Il riccio


Parigi. Paloma, una ragazzina precoce e brillante (Garance Le Guillermic) vive in uno splendido palazzo borghese con la famiglia `gauche caviar`. Il padre ministro distratto e ottuso, la madre preda di psicanalisi e psicofarmaci, la sorella maggiore insopportabilmente snob, e un pesce rosso di nome Hubert.
Scorre parallela e apparentemente grigia l`esistenza di Renée (Josiane Balasko, magnifica e mimetica attrice) la sciatta e insignificante portinaia del palazzo. 
La bambina vede lucidamente vivere gli adulti: in un quotidiano vacuo e inutile si muovono come pesci in una boccia d`acqua. E gioca con i pensieri e con la morte, filmando e disegnando, chiusa in un suo mondo segreto.
L`anziana cela, per timore del giudizio altrui, la sua vera natura di donna sensibile, colta e ricercata. Ama l`arte e la musica, la cultura giapponese, Tolstoj e Proust. Ma a forza di nascondersi, ha perso se stessa, rinunciando alla sua femminilità e al suo lato materno. 
L`arrivo nel palazzo di un nuovo misterioso inquilino, il raffinato e ricchissimo giapponese, Monsieur Ozu (perfetto Togo Igawa), come un soffio di vento sconvolgerà la vita di entrambe.
Un film piccolo e delicato. Quasi una favola o un paradosso filosofico. Ispirato al bestseller francese di Muriel Barbery, ne sacrifica alcune parti pur mantenendone lo spirito molto letterario: elegante e profumato come una tavoletta di cacao purissimo, o una tazza di pregiato tè.

La regista, Mona Achache, è al suo primo lungometraggio. Giovanissima, nata nel 1981, ha un tocco ancora acerbo. Tuttavia vi sono momenti di fascino. Molto belli i disegni e le animazioni. 

 

Di Francesca Bani

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