del Dio denaro che avrebbe reso i ricchi ancora più ricchi e i poveri a perdere anche quel poco che avevano.

Lo stile documentaristico di Big Moore è sempre inconfondibile: cappello introduttivo con un legame forte alla realtà che sta per esser raccontata, dati e nomi a dare peso e sostanza alle immagini e nel mezzo le testimonianze strazianti ma rivendicative della tanta gente che rimasta schiacciata sotto il peso delle banche, delle polizze sulla vita di alcune aziende sui propri dipendenti ( per loro vali più da vivo che da morto). Diciamolo pure, non una prospettiva originale per realizzare un documentario ma farlo è sempre un`impresa titanica alcune volte anche più di un film. Una delle pecche è da rintracciare in quei momenti un po` ricattatori che il regista mette in scena, la tristezza e la rabbia della gente rimasta davvero senza niente. Tuttavia ridà loro dignità mostrando come nascono ormai sempre più frequentemente in America delle community-shares: gli individui uniscono le loro forze e non temono più i colossi del capitalismo. O perlomeno ci provano. Alla fin dei conti è il messaggio finale, un monito per risvegliare la nostra identità collettiva, "non posso continuare a lottare e fare tutto da solo. Dovete muovervi.Vi sto aspettando, ora!"; il tocco d`ironia stizzosa che Moore regala sempre nei suo film. Come dargli torto del resto, lamentarsi non basta e servono dei gesti concreti anche piccoli ma da parte di tutti. E lui lo fa, con una scena deliziosa: guida un blindato e se ne va in giro per tutte le più grandi banche a chiedere di restituire i soldi del popolo americano che hanno sottratto alla povera gente facendogli credere che il rifinanziamento della propria abitazione fosse un affare. Oppure quando con i loro soldi il Parlamento salvava le banche americane  – date ormai per spacciate una volta per tutte – da quello che sarebbe stato il crack finanziario (e non solo) che la storia americana e mondiale abbia mai subito. L`America, l`Italia e il mondo ne stanno pagando ancora le conseguenze e chissà fino a quando. Nella scena finale circonda Wall Street con il nastro adesivo "crime scene – do not cross", in riferimento ai crimini commessi dai finanzieri che sono i veri detentori del potere politico americano. La luce e l`inversione di rotta determinante è stata data forse da Obama, ma non si sa mai che Moore ci regali qualche altra sorpresa in una società complessa come la nostra.

Qui il trailer

 

                                                                                                                                 

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