Looking for Sofia | ET chiama casa…




Caro diario, la mia vita qui ad LA scorre velocemente e scorre bene…a breve ti mostrerò quelli che sono diventati i miei amici…e dico amici con la A. Io credo che non ci sia bisogno di trascorrere molto tempo con le persone per poter intravedere in loro quel che di buono possono donare…insomma si, le amicizie d’infanzia prevedono tutto un altro tipo di discorso e non sono equiparabili, ma ci sono altri tipi di legami che prescindono dal tempo e dalla longevità del rapporto. Vorrei presentarti il mio amico William: è un ragazzo di 28 anni, arriva da Baltimora e ormai lavora in questa città da anni. Lui è così buono con me, mi ha praticamente offerto tutto! A cominciare dal telefono, ai rollerblade, alle cene, alle uscite notturne senza la paura di dover tornare a casa da sola, mi fa da cicerone in questa enorme città, mi fa parlare delle mie cose, insomma un amico…con lui sono libera di sbagliare le regole grammaticali e di correggerle dopo un secondo.
Sembreranno frivole queste piccole attenzioni ma in realtà non lo sono.
per avere un telefono qui in America è un gran bel casino; quando arrivi in una terra straniera la prima cosa che fai, è cercare di comunicare con la famiglia in terra d’origine per avvisare per lo meno del tuo arrivo.
La mia esperienza col telefono è iniziata a New York e specificamente nell’aeroporto J.F.Kennedy: avevo il cambio di aereo, si insomma avevo appena lasciato il mio Meridiana da Roma per prendere la coincidenza Delta che mi avrebbe portata ad LA finalmente dopo 14 ore di volo! Il break tra un volo e l’altro prevedeva una sosta di 4 ore…e tra check-in e caffè che ho preso immediatamente appena atterrata (c’avevo un sonno allucinante causa fuso orario) ho pensato bene di comprare la scheda internazionale per chiamare la Mamma. Da lontano intravedevo una di quelle macchinette fai da te… your money and take card…wow, finalmente potevo chiamare l’Italia. Caso strano ha voluto che i miei 10 dollari inseriti non sono serviti a molto: la machine mi aveva appena rubato il credito. Di fianco a me si trovava in quel momento un koreano e chiesi subito a lui un aiuto. Fu tanto carino quel signore quando mi disse che non poteva aiutarmi, che non ne sapeva niente e che mi conveniva chiamare l’assistenza. Figurati se mi mettevo a chiamare l’assistenza per 10 dollari…ma io volevo chiamare a casa!!! E poi devi sapere caro diario, che appena arrivata in USA, non parlavo una parola di inglese (non che adesso il mio lessico sia equiparabile allo Zanichelli, ma almeno posso capire le persone e non aver timore di parlare) e quindi come l’avrei mai chiamata l’assistenza secondo la mente geniale dell’uomo koreano??
Si apprestava a passare proprio in quel momento (e ti lascio immaginare il via vai tipico di un aeroporto…gente da tutte le parti , chi correva a destra e sinistra, gendarmi della security, voce all’altoparlante che avvisava decine di aerei al secondo, tutti che parlavano inglese…insomma…ero appena arrivata e già non sapevo dove mettere le mani…o meglio, i soldi!) dicevo…si apprestava a passare in quel momento un uomo col carretto…uno di quelli che vendono bevande e snack…decisi di chiedere aiuto a lui…non c’è da meravigliarsi se alla mia prima battuta “Sorry, can you give me an help please?”…il mio anglo abruzzese subito venne riconosciuto! E al che l’uomo mi chiese: “Are you italian?” and me: “yes, i’m italian” e lui mi abbracciò immediatamente e cominciò a parlarmi in spagnolo convinto che l’avrei capito di più.
Insomma, alla fine l’uomo del carretto chiamò per me l’assistenza ma l’assistenza non mi ha ridato i soldi indietro appena persi nella machine per telefonare…no. L’assistenza si è presa i miei dati, nome cognome codice fiscale, l’indirizzo che avrei avuto ad LA e mi promise che mi avrebbero mandato tramite posta la nuova scheda internazionale.
Da quel giorno sto ancora aspettando e sono passati più di 40 giorni.
Vabbè, arrivata ad LA, chiedo come fare alla mia coinquilina cinese e lei l’indomani mi portò in un famoso negozio di telefonia “Radio Shack”.
Nel negozio c’era un fantastico venditore…appena eglì sentì la mia pronuncia mi chiese “Are you italian?” yes i am…
Qua stravedono per gli italiani! Poi non so se stravedono per le ragazze italiane o cosa…
Comunque l’uomo tanto simpatico nel negozio si chiamava Mahadi, era per metà iraniano e per metà sudamericano…madò che casino…qui quando chiedi alla gente da dove viene…non ti aspettare di ricevere un`unica risposta perché non ce l’avrai mai! Ti iniziano a parlare della provenienza dei loro nonni…per arrivare alla loro. Ebbene si …il mescolamento di razza qui è così forte che non puoi aspettarti un`unica risposta quando chiedi di dove sei.
Insomma, Mahadi mi diede il telefono che costava di meno…nel frattempo il mio dall’italia non funzionava, non riuscivo proprio ad effettuare chiamate!
Mahadi mi consigliò quellosenza contratto, un telefono che paghi poco, ma veramente poco: 25 dollari. Ero tutta contenta…giorni dopo ho scoperto perché era così a basso costo: il mio piano tariffario prevedeva 1 dollaro e 99 cents al giorno di tassa. E… non era finita qui…quando affettuavo chiamate naturalmente pagavo un botto si dice a Roma, e pagavo anche quando ricevevo messaggi e telefonate dagli altri. Insomma, misà che non mi era tanto convenuto prendere quel telefono a risparmio. Nel mio paese si dice “chi sparagna, spreca” che significa letteralmente non andare a risparmio che tanto paghi il doppio.
Da quel giorno avrò fatto almeno una ricarica da 15 dollari al giorno…e beh…per ogni telefonata che ricevevo pagavo io per loro!
Fino a quando ho incontrato William. La mia coinquilina francese (che adesso non c’è più perché al suo posto in casa sono subentrata io) aveva per amico questo William e me lo presentò affidandomelo. I due avevano avuto una storia di qualche settimana…
William mi spiegò che qui ti conviene fare i piani tariffari “Family” cioè…in una famiglia conviene appartenere tutti alla stessa parrocchia di gestore telefonico per pagare poco.
William inteneritosi mi diede il telefono della sua ex ragazza…da quel giorno pago 60 dollari al mese ma posso effettuare tutte le chiamate che voglio senza limiti di tempo e posso finalmente ricevere messaggi e chiamate e non pagare nulla!
Mio consiglio…se vi serve un telefono negli stati uniti, fate subito amicizia con qualcuno e cominciate a  parlare dei vostri disagi qui…gli americani hanno un gran cuore…vi daranno un telefono di loro proprietà prima o poi…anche perché tutti hanno almeno due telefoni di scorta…e , da quando tutti usano…o collezionano solo per sfizio il famoso Blackbarry…o comunque un i-toch…i nostri”vecchi” telefoni digitali…sono considerati passati di moda…
Altro consiglio…non comprate in Italia gli adattori per la corrente! Non funzionano qui! Il problema non è solo l’adattore, ma anche il trasformatore di corrente! Che è diverso.
Io per esempio ho dovuto ricomprare il trasformatore per il computer,che qui chiamano Laptop…l’adattore per la camera digitale, l’adattatore per il telefono che poi neanche funzionava…il trasformatore per il mio angelo custode che si chiama Hard Disk che qui chiamano Hard Drive…e per ultimo ma non meno importante…l’adattatore per la macchinetta per fare la ceretta…e beh..non prendiamoci in giro tutte le donne la usano.
Di questo devo dire grazie a Yorgo, un ragazzo per metà africano e per metà ellenico…lui ci provava in continuazione con me…ma a me sfortunatamente non piaceva…mi interessava solo essergli amica e lui in cambio mi ha trovato tutti i trasformatori. Bene!
Bella esperienza andare a vivere in America eh…
Ciao diario, ci sentiamo domani che adesso devo correre a fotocopiare un libro per la tesi. Però non dirlo a nessuno che in teoria è illegale. Bacini



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