Videocracy | Recensione

 

Videocracy 
Recensione a cura di Paolo Amorosi 
 
L’idea di realizzare un film sulla storia della televisione e dello show business italiani non aveva ancora illuminato la mente di nessun autore di opere cinematografiche. Ci ha pensato il talentuoso italo-svedese Erik Gandini e lo ha fatto attraverso la tipologia di film che gli è più congeniale, quella del documentario. Il risultato è un prodotto sicuramente valido ma che tutto sommato non ci dice nulla di nuovo. Che la tv avesse raggiunto uno strapotere ineguagliabile, che il Presidente del Consiglio possedesse delle televisioni e che i giovani d’oggi pensassero soltanto ad apparire lo sapevamo già. 
 
Videocracy ha tuttavia il merito di trattare l’argomento in un modo che si piazza a metà strada tra il serioso e il comico, senza critiche eccessive né banalità fuori luogo. Insomma, è un film che ci racconta la realtà che già conosciamo ma lo fa in un modo insolito per un documentario, strappando risate qua e là e provocando al contempo qualche espressione di intolleranza nei soggetti più intransigenti.  Non si capisce bene se l’ironia sia voluta o se se sia il frutto della surreale naturalezza di alcuni dei personaggi intervistati, vedi Fabrizio Corona che afferma di essere “un Robin Hood moderno, che ruba ai ricchi per dare a se stesso”. Sta di fato che Videocracy ha il merito di informare su fatti non comici ma che, per il modo in cui vengono trattati, riescono a suscitare almeno un ghigno di triste rassegnazione, sintomo di una sano senso dell’autoironia. Sì perché quello che viene raccontato, per quanto bizzarro e incredibile possa apparire, è la realtà nuda e cruda e se ci si ferma un momento a riflettere non c’è proprio nulla da ridere. 
 
Distribuito con parsimonia e censurato dalle televisioni generaliste, Videocracy  sta riuscendo comunque a registrare degli incassi che farebbero invidia a chiunque, segno che evidentemente qualcosa di buono c’è.  

 

Paolo Amorosi

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