Cinemonitor riflette sul FUS

 

a cura di Gabriele Sabatino
 
 
CINECLANDESTINO WEB AFFONDA
 
Il 23 settembre Ambrogio Crespi, su www.clandestinoweb.com, ha scritto un editoriale dal titolo "I FILM FINANZIATI DAL 2005 AD OGGI, UNA PERDITA DI OLTRE 62MLN".
 
Vi riproponiamo l`articolo:
 
Tutto è iniziato con un libro “Manuali di Conversazione Politica” di Luisa Arezzo e Gabriella Mecucci a cura di Vittorio Feltri e Renato Brunetta, che ha dato il via ad una serie di battibecchi iniziato proprio con il Ministro Brunetta che ha lanciato un duro affondo ai cineasti "parassiti" che animano la Mostra del Cinema di Venezia:  "Gente che ha preso tanti soldi e ha incassato poco al botteghino. Gente che non ha mai lavorato per il bene del paese, anzi non ha mai lavorato", dichiarazione che ha provocato le ire di Michele Placido che ha presentato denuncia nei confronti del Ministro e del figlio di Rossellini che ha sfidato Brunetta in un pubblico dibattito alla Casa della cultura di Milano. Già a metà settembre avevamo pubblicato l`elenco dei film finanziati sino al 2005, quest`oggi in esclusiva Clandestinoweb, pubblica i dati dal 2005 ad oggi.
 
Scorrendo l`elenco dei finanziamenti, il primo dato che balza all`occhio è che su ben 212 film finanziati 152 non sono mai usciti nelle sale, tradotto in soldoni sono stati spesi 62.679.200,00 a fronte di nulla, il film non è mai arrivato nelle sale.Dei restanti 60 film solo 13 hanno superato in incassi gli importi finanziati, tra questi è necessario annoverare "Gomorra", "Il Divo" che hanno suscitato non poco scalpore alla loro uscita, oltre a "Caos Calmo" di Grimaldi, e "Tutta la Vita davanti" che hanno abbondantemente superato il finanziamento ricevuto ed a fronte di un importo globale finanziato di 17.390.000 euro hanno incassato 50.016.572,84
 
Considerato quindi un importo totale finanziato dal Fus di 134.579.200, sono stati incassati 71.703015,33 di cui oltre 50Mln su 13 film e facendo due conti sta a significare che su 212 film finanziati gli altri 199 sono costati 117.189.200ed hanno incassato 21.686.442euro.
 A questo punto, a chi dare ragione? Mi pare che i conti parlino da soli.
 
CINEMONITOR RIFLETTE
 
Cinemonitor vuole fare alcune considerazioni, senza dover a tutti i costi cercare chi ha torto e chi ha ragione, ma solo per dovere di completezza del dato finale. Siamo un Osservatorio Scientifico sul Cinema Italiano e come tale vogliamo che i nostri utenti abbiano quanto più possibile una visione chiara di cosa succede "dietro le quinte".
 
I prestiti del MIBAC (chiamato FUS – Fondo Unico per lo Spettacolo) sono mutui concessi, alla strenua dei mutui che si attivano per acquistare una casa. Dunque come il mutuo immobiliare, se non si restituisce si perde la casa; nel caso del prestito del FUS, se non viene restituito entro tre anni, si perde il film. Letteralmente il film passa nelle mani dello Stato, non ne è più proprietaria la casa di produzione ma lo Stato Italiano[1]. Questo a nostro parere va precisato, altrimenti si potrebbe pensare che il FUS opera in termini di "regalie" e non sotto forma di vero e proprio prestito. Uno dei requisiti infatti che permette di avere più punti per l`accesso al fondo è proprio la condizione di "restituzione per intero" del prestito ottenuto (punteggio attribuito anche all’impresa che non ha mai chiesto o ottenuto finanziamenti garantiti dallo Stato).
 
Vogliamo far notare inoltre che spesso i dati di rientro divulgati dalla stampa sono ben poco attendibili per diverse ragioni: in primis perché, come detto sopra, se la restituzione può avvenire entro 3 anni, non possiamo prendere in considerazione titoli così recenti che hanno ancora legalmente tempo per restituire il prestito. La seconda ragione, la più importante, è il fatto che questi dati si basano solo sul box office del film, quando sappiamo bene (mai come nei tempi attuali) che la vita economica del film va misurata in anni: dopo la sala, c`è l`home-video (rental e sale, affitto e vendita), i passaggi in pay-tv, poi la vendita dei diritti alla tv- generalista, poi le vendite estere e ancora ai nuovi media (Internet, telefonia mobile). Il ciclo economico di un film non si può misurare in meno di 3-5 anni dalla uscita in sala.
 
Per quanto attiene ai ritorni economici degli investimenti pubblici, che gli incassi (lordi) comprendono le imposte versate al fisco (su 10 milioni incassati uno entra nelle casse dello Stato). E che allo Stato arrivano altri introiti fiscali dalle spese effettuate per la produzione del film, dai contributi previdenziali, dalla tassazione sul lavoro degli addetti. Inoltre un film smuove l’economia del territorio in cui viene realizzato provocando effetti indiretti come il cineturismo. E degli effetti indiretti fa naturalmente parte anche il ritorno di immagine per il Paese grazie ai successi internazionali conseguiti, quando vengono conseguiti[2]
 
Infine andrebbe ricordato che dal 2000 a oggi stando al report dello scorso 2007 del Mibac  ripreso da molta stampa vi è un elenco di case di produzione cinematografiche cosiddette "virtuose", ovvero che hanno restituito di più allo stato.
 
Tra il 2003 e il 2005, dei 200 film italiani solo 4 non erano andati in "rosso" nel confronto tra incassi registrati/soldi ricevuti. Nello specifico, si salvavano solo "Buongiorno notte" di Marco Bellocchio (2003), "Agata e la tempesta" di Silvio Soldini e "La vita che vorrei" di Giuseppe Piccioni (2004) e "I giorni dell`abbandono" di Roberto Faenza (2005)[3].
 
Di seguito riportiamo la tabella di Paolo D`agostini apparsa su Repubblica.it lo scorso agosto dove emerge un raffronto sintetico per le stagioni dal 2005 al 2009, tra investimento pubblico e incasso dei film riconosciuti di “interesse culturale” e regolarmente usciti in sala:
 
2005: 5 titoli di “interesse culturale” usciti in sala per un totale incasso di 6 milioni e 649 mila euro a fronte di 3 milioni e 266 mila euro investiti.
2006: 12 titoli, 22 milioni e 882 mila euro incassati, 16 milioni e 630 mila euro investiti.
2007: 38 titoli, 39 milioni e 75 mila euro incassati, 38 milioni e 300 mila euro investiti.
2008: 42 titoli, 71 milioni e 335 mila euro incassati, 39 milioni e 166 mila euro investiti.
2009 (dati al 14 luglio): 23 titoli, 41 milioni e 94 mila euro incassati, 18 milioni e 936 mila euro investiti.
 
Sono cifre provenienti dalla Direzione Generale per il Cinema presso il Ministero Beni e Attività Culturali.
 

 


[1] Comma 5 art. 13 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 28 – La mancata restituzione del finanziamento di cui ai commi 2 e 3, entro tre anni dall`erogazione, comporta l`acquisizione, da parte dello Stato, della quota dei diritti di utilizzazione e sfruttamento dell`opera corrispondente alla parte del finanziamento non ammortizzato, secondo le modalità definite nel decreto ministeriale di cui all`articolo 12, comma 5. Qualora una medesima impresa di produzione non restituisca, per due film consecutivi, una somma pari almeno al 30% del finanziamento assistito dal Fondo di cui all`articolo 12, comma 1, per i film di cui al comma 2, e pari almeno al 15%, per i film di cui al comma 3, non potrà presentare istanze di finanziamento a valere sul medesimo Fondo per i successivi tre anni.
[2] Fonte | http://dagostini.blogautore.repubblica.it/2009/08/11/i-conti-del-cinema/
[3] FUS CHE FUS LA VOLTA BONA (CHE COMINCIANO A FARE FILM DECENTI NON A SPESE DEI CONTRIBUENTI) Francesca D`Angelo per "Libero" 17 luglio 09 
 

 

 

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