Il mercato italiano non premia la creatività

 In allegato in basso, Cinemonitor.it vi dà l`opportunità di sfogliare un abstract e alcune tabelle di dati relative a questo rapporto.

di Gabriele Sabatino
 
Il mercato italiano non premia la creatività
 
E` stato presentato ieri, presso la Sala Stampa Estera di Roma, il rapporto sul Mercato della Fiction Italiana nel contesto internazionale, realizzato dall`Istituto di Economia dei Media (IEM) della Fondazione Rosselli e curato da Flavia Barca e Andrea Marzulli.
 
A presentare la ricerca il dott. Fabiano Fabiani, Presidente Associazione Produttori Televisivi (APT), Francesco Gesualdi, Presidente della Fondazione Lazio per lo Sviluppo dell`Audiovisivo e Presidente della Fondazione Roberto Rossellini  e Flavia Barca, una fra i ricercatori che hanno curato il rapporto.
 
Fabiano Fabiani, introducendo la presentazione, ha voluto mettere in luce le due novità fondamentali del rapporto 2009 sullo stato della Fiction in Italia (alcune informazioni sul primo rapporto potete trovare qui) : in primis una novità in campo normativo, ovvero la delibera dell`Agcom sull`approvazione di un regolamento concernente i criteri di attribuzione di quote di diritti residuali derivanti dalla limitazione temporale dei diritti di utilizzazione televisiva acquisiti dagli operatori radiotelevisivi. Come seconda novità, la presenza di test-screening allo scorso Roma Fiction Fest come modalità, che ha riscosso un buon successo, per avviare una politica di promozione del prodotto audiovisivo nazionale all`estero.
 
L`intervento di Francesco Gesualdi ha posto l`accento sull`importanza di impegnare ingenti risorse sul settore dell`audiovisivo, nonostante la crisi che si sta attraversando. Questo comparto, afferma, dovrebbe essere nell`agenda di qualsiasi governo in cima alle priorità per due motivi principali. Uno di tipo culturale, visto che è anche attraverso l`immagine che si forma la cultura di un paese. Con l`audiovisivo si possono far passare valori e principi importanti per la crescita di un Paese, ecco perchè la Regione Lazio continua a investire sul settore audiovisivo. Il secondo motivo è di tipo economico e più propriamente a ciò che concerne occupazione e investimenti.
 
Questa ricerca è "merce rara", pregiata…è patrimonio per modificare in maniera corretta l`attività politica, legislativo ed economica. Sono strumenti utili per fare autocritica e utilizzare al meglio sfumature e criticità che emergono dalla studio.
 
Entrando più propriamente nella ricerca, Flavia Barca, ha illustrato alcuni dati di settore.
 
Tra il 2002 e il 2009 le società italiane attive nella produzione audiovisiva sono 857. Di queste producono fiction il 25,44% (ovvero 219 società). Il Fatturato della sola fiction ammonta a 906 milioni di Euro, dato che però si riferisce anche ad aziende che producono altri prodotti audiovisivi e non solo fiction; se il riferimento invece è soltanto la fiction il fatturato per l`anno fiscale 2007 è di 520 milioni di Euro.
 
Le imprese che operano nel settore audiovisivo, producendo fiction, sono piccole o medio imprese, nonostante l`Italia sia un forte consumatore di fiction (è la quarta dopo Austria, Danimarca e Svezia) e anche un forte importatore di fiction americana (importando circa 8.300 ore di fiction "made in Usa").
 
Nonostante ciò, il "confronto" con l`Europa e con il resto del mondo non regge. Principalmente perché il volume di fiction americana trasmessa nei palinsesti delle principali emittenti generaliste supera il volume di fiction di origine domestica. L`unico Paese in grado di competere alla pari con gli Stati Uniti è il Regno Unito, la cui quota nazionale, rispetto all`anno precedente, ha ulteriormente guadagnato terreno arrivando quasi ad eguagliare il peso del prodotto Usa (l`incidenza arriva al 93%, in Italia è del 29,8).
 
Quali potrebbero essere le cause di questa mancanza di produzione interna di prodotto audiovisivo e dell`assenza di esportabilità del prodotto? Le risposte potrebbero essere parecchie e diverse (ma di questo il rapporto non ne parla).
 
La lingua è forse un ostacolo a esportare il prodotto all`estero? Germania e Inghilterra producono fiction in inglese, dunque generano una possibilità di esportazione maggiore.
 
Oliver Kreuter, della Bavaria Media, la pensa diversamente: "Il deficit di esportabilità del prodotto italiano dipende a mio avviso dal fatto che fate prodotti troppo simili o cose già viste o troppo vecchie". Mentre Andrew Shaw della TV New Zeland afferma:" suggerirei di riformare la struttura dei rapporti tra broadcaster e produttori".
 
Proprio rispetto a quest`ultima affermazione, un produttore indipendente italiano presente in sala, Giuseppe Pedersoli, ha avuto consensi da tutto il pubblico dicendo che "le reali possibilità di produzione in Italia, per i produttori indipendenti sono minime". E da eco un`altra produttrice indipendente: "E` molto difficile produrre in Italia se non si è sostenuti per realizzare i prodotti. Si preferisce sempre andare sul sicuro, sul produttore (e sul prodotto) consolidato. Il mercato italiano non è un mercato che premia la creatività e l`originalità".
 
La ricerca in verità conferma queste emergenze appena viste. A pagina 89 del rapporto si legge infatti che sono solo 6 le società che nel 2008 hanno prodotto più di 4 titoli (Grundy, TaoDue, MediaVivere, Janus International Film, Lux Vide, Magnolia Fiction), altre 7 società hanno prodotto 2 titoli mentre la maggior parte delle società di è fermata ad 1 titolo o a nessuno.
 
Ma il dato si fa ancora più "scottante" se parliamo di "ore" prodotte. Mediavivere e Grundy si dividono metà della produzione (177 ore la prima, 162 la seconda). Tutte le altre si spartiscono la fetta restante. Mediavivere essendo una "controllata" Mediaset, produce per Mediaset e solo per questa e dunque il rapporto broadcaster-produttore è sicuramente un rapporto privilegiato, consolidato e affermato. All`estero, come si nota dalla ricerca, i broadcaster investono su un numero maggiore di società che in Italia.
 
Infine la ricerca ha messo a fuoco le tendenze del settore tra crisi, regole e diritti. Tre i punti fondamentali: la ricerca di nuove risorse alternative, prima fra tutti il product placement e la distribuzione del prodotto attraverso una piattaforma mediale diversificata; l`approvazione della delibera Agcom sui diritti secondari; l`innalzamento delle quote di investimento sul prodotto audiovisivo in house.
 
 
In allegato Cinemonitor.it vi dà l`opportunità di sfogliare un abstract e alcune tabelle di dati relative a questo rapporto.
 
La ricerca è curata da Flavia Barca, Andrea Marzulli, Paola Savini, Andrea Veronese, Bruno Zambardino per la Fondazione Rosselli.
 
QUI DI SEGUITO L`INDICE DELLA RICERCA
 
Introduzione
Nota metodologica
Tassonomia
Criteri di costruzione del censimento
 
1. L’industria della produzione audiovisiva nel Sistema Cultura Italia
 
2. L’industria della produzione di fiction in Italia
2.1 La produzione audiovisiva in Italia: anagrafe e peso economico aggregato
2.2 La produzione di fiction in Italia
2.3 Focus: la fiction nel Lazio
 
3. La fiction nel mercato internazionale
3.1 Programmazione e origine della fiction nei Paesi europei
3.2 Le strategie di programmazione dei maggiori broadcaster europei
3.2.1. Il quadro generale
3.2.2. La Francia
3.2.3. Il Regno Unito
3.2.4. La Germania
3.2.5. La Spagna
3.3 Import-export di fiction fra l’Italia e i maggiori Paesi europei
 
4. La domanda di fiction in Italia: le strategie delle emittenti generaliste italiane
4.1 Analisi del palinsesto
4.2 Il contributo delle società di produzione nazionali
4.3 L`incidenza della fiction nella spesa in programmazione
4.4 Focus Rai Fiction
 
5. Le prospettive della fiction italiana: la crisi, le regole, i diritti
5.1 La crisi del mercato pubblicitario e l’impatto sulla fiction
5.2 Direttiva AVMS e versioni precedenti
5.2.1 Servizi lineari vs non lineari
5.2.2 Product placement
5.2.3 Opere europee e produttori indipendenti
5.2.4 Recepimento Italia
5.3 Normativa italiana
5.3.1 Quote di riserva per opere europee
5.3.2 Produttore indipendente
5.3.3 Diritti residuali
5.4 I diritti e le potenzialità di crescita del mercato
5.4.1 La patrimonializzazione delle società di produzione come leva di sviluppo dell’industria televisiva
 5.4.2 Il caso UK: macro tendenze in atto e il circolo virtuoso degli investimenti
5.4.3 I casi-studio
 
6. Focus: produzione di fiction per le piattaforme e i canali digitali. Un nuovo mercato per i produttori televisivi
6.1 La spinta del multichannel: uno stimolo alla produzione indipendente
6.2 L’offerta di fiction originale italiana sui canali digitali
6.3 Strategie di collaborazione tra editori e produttori
6.4 Un mercato “in via di sviluppo”
 

 

 Si ringrazia la Fondazione Rosselli per il materiale in allegato.

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