LOOKING FOR SOFIA…svegliarsi dal sonno…

                                                                                                                                                    THE DAY AFTER…

Caro diario, c’era una volta non molto tempo fa, una giovane fanciulla, il suo nome aveva origini ebraiche e dall’ebraico antico testamento esso voleva significare “Dio è con noi”…beh si direbbe una ragazza già vittoriosa in partenza…eppure ne ha dovuta e deve fare ancora di strada per sentirsi realizzata.

La ragazza aveva soli 26 anni quando decise di imbattersi in quel meraviglioso viaggio oltreoceano che l’avrebbe portata ad inseguire il suo sogno: incontrare la Regista. Quale regista? Te lo racconto tra poco.

Era il momento di scrivere la tesi…sai quel libro che scrivono tutti al termine degli studi (come se gli studi terminassero una volta scritto quello)…e lei aveva un obiettivo in testa: voleva parlare della donna…si sentiva così serena e così compromessa quando il discorso era incentrato sul ruolo che ciascuna donna avrebbe dovuto avere, che decise di raccontare il cinema (non tutto ovviamente) dagli occhi di una donna, la regista che più delle altre aveva attirato la sua attenzione…Sofia Coppola.

Vuoi per i contenuti delle sue “pellicole” vuoi per uno strano meccanismo di identificazione con quello che lei aveva precedentemente raccontato….la ragazza, a mò di Cristoforo Colombo decise di prendere la sua Santa Maria (che è il santino che mi ha regalato mia nonna prima di partire) e via per la traversata!!!

Ad oggi, dopo un mese e mezzo di permanenza negli States e più precisamente nella città dagli “effetti speciali”…beh, di Sofia neanche l’ombra.

La ragazza nel frattempo ha studiato, si è preparata, ha conseguito un certificato per l’inglese per la comunicazione in UCLA, ha visitato produzioni cinematografiche, ha girato conferenze, ha studiato la storia di Hollywood dal vivo, ha visto solo film in inglese, ha strasvisto Maryl Streep davanti il cinema Fox in occasione della premiere di "Jiulie and Jiulia", ha parlato inglese giorno e notte nella speranza che quando poi avrebbe incontrato Sofia, sarebbe stata all’altezza di reggere la comunicazione.

Un bel giorno è arrivata una bella notizia: dalla segreteria della sua classe di studi, la giovane venne chiamata da un funzionario che aveva saputo della sua ambiziosa ricerca pro Sofia…il funzionario era uno del giro…e decise di regalarle l’indirizzo email del manager di Sofia…

Di corsa a casa a scrivere una bella lettera di presentazione, anzi 3 lettere: una per il manager di Sofia, una per la produzione del padre di Sofia che aveva sede in San Francisco (non si sa mai ogni tanto s’incontrano) e una per la costumista di sofia…(ottenuto da altre fonti).

Su 3 nessuno le rispose.

Allora cosa fare in questi casi? Rimanere delusi non ha senso, dal momento che, si sa, queste cose non sono semplici.

Ma io dico, che c’avrà di così importante da fare sta Sofia che non può rilasciarmi 5 minuti di intervista?

Comunque la ragazza era forte e non si lasciò abbattere. Da quel giorno va in una lontana ma famosa biblioteca di Los Angeles sita in downtown…e li altro che Sofia…li dentro sono radunate in meeting tutte le teste del firmamento… mai in vita mia avevo visto una cotanta ricchezza pubblica.

Le biblioteche qui sono dei labirinti: c’è una pecca però…per prelevare i libri devi confermare di vivere in quella città e devi munirti di un contratto di casa per poterlo certificare nella Pubblic Library.

Ops, sorgeva un piccolo problema a questo punto: la ragazza non aveva un contratto di casa perché giustamente la stanza le era stata data in subaffitto…al che andò di corsa a casa (con un autobus che impiegò 3 ore quel giorno per il traffico che c’era) e scongiurò la sua coinquilina cinese (qui le chiamano Roommate) di prestarle il suo documento, il suo contratto, il suo nome. La cinese dopo varie esitazioni e titubanze non seppe resistere al fascino italiano e consegnò tutti i suoi documenti alla giovane (“giovane”, si fa per dire…era più grande di lei di 8 anni).

E fu così che da quel giorno nella Pubblic Library sono convinti che io sia cinese.

Caro diario, questa città è tanto entusiasmante per quanto è difficile.

Prima di tutto per la lingua…qui se non estremizzi l’accento …non ti capiscono! Cioè…per dire what are you doing?? Dovresti pronunciare “whatar u doi” per non parlare del numero "twenty", scordatevi la grammatica che ci hanno insegnato a scuola, qui twenty non è twenty, è "TUENI"…e poi i tempi verbali…che ne so…se dici “i have been” loro pensano che tu stia parlando arabo. Devi dire  direttamente “I went” aldilà delle circostanze temporali. Se una cosa è passata, è passata. Questo rispecchia assolutamente la mentalità amerciana…oggi è oggi , domani è un altro giorno. Sembra che qui vivano tutti alla giornata, nessuno si fa troppi programmi per il futuro. Tutti che vivono di espedienti giornalieri…eppure sono tutti così ricchi. Ahahahah. Sciocca battuta.

La sapete qual è una forma di educazione in USA? È obbligo dare la tip, la mancia. Ma dico io, perché a me non le da nessuno quando vado a fare la cameriera in quel di Roma? Qui è un obbligo…se non lasci almeno il 15% del totale (neanche ti puoi permettere di decidere tu la tariffazione perché loro vanno a percentuali) significa che il servizio non ti è piaciuto. Ora capisco perché in ogni angolo di bar, negozi, ristoranti…in everywhere i commessi o camerieri che siano ti si allisciano tanto con quel modo di fare “Hi how are you”? E tu ovviamente devi rispondere “I’m good” o “I’m really good”. Anche se non è vero, ma tu devi rispondere così. È un  altra regola. Ma che gliene importa a loro di come sto io? La prima volta che una commessa mi ha chiesto “Hi how are you”, io le ho risposto “Sorry, but do you know me”? e non trovavo motivo per cui dovesse chiedermi come stessi. Ora ho imparato, e insieme a me anche la ragazza ha imparato…la ragazza che è dentro di me e in fondo in fondo ci spera ancora di trovarla sta Sofia…

A domani. Buona notte

 

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