Recensione | LEBANON

UPDATE: 19:53 viene annunciato il Leone d`Oro 2009, per voi ecco la recensione in anteprima!

 

Samuel Maoz, 4 soldati alla loro prima missione in Libano, un carrarmato. Se sia d`oro non si sa ancora, ma di sicuro c`è che "Lebanon" è un LEONE.

Sameul Maoz è il regista di questo straordinario film girato quasi per intero all`interno di un carroarmato. A memoria d`uomo, non ricordo altri film di questo genere girati per 3/4 in primi e primissimi piani. La storia è narrata attraverso gli occhi dei protagonisti bravissimi a proietare sullo schermo le tensioni dilanianti, l`orrore incombente, la ri-produzione visiva delle immagini e dei ricordi incantenati nella loro mente e nei loro corpi. C`è un quinto e fondamentale protagonista: il carroarmato. Un veicolo che Maoz utilizza non solo per far muovere la storia ma che diventa esso stesso un soggetto narrante. Geniale la soggettiva del mirino del carrarmato che si muove con la stessa inquietudine e frenesia degli occhi dei 4 soldati. Questo è più del 3D, è più di qualsiasi altra invenzione tecnologica che un giorno ci farà passare dall`altra parte dello schermo. E` rimediazione, è sconfinare nel cinema di Orson Welles che ne "L`infernale Quinlan" ci dice appunto di andare oltre i confini, di vedere lì dove sembra non esser possibile. E` un`opera di pancia, di estrema intelligenza soprattutto perchè è stato realizzato con 4 soldi ma tante idee ma ancora più importante è il fatto che siamo davanti ad un`opera autobiografica: il regista è stato impegnato nella prima guerra in Libano ed è arrivato pesino a uccidere, perchè è stato necessario. Necessità e sopravvivenza a volte coincidono e allora devi scegliere. C`è tutta una serie di stupende inquadrature espressive, mai due uguali, che rimandano ad un universo sporco, male odorante e marcio (specchio della guerra e del carroarmato). Il concept registico/espressivo è improntato a far emergere, lentamente, la psicologia dei protagonisti lasciando solo intuire le loro storie fino a quando l`inevitabile implosione d`animo si manifesta. L`unico contatto con la realtà è un "mirino" alla ricerca della salvezza, una denuncia morale prima che sociale e un racconto catartico del quale Maoz si serve per esorcizzare il demone della guerra con cui in passato ha dovuto lottare ( e con cui il mondo sta facendo i conti). In definitiva una lezione di democrazia da proiettare in tutte le scuole e le istituzioni in primis.

Memorabile una delle sceni finali dove una pisciata abbatte i confini e le differenze tra soldato e nemico. E` per un attimo, certo, ma daltronde il cinema non può sostituirsi alla realtà, ma a questo dovremmo pensarci noi.

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