Svetlana detta Luciana | Documentario

di Francesco Sarubbo

Si parla spesso di spazi d`interculutura che possono favorire l`integrazione tra popoli diverse, culture e usanze, differenze. Se ne parla così tanto che troppo spesso si resta a guardare il mondo scorrer velocemente e cambiare, noi però restiamo indietro e quando decidiamo di fare qualcosa è ormai inevitabilmente un`impresa quasi imposssibile. Si dibatte poi altrettanto spesso se il cinema riesca a sopperire a queste assenze sociali e se ad esso sia davvero affidato il compito di colmarle o meno. Qualcuno ogni tanto ci prova..

Karole Di Tommaso ha deciso che alle parole a volte vanno sovraimpresse le immagini affinchè tutto abbia un senso. E` alla sua prima opera ma ha dimostrato, per trattatazione e volontà, di aver delle ottime prospettive di crescita e capacità realizzative. Senza togliere il fatto che il documentario è la forma più alta di narrazione visiva perchè ha le pretese di raccontare frammenti di realtà senza filtri, e non sempre è facile anzi..la cosa più difficile resta infatti vedere delle opere che sanno raccontarsi e raccontarci. Qui di seguito la seconda parte di questo bellissimo minidoc e le note di regia.

Svetlana detta Luciana | di Karole Di Tommaso

 

 

Svetlana detta Luciana        _ Sinossi _

 


Sono donne con la testa messa da parte come quella dei fenicotteri, sono donne con il capo coperto, lo smalto ai piedi e i sandali in sughero.

Si chinano in basso toccando la terra con la mano che nascondevano sul cuore per tacere i ricordi, sono le donne che mentre ascoltano la moka italiana far venire fuori il caffè pensano agli autobus delle loro città pieni di bambini soli e di uomini che accompagnandoli a scuola, riempiono la mente con altre donne.

Anche loro ascoltano canzoni d’amore, anche loro si svegliano sperando che parlare dei problemi possa aiutare ad esorcizzarli.

Si amano con la stessa passione che la vita impiega nell’amare le donne. Spesso non possiedono che un altra donna da accompagnare alla morte con l’amore che arriva con l’abitudine.

Libere ad ore e per contratto, felici di vivere emozioni semplici che il nostro benessere ha allontanato irrimediabilmente.

Noi, quelli dalle religioni light, quelli dalla vita da disprezzare a tutti i costi, noi figli di generazioni esportate come scatolame, con la memoria propria a chi i disagi li ha soltanto ascoltati per dimenticarli ed attribuirli al nuovo ciclo delle vere difficoltà.

Loro quelle che entrano in Europa una sopra l’altra incollate come le sfoglie di una lasagna condita di escrementi.

Sono Moldave in questo caso, ma cinquanta anni fa, erano mia nonna e mia zia.


Sembra di essere seduta nei pensieri delle emigranti italiane che tornate nei loro paesi, hanno riabbracciato un dialogo con i  propri figli sufficiente a soddisfare soltanto le previsioni del tempo. Anche loro pensavano che tutti quei sacrifici sarebbero bastati per la felicità, anche loro hanno capito che quei sacrifici non sono bastati per la felicità! Così è la vita, e questo le donne moldave che arrivano in Italia clandestinamente pagando 8.000 euro al "padrone" che le costringe a passare per i boschi dell`Ucraina e a mettere in pericolo la loro stessa vita, non possono ancora saperlo! Non sanno nemmeno quanto è difficile diventare una badante! Non sanno ancora che vivere senza denaro in Italia è impossibile e allora quando si ritroveranno secondo gli accordi con il "padrone" a dover versare i guadagni di un intero anno, per estinguere il debito più gli interessi, che hanno fatto per conquistare questo importante tirocinio per questa nuova brillante carriera inizieranno a cantare. Canteranno della loro bellissima casa, canteranno della loro bravissima gente, perchè in fondo prima che ne conosceranno altra passera del tempo. Quel tempo impegnato a pregare che l`anziana assistita non debba morire perchè altrimenti restituire il debito diventa impossibile. Nessun lavoro oltre al salario offre vitto e alloggio garantito, e allora questo è da mantenere. Le preghiere si intensificheranno e questa gente oltre a farlo per i propri cari, vicini soltanto nei ricordi, inizierà a pregare anche per la gente che le procura e le causa una vita indecente! 


_Note di regia_


Quando ho incontrato Svetlana tutte le sensazioni ricevute nell`osservare questa gente nell`insieme, sono state riabbracciate da un insolita allegria che la caratterizzava. Era strano osservare una donna allegra a tutti i costi nonostante la sua vita fosse cambiata forse irrimediabilmente in peggio.

Dopo aver metabolizzato questa forzata allegria, ho deciso di seguire lei, la donna più difficile da gestire, la donna che secondo me era in grado di raccontare la solita   storia dell`emigrazione con toni irriverenti senza nemmeno saperlo.

Questa donna ha dato il via ad un percorso basato sulla musica da lei stessa prodotta. La sua abitudine di cantare in ogni istante della giornata è diventato il collante del film. Traducendo i testi delle canzoni e seguendo tutta la musica che arrivava nel percorso del film naturalmente e senza alcuna forzatura ho deciso che il film sarebbe diventato un musical su una badante moldava che cantando non lasciava niente al caso. Svetlana detta Luciana è il prodotto di una vita passata a cantare per ricordare, dove la musica come nessun altra terapia allevia solitudine e nostalgia.


Karole Di Tommaso

 

 

Per contattare Karole: karoleditommaso@hotmail.it

 

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