Un popolo senza terra

 

Relazione introduttiva di Roberto Faenza al Convegno di presentazione di “Censianimacorto” 20 ottobre 2009 presso la Greenhouse di RomaLazioFilmCommission
 
 
Siamo qui per parlare di quello che abbiamo battezzato “CensiAnimaCorto”, che intende essere il primo censimento nazionale dell’audiovisivo sommerso, su cui vale la pena indagare per guardare al cinema di domani.In realtà il titolo più appropriato di questo lavoro dovrebbe essere “censimento nazionale di un popolo senza terra”. Cercherò di spiegare perchè in pochi minuti di introduzione.
 
A fronte di un’evidente crisi del cinema, specie al box office, cresce invece la domanda di fare e vedere un cinema che nel prossimo futuro sarà sempre meno esclusiva della sola sala cinematografica e sempre più appannaggio di nuovi veicoli di trasmissione. Vedi il discorso della scorsa settimana di Steve Jobs, che ha investito gli utili Apple per diventare il maggiore azionista della Disney, al fine di trasformare il cinema in una nuova forma di entertainment, fruibile ovunque, in primis internet, non solo in sala (a parte i grandi eventi 3d) e ancora meno nell’ormai desueto mercato dvd (il cui fatturato è calato in USA del 20 % in pochi mesi).
 
Tutto ciò è segno non della morte del cinema, di cui sentiamo periodicamente parlare, ma semmai della sua mutazione in qualcosa di più trasportabile, di più personalizzabile, di più fruibile fuori dai canali tradizionali. Scomparsi quasi del tutto i videostore, si apre al mondo un nuovo grande territorio, che è quello dei computer e della tv digitale, che diventerà presto tridimensionale, e persino dei telefonini.
 
Certo resta aperto il problema del downloading illegale per cui si parla di provvedimenti che non arrivano mai e nessuno, nemmeno la nuova legge francese, ha sinora mostrato il coraggio di responsabilizzare i veri autori del reato, che non sono i ragazzini, i quali scaricano da internet tutto quello che trovano accessibile, del tutto ignavi della questione dei diritti. Sono i provider, diciamoci la verità, i veri supporter del downloading, gli unici a guadagnare cifre enormi ai danni di produttori e autori.
 
Proprio perché vogliamo indagare la crescita di quest’altro modo di fare e vedere cinema, abbiamo deciso di avviare il primo censimento nazionale di queste nuove forme di spettacolo, che nascono dal cinema ma già vanno oltre. Lo realizzeremo con il concorso di Cinemonitor–Osservatorio Cinema della Sapienza di Roma (che in pochi mesi di vita ha raggiunto la soglia di 100.000 utenti unici, un numero notevolmente alto per un portale non commerciale), in collaborazione con la Direzione Generale Cinema del Mibac, con l’Assessorato Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio, insieme alla RomaLazio Film Commission e a Radio Sapienza, di cui il nostro Preside è direttore responsabile, coadiuvato da Mihaela Gavrila, che vedo qui in sala.
 
Potremo ancora parlare di cinema, visto che formati, durata e fruizione saranno sempre meno diretti al consumo in sala? Forse no. Ma del resto il cinema, non dimentichiamolo, è sempre  stato un “mutante”, sin dai tempi di Melies, di Griffith, di Chaplin, per parlare dei soli pionieri.
 
Certo stupisce che l’industria tradizionale del cinema italiano sia così poco attenta a quello che gli americani chiamano research & development. Salvo i rarissimi casi di produttori illuminati, dovrebbe essere proprio l’industria a farsi prima promotrice nel campo dell’innovazione!
 
I dati più interessanti rilevati ancor prima di lanciare in rete il nostro Censimento sono principalmente quattro.
In primo luogo, si tratta di un’industria sommersa che ha però le caratteristiche di un’industria vera e propria, i cui numeri finali ci sorprenderanno per peso economico e quantità.
Secondo: si tratta di una produzione tipicamente giovanile, che rappresenta una palestra per la crescita di talenti e nuove professionalità ed evidenzia l’urgenza di fare quella ricerca e quella sperimentazione sia produttiva che creativa, il cui valore l’industria tradizionale stenta a comprendere.
E che siano proprio i giovani a mettersi in gioco e lanciare una sfida tutta in salita, è forse il dato più bello e incoraggiante.
Terzo: in questo genere di produzione cambiano i formati, le tecniche di ripresa e di montaggio, la visionarietà, senza parlare del prossimo passo: l’uso intensivo della interattività.
Quarto: persino gli effetti speciali saranno sempre più alla portata di tutti, per cui è ipotizzabile che un semplice giocattolo come IMovie diventerà tra poco uno strumento quasi professionale.
 
Sappiamo benissimo che non tutti i prodotti superano lo standard amatoriale, basta vedere il surplus di video inutili su YouTube. 
Ma è innegabile che la qualità sta crescendo di prova in prova, così pure i budget e le professionalità impiegate. Pochi giorni fa mi sono trovato a presiedere la selezione degli allievi registi al CSC e devo dire che mi ha colpito il talento e la professionalità di una ventina di video presentati, tant’è che mi sembra punitivo doverne poi ammettere solo sei. 
 
Chi fa il cinema dalla parte dell’industria si lamenta che mancano finanziamenti adeguati (il che è vero); chi fa quest’altro tipo di cinema non ha finanziamenti, eppure lo fa ugualmente, investendo i pochi mezzi che trova. In realtà, questi giovani scommettono sulla speranza di costruire con le loro mani il loro domani.
 
Questi tantissimi giovani produttori, registi, attori, sceneggiatori e tecnici, l’ho detto all’inizio, rappresentano un popolo senza terra, nel senso che non trova sbocco alla diffusione dei propri prodotti, se non negli angusti spazi di Festival e rassegne, anche se sempre più numerosi.
 
Ma questo popolo senza terra è un popolo di dimensioni straordinariamente crescenti, che proprio perché in cerca di una terra dove esprimersi e vivere, prima o poi entrerà in conflitto con chi la terra già la possiede, penso più che al cinema alla televisione, soprattutto alla tv pubblica, che invece di deprimerci con decine di programmi decerebranti, potrebbe benissimo aprire spazi e canali a centinaia di godibilissimi documentari, cortometraggi, animazioni 3d e chissà quanto altro ancora.
 
Pensiamo per un attimo a chi lavora per la memoria del paese: qualcuno è disposto a credere che un buon documentario, realizzato da persone veramente indipendenti, sia meno valido di un intero telegiornale realizzato da personale per lo più agli ordini dei partiti, quale sia il loro colore?
 
Il nostro compito, una volta concluso il censimento, sarà anche quello di aiutare questo popolo a trovare una terra dove poter essere visibile, magari premendo sulle reti generaliste, che come è noto spesso eludono le quote di programmazione e investimento specie per i documentari, oppure stimolando la nascita di nuovi canali tematici, oppure ancora sviluppando portali capaci di andare oltre i limiti dello stesso YouTube.

Adesso, vi rubiamo pochi minuti per mostrarvi come pensiamo di procedere nella realizzazione del censimento, ad opera di un team di ricercatori di Scienze della Comunicazione della Sapienza: Ambra Malagola, Chiara Ribaldo, Valentina Leotta, Melina Podestà, Edoardo Campanale, Gabriele Sabatino, Piero Balzoni e Francesco Sarubbo.
 
Prima di dare loro la parola, devo annunciarvi che il 22 gennaio 2010 terremo un Convegno internazionale sullo stato del cinema italiano presso la sede della Regione Lazio, in videoconferenza con le università di New York, San Paolo del Brasile e la prestigiosa Warwick, dove si stanno tenendo interessanti studi sul cinema italiano contemporaneo e sul cinema indipendente internazionale. 
Sarà quella anche l’occasione per diffondere i primi dati del nostro censimento.
Inutile aggiungere che nel frattempo ogni critica o suggerimento saranno benvenuti.
 
Nota:
Per consultare la relazione in PowerPoint sul Censimento, clicca qui in basso nella sezione Allegati.
Per accedere al Censimento clicca sul banner in Homepage.

 

 

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