Hollywood brucia

 

In "Capitalism: a love story", Michael Moore mette sotto processo l`economia di mercato, ma per fargli concedere interviste, i suoi agenti fanno ricorso a uno strumento molto capitalistico: a sua insaputa, chiedono compensi per il suo tempo, cifre che vanno dai mille ai 2.500 dollari.  

Per decenni, la prima di un film è stata un evento costellato non solo di glamour e tappeti rossi, ma anche di ostriche e champagne: adesso non più. Quando va bene, si offre vino californiano da pochi soldi e i menu sono spesso a base di hot dog e hamburger. E che è successo a "Shutter Island"?

Con Martin Scorsese alla regia e interpretato da Leonardo DiCaprio era in pole position per l`Oscar ma, non volendo correre il rischio di farlo uscire in un periodo già molto affollato, la Paramount ne ha spostato l`uscita a febbraio. Meglio il vil denaro che la gloria.
A un anno dal collasso della Lehman Brothers, tra le vittime eccellenti c`è anche Hollywood. È una situazione un po` schizofrenica, perché a guardare il botteghino le cose non potrebbero andare meglio: finora, nel 2009 più 12% rispetto al 2008 e, stando alle proiezioni, ci sono buone possibilità, per la prima volta, di superare la barriera dei 10 miliardi di dollari d`incasso. Come durante la Grande Depressione quando la gente, per dimenticare la dura realtà, cercò rifugio nelle sale cinematografiche.
Ma, mentre a quei tempi il botteghino era tutto, adesso è solo una vetrina per i passaggi tivù, i dvd e i videogame. Nella Hollywood contemporanea i soldi si fanno così, non in sala. E qui gli Studios piangono. I network televisivi non possono più premettersi le cifre di un tempo. Ma a rendere insonni le notti dei boss del cinema è soprattutto la caduta del mercato dei dvd, la maggiore fonte di profitto: da meno 20 a meno 30%.
Come nella grande distribuzione, o nell`industria automobilistica, la parola d`ordine è dunque tagliare, anche perché molte fonti di finanziamento si sono esaurite. Prima della crisi c`erano 25-30 banche attive nel credito al cinema, adesso sono una dozzina. Gli hedge funds che si erano buttati nell`entertainment si sono ritirati, con il risultato che l`anno scorso negli Usa si sono prodotti 606 film, quest`anno circa 400. Il sistema è sempre più polarizzato.
I film spettacolari, basati su effetti speciali o cartoon come Harry Potter o Shrek continuano, ma i film di qualità e impegno, non disegnati per fare il botto al primo week-end di programmazione sono in via d`estinzione. «Sono tempi che fanno paura», ammette Jeff Zucker, presidente della Universal e della rete Nbc, che ha dovuto constatare che nemmeno Johnny Depp, in "Public Enemies", sa più raccogliere l`entusiasmo, e i dollari, degli spettatori.
Dopo un anno di crisi, stringono la cinghia anche i superdivi. Dopo il successo di "The Wrestler", Mickey Rourke pensava che sarebbe rientrato nella cerchia rarefatta degli attori che prendono oltre 10 milioni di dollari a film, ma per "Iron Man 2" gliene hanno offerti 250 mila: prendere o lasciare. Dopo l`insuccesso di "Duplicità", Julia Roberts ha dovuto rinunciare ai 15-18 milioni a film dei tempi "Pretty Woman": adesso è scesa a 12.
Poi c`è Jim Carrey, che per girare "Yes Man" ha dovuto accettare che il suo compenso venisse differito: se si fossero realizzati profitti sarebbe stato pagato, altrimenti niente. «Puoi essere l`attore più ricercato del momento, ma se non ci sono i numeri ormai non significa più niente», sostiene Eric Gold, il suo manager.
Insomma, è un momento difficile, dove tutti puntano al sicuro. E dove l`unica certezza sembrano i film che parlano di Wall Street. Pochi giorni fa, Oliver Stone ha iniziato le riprese del sequel di "Wall Street", dove torna Gordon Gekko, il finanziere interpretato da Michael Douglas. Celebre per la sua massima «Greed is good» («l`avidità è un bene»), Gekko esce dal carcere e ritrova un mondo della finanza così corrotto che nemmeno lui ci si riconosce più.
La Warner ha dato il via a "Confessions of a Wall Street Shoeshine Boy" e a "The Wolf of Wall Street". Poi c`è la televisione, dove la vecchia serie "Law and Order" continua ad aggiungere episodi sul mondo della finanza e che sta sviluppando una serie sullo stesso tema intitolata "Outrageous Behavior". Traduzione: «Comportamenti oltraggiosi».
 
Di Lorenzo Soria per "La Stampa"

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