500 giorni insieme | Quando la musica guida il film

 500 giorni insieme non è una storia d’amore. E’ la storia di un ragazzo che incontra una ragazza”. Sono queste le prime parole di 500 giorni insieme (titolo originale 500 days of summer), pronunciate da una voce fuori campo. Opera prima di Marc Webb, finora collaudato autore di videoclip musicali (dai Green Day agli Evanescence, dai My Chemical Romance a Regina Spektor, tutti del panorama indie-alternative), il film mostra sin da subito la sua originalità, presentandosi come una sorta di concept album messo su pellicola, dando quasi l’impressione che prima della sceneggiatura fosse stata decisa la colonna sonora. Il film segue una narrativa non lineare, ogni scena è aperta da una cartolina in cui viene indicato il numero del giorno che si vuole presentare. Si va continuamente avanti e indietro nel tempo, cercando di non far mai dimenticare che ci si trova davanti ad una commedia romantica e che spesso in amore ci si confronta con una dura realtà. Webb riesce a coniugare i viaggi temporali e la storia d’amore con alcuni giochi stilistici: su tutte le sequenze in bianco e nero per individuare il periodo seguente alla rottura tra i due protagonisti e scene in cui lo schermo viene diviso a metà presentando da una parte ciò che Tom (Joseph Gordon-Levitt), il ragazzo inguaribile romantico, vorrebbe che fosse e dall’altra ciò che è nella realtà, quella voluta soprattutto da Sole (Zooey Deshanel), ragazza che non crede all’amore e che ha fede nei rapporti non duraturi. Anche in questo senso il lavoro si presenta originale: i ruoli classici e stereotipati della ragazza romantica che sogna il matrimonio e del ragazzo immune da qualsiasi virus romantico sono completamente stravolti, così come stravolto è il finale, lontano dal clichè “vissero tutti felici e contenti”. Webb utilizza il punto di vista e i gusti musicali di Tom (e anche quelli cinematografici, la coppia si lascia dopo aver visto “Il Laureato”, probabile omaggio al cinema che preferisce) per mettere in scena la sua visione delle relazioni di coppia nel terzo millennio e i suoi gusti personali. La musica diventa il vero e proprio filo conduttore del film ed ogni pezzo trova la sua giusta collocazione rispetto alle scene: si parte da uno strumentale “A story of Boy meets Girl” di Danna e Simonsen che fa da sfondo alla frase del narratore, per proseguire con “Us” di Regina Spektor che ci presenta i due ragazzi. Aiutato certamente dal suo amico Brandon Boyd, leader degli Incubus, Webb sceglie come motivo principale “Please, please, please, Let me get what I want”, recuperando così gli Smiths, gruppo alternative degli anni ’80, quasi sconosciuti ai giorni nostri. Il resto dei brani vanno dai Doves ai sempiterni Simon and Garfunkel, dai Temper Trap ai Mum-Ra, con una non spiacevole incursione di “Quelqu’un M’a dit” della premiere dame Carla Bruni. Insomma, la musica che diventa soggetto di una quasi visionaria commedia romantica dei nostri tempi. Un ottimo film e anche un ottimo album che già hanno stupito al Sundance festival e al Festival di Locarno. Si aspetta il giudizio degli italiani, soprattutto i più giovani non mocciani.

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