`Rage` di Sally Potter, visibile gratis sul cellulare

Niente premiere, niente serate di gala, niente tappeti rossi. Dopo l’anteprima del Festival di Berlino, il nuovo film di Sally Potter, «Rage», ha debuttato la scorsa settimana in una ventina di cinema inglesi, con la regista che al termine della proiezione ha risposto in videoconferenza alle domande degli spettatori. 

Di più: scaricando un programma gratuito, chiunque avesse un iPhone, certi modelli Nokia o un telefonino Android (quello di Google) ha potuto seguire giorno per giorno la storia, divisa in sette episodi di dieci-quindici minuti l’uno. «Rage» è stato il primo film al mondo distribuito contemporaneamente nelle sale, sui cellulari e su internet, attraverso la rete della web tv Babelgum. 

La trama 
«Rage» è un thriller ambientato a New York nel mondo della moda; il protagonista – che non compare mai sullo schermo – è Michelangelo, uno studente che per caso è testimone di un omicidio e cerca di scoprire l’assassino intervistando tutti quelli che hanno avuto rapporti con la vittima. Una specie di documentario, con scenografia ridotta all’osso (i quattordici attori sono su uno sfondo colorato che ricorda le pubblicità degli iPod), ma con ottime prove di recitazione, tra cui quella di Jude Law nei panni assai succinti di un transessuale russo. Vero cinema, insomma, ma perfetto per i piccoli display dei telefonini. E proprio con dei cellulari è stato girato, con un budget molto ridotto, 150 mila sterline, che la regista ha anticipato di tasca propria («Con un secondo mutuo sul mio appartamento», come dichiara in un’intervista al Times). 

La sfida 
«Ecco il mio film, prendetelo, prego, accomodatevi!», dice la filmaker inglese, 59 anni. «Perché aver paura di quello che succede? Temere la pirateria? Il web? Perché, invece, non fare il loro gioco?». Diventata famosa nel 1992 per l’adattamento cinematografico di «Orlando» di Virginia Woolf, non è nuova alle sfide all’industria dell’intrattenimento e agli studios hollywoodiani, tanto che il suo film precedente, «Yes», era una storia d’amore interamente narrata in versi. Sempre impegnata politicamente, e spesso anche su posizioni scomode per la stessa sinistra in cui milita, Sally Potter stavolta, oltre ai pirati del web, ha nel mirino critici e giornalisti: «Non c’è nessuna gerarchia per cui qualcuno debba vedere il film prima di altri», osserva. «Un’adolescente nella sua stanzetta in un villaggio spagnolo, un allevatore in una piccola città australiana, un attore nel suo loft a New York: sono tutti coinvolti allo stesso modo, in una vasta rete di esperienze parallele». 

La disfatta 
Lo scorso weekend, spinta dalla curiosità, la regista digita su Google il nome del film e scopre che su internet circolano già copie illegali, realizzate a partire dal dvd. 

La regista lo racconta nel suo blog, con un post dai toni non proprio concilianti. «Volevo dare a tutti la possibilità di vedere il film, anche a quelli che non possono permettersi di andare al cinema», racconta sconsolata Sally Potter. «Ma i pirati non sono eroi romantici. Sono cattivi, cattivissimi. Se anche un film come questo può essere rubato così, allora è in discussione il futuro stesso del cinema. E’ una questione di logica e di senso comune: se ogni cosa è gratis e il diritto del consumatore vince su tutti gli altri, alla fine non ci sarà più nulla da consumare». 

Il precedente 
La regista cita ricerche di mercato che spiegano come chi scarica musica, ad esempio, spesso acquista comunque il cd per il gusto di possedere l’oggetto. Ma evidentemente dimentica il precedente dei Radiohead, che nel 2007 decisero di mettere in vendita «In Rainbows» sul loro sito web in cambio di un`offerta libera, al limite pari a zero; ci fu chi pagò poco, chi tanto, chi nulla: certo il disco di Thom Yorke e compagni in un mese venne scaricato illegalmente oltre due milioni di volte, contro il milione scarso di download autorizzati. 

Poi, però, quando fu pubblicato su compact disc all’inizio del 2008, «In Rainbows» finì in cima alla top ten degli album più venduti in America e nel Regno unito. E anche in Italia, terra di santi, poeti e pirati digitali.
 
Bruno Ruffilli per La Stampa

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