Liquidi, veloci, mobili | è vera rivoluzione?

 E` vera rivoluzione? 

Liquidi, veloci, mobili: contenuti digitali e risorse della conoscenza | Visto da Cinemonitor.it

 

a cura di Gabriele Sabatino

Ieri Cinemonitor ha seguito il convegno "Liquidi, veloci, mobili: contenuti digitali e risorse della conoscenza" che si è tenuto a Roma presso il Cinema Adriano.
 
Qui potete leggere il comunicato stampa ufficiale con l`intervento di Bondi e di Barbareschi.
 
Noi però vogliamo fare alcune considerazioni in merito ad alcuni interventi, forse i più aggressivi nel senso più ampio del termine, che hanno provocato reazioni nel pubblico e che non possiamo che non condividere con il popolo della rete, visto che di esso di parlava.
Può sembrare una sottolineatura barbara quella dell`età media del panel, ma a nostro avviso è una cosa importante visti i numerosi convegni ai quali questi ospiti partecipano e visto anche il valore che hanno i loro interventi e i loro investimenti.
 
Tra gli altri:
Angelo Barbagallo 51 anni, Paolo Ferrari 80 anni, Giovanni Stella 61 anni, Luigi Gubitosi 48 anni, Corrado Calabrò 74 anni, Caterina Caselli 63 anni, Gina Nieri 56 anni, Umberto Paolucci 65 anni, Lorenzo Pelliccioli 58 anni.
 
Internet, il www, il digitale, il 3D sono esperienze ed esperimenti non più così recenti. Ma una conoscenza approfondita della rete è indubbiamente deposito di esperienza di un target più giovane, più attento, più incline e le motivazioni (e i numeri) per confermare ciò sono innumerevoli. Non possiamo ragionare sui contenuti digitali se vediamo questi solo come contenuti "distribuiti" in maniera differente. Il contenuto digitale è ideato, partorito, digerito, sfruttato, pensato e ri-distribuito in modalità che non sono più quelle di trent`anni fa e nemmeno quelle di 3 anni fa. La musica non la si può pensare "distribuita" su i-tunes come modalità alternativa al disco fisico. Se si ragiona seconda questa prospettiva si parte con il piede sbagliato. Internet non serve a "comprare" il film, o meglio non solo a questo. La rete non è una canale per il prodotto audiovisivo, è una esperienza a tutto tondo. Prima "si andava al cinema" e domani si continuerà ad andare al cinema. Ma le nostre vite sono complesse e la nostra dieta mediale ancora di più. Dunque non possiamo pensare al Internet solo come "canale distributivo" di contenuto digitale. La gratuità del web non è una minaccia, anche perché si potrebbe dire lo stesso della tv. Nessuno paga per vedere una fiction in tv, e nessuno paga per vedere un video su YouTube. Cosa cambia allora? Che solo "alcuni" possono permettersi di "mettere" una fiction in tv, e invece "tutti" possono mettere un video su YouTube.
 
Allora bisogna pensare Internet come una piattaforma completa, complessa e sopratutto diversa. I contenuti vanno prodotti e distribuiti in maniera differente e la tipologia di essi sarà sempre più multimediale e mobile.
 
Vi proponiamo in video tre interventi del convegno, nella parte intitolata "La tv, le piattaforme, i contenuti". Si è parlato di audiovisivo, di copyright musicale e cinematografico, di nuove forme produttive sul web.
Caterina Caselli, presidente della Sugar Music, ha affermato:
"Come discografico e come produttore stiamo pagando un prezzo esagerato all`affermazione della società digitale, ma la minaccia tocca chiunque produca contenuti e ogni occasione è buona per ribadire che chi trae profitto dall`uso di materiale prodotto di copyright deve essere obbligato a pagare il giusto".
Poi nel video la Caselli ha fatto un esempio della filiera produttiva per la produzione di un master, il prossimo CD di Natale di Andrea Bocelli. Ha minuziosamente elencato professionalità, servizi, tempi e costi per produrlo per poi ribadire che: "Dopo un anno di lavoro, appena finito di produrre, il cd lo troviamo già illegalmente sulla rete e sui mercatini di cd pirata".
 
La soluzione secondo la produttrice è che: "Bisogna ristabilire condizioni competitive corrette. Per questo siamo subito stati favorevoli alla discussa legge francese Hadopi che stabilisce che la copia privata non è un diritto del consumatore ma una concessione a certe condizioni e che mantiene la possibilità di sconnettere l`utente dopo tre avvertimenti. Una volta ricostituita la cornice di tutela si potranno mettere in atto processi di sperimentazione, adeguamento e di nuove modalità produttive e distributive sulle nuove piattaforme".
 
A noi sembra che le affermazioni della Caselli siano sicuramente giuste per quanto riguarda l`uso illegale di materiale protetto dal diritto d`autore. Ma che la soluzione proposta sia ordinata in maniera errata. Se prima non troviamo i modi e le modalità per correggere la distribuzione legale, non si può armonizzare il sistema. Fino a che punto qualcosa è illegale, se non c`è il suo specchio legale? Vedere un video musicale in tv è legale, vederlo su YouTube non è più legale? La musica oggi l`ascolto su YouTube e non più in radio, allora perchè non "obbligare" il colosso a pagare per distribuire il video musicale?
 
Sul fronte contenuti audiovisivi e YouTube importante è stato l`intervento di una personalità Mediaset che proprio con YouTube ha in corso un`azione legale per violazione di copyright.
 
Gina Nieri, consigliere d`amministrazione Mediaset ha aperto il suo intervento dicendo: "Noi siamo il gruppo che produce Baaria e siamo il gruppo che mette in onda il Grande Fratello: c`è una varietà e una qualità di contenuto e in questo tutto c`è anche tanta qualità. Quello che secondo me va rivelato è che oggi chi produce è l`industria della televisione e quello che sta attorno alla televisione. La televisione perde smalto perché tutti gli accenti positivi, in termini di libertà e di attrazione, sono per la rete. Poi quando si va a vedere qual è l`apporto di Internet a gogo in questi ultimi 10 anni alla produzione di contenuti audiovisivi allora questo è quasi vicino allo zero. Perchè tutto quello che fa fare soldi in Internet sono soldi che si fanno sulla base di contenuti gratuiti. Se si continua così si mette in discussione il modello di business di oggi dove i diritti di pagano; se si mette in discussione questo significa che stiamo mettendo a repentaglio l`unica modalità in cui oggi si portano soldi alla proprietà intellettuale. Internet non fa altro che un utilizzo intensivo e uno sfruttamento dei contenuti di sempre, non prodotti dalla rete".
 
La risposta a questi dati è venuta dall`amministratore delegato di De Agostini, Lorenzo Pelliccioli, che ha subito messo in chiaro che "quest`anno verranno contenuti 4 exabit di informazioni uniche. Che corrisponde a quanto prodotto negli ultimi 5 mila anni". E per quanto concerne l`internet "gratis" afferma che non tutto è così gratis come sembra. Ma che l`utente paga se interessato al contenuto. "Ad esempio – continua Pelliccioli –  il poker on line, legalizzato a settembre dello scorso anno, quest`anno avrà un fatturato di 4 miliardi di euro solo in Italia".
 
E rispondendo alla Caselli dice: "Volevo distinguere tra pirateria e modello di business. La pirateria è un atto criminale, cioè è un impossessarsi della cosa di qualcun`altro per motivi anche non di lucro. Il modello di business è altro. Il modello di business corrente è diverso. Prima compravi il cd fisico, oggi compri un servizio. Non è il caso di anticipare gli eventi di andare nella direzione del consumatore e abbassare i prezzi prima invece di pensare a regole e regolette…". Pelliccioli si riferiva al fatto che oggi su I-tunes è possibile comprare un brano a 0.99 centesimi, ma che è una modalità che i produttori musicali (sopratutto italiani) hanno capito troppo tardi e per anni hanno rifiutato amplificando con questo la pirateria.
 
Sicuramente dagli interventi una notizia emerge preponderante ed è quella del prodotto principe sulla rete, il contenuto che funziona è il video che oggi evidentemente fa da padrone.
 
Un ultimo intervento a questo proposito che vogliamo segnalarvi (e che a noi di Cinemonitor, avanguardisti della rete e del cinema in rete come esperienza a 360 gradi) è stato quello di Vincenzo Novari, amministratore delegato di 3Italia, la compagnia di telefonia che ha esordito dicendo che la sua società ha sempre dovuto fare i conti con tre grandi (Tim,Wind, Vodafone) e per emergere ha sempre puntato su esperienze diverse che poi oggi si sono rivelate vincenti (il tv-fonino, lo scambio di dati attraverso mobile, la produzione di contenuti audiovisivi per cellulare).
Novari afferma che "se si vuole davvero mettere il cinema al centro dell`attività sociale e culturale del Paese allora dobbiamo disarmare le lobby. Dobbiamo catalizzare l`attenzione di tutto il pubblico senza pensare più alle dimensioni spazio-temporali. Si devono eliminare le finestre, le protezioni, le restrizioni. Bisogna che l`utente decida come vivere la sua esperienza cinema. Bisogna che il pubblico viva un grande evento".
 
Ci siamo chiesti dunque se tutto quello che è stato detto possa essere vera rivoluzione. Sicuramente sono state lanciate delle provocazioni e sono state ascoltate tantissime voci differenti, di ambiti e visioni diversi. E forse questa è la rivoluzione più vicina: grazie a siti come Cinemonitor.it e alla Rete tutti possiamo contribuire a partecipare a questo dibattito.
 
di Gabriele Sabatino

 

Guarda la seconda parte dell`intervento di Caterina Caselli, presidente della Sugar Music, etichetta indipendente che produce artisti come Andrea Bocelli, Negroamaro, Elisa, Malika Ayane.

Qui di seguito l`intervento di Gina Nieri, Consigliere d`Amministrazione Medisaet

In basso l`intervento al convegno di Lorenzo Pelliccioli, Amministratore Delegato di De Agostini

Lascia un commento