2012 | The movie

2012

(Roland Emmerich, 2009) 

Dov’è finito il nostro Presidente del Consiglio? Perché non è salito a bordo? È solo una delle tante domande che mi sono posta quando, durante una sequenze più drammatiche dell’ultimo film di Roland Emmerich, i capi di stato dei paesi più potenti di questa terra decidono di salvare migliaia di ‘anime’ e accoglierle non in una come quella del buon vecchio Noé, ma 4 arche del nuovo millennio costruite per ospitare persone e animali, ma soprattutto (e qui Herbert Spencer…e più tardi Herbie Hancock, ci covano) assicurare la sopravvivenza dei più ‘adatti’ (a cosa?)…e quindi  aspettare la quiete dopo la tempesta! Apocalittico ma anche biblico questo 2012. È apocalittico come da tradizione: Roland Emmerich è già regista di ‘disastri’ su pellicola [The Day After Tomorrow (2004) e Independence Day (1996)]. 2012 è inoltre un film apocalittico anche per il soggetto stesso del film: la distruzione della terra ferma a causa di un flare solare che provoca il rapido innalzamento della temperatura nel cuore del nostro pianeta. Gli effetti visivi della distruzione del mondo invadono il tessuto scenico sul cui sfondo si intarsiano le vite dei protagonisti in cerca di salvezza. Dopo la scoperta del pericolo geologico, i due scienziati Adrian (Chiwetel Ejiofor) e Satnam (Jimi Mistry) tentano di divulgare la notizia. A questo punto, molte storie e i vissuti dei protagnonisti si intrecciano e contribuiscono a creare un sostegno narrativo e quasi orchestrale all’evento protagonista del film: c’è la figura del messia Charlie Frost (Woody Harrelson, già Larry Flynt nell’omonimo film sulla story del fondatore di Hustler Magazine), che avverte lo scrittore e autista di limousine Jackson Curtis (John Cusack) dell’imminente catastrofe. Per evitare la tragedia, Jackson porta in salvo la sua famiglia (la sua ex moglie Kate [Amanda Peet] e i suoi due figli Lily e Noah [Morgan Lily e Liam James]) e dopo una serie di vicissitudini sceniche in cui è possibile ammirare aerei che scansano grattacieli (e vice versa) e metropolitane fluttuanti nel ciel sereno, riescono finalmente a salire a bordo di una delle bibliche navicelle. Ma questo film non è solo biblico per la metafora catastrofica, o per l’esplicito  parallelismo con il tema della distruzione terrestre e l’imbarcazione costruita dal patriarca per prevenire l’estinzione delle specie viventi nel racconto del Diluvio.  Intendo qui l’aggettivo ‘biblico’ non solo per indicare l’evocazione di eventi contenuti nella Bibbia, ma anche per indicare una metafora storica, ma metafora degli ultimi cento anni della storia del mondo che più o meno esplicitamente si adattano alla cultura e ai tempi filmici e vengono evocati nel tessuto narrativo; il film è una ricostruzione globale del ‘Libro’ della nostra storia: il G8 (dove è possibile vedere un busto con la bandierina italiana che sta ad indicare un ideale Presidente del Consiglio che ahime’ alla fine non sale sull’arca), il conflitto tra Oriente e Occidente, il jazz, il fascino del Tibet, lo tzunami, il presidente degli Stati Uniti di colore (un fantastico Danny Glover), e si potrebbe continuare all’infinito….anzi no! solo fino ai titoli di coda! 

 

Mariarita Martino Grisà

 

 

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