Avatar | La cosa più brutta? Il 3D

 

 
Avatar | La cosa più brutta? Il 3D
 
di Gabriele Sabatino
 
Come volevasi dimostrare: la rivoluzione non è avvenuta. Avatar, il film più atteso del 2010, già secondo incasso mondiale di tutti i tempi (dopo Titanic, of course) non delude le aspettative, ma nemmeno si collocherà come pietra miliare del Cinema con la c maiuscola.  Insomma siamo ben lontani da un sintagma di senso come "Domani è un altro giorno" o come le braccia distese a prua di Jack e Rose che rimarranno seculi seculorum nelle menti di tutti. Mi chiedo se fra due mesi, quando il polverone sarà terminato e rimarranno soltanto stralci di pellicole nelle sale di provincia, quando già un altro mega evento cross-mediale rimbomberà attraverso i nostri tecnologici device, qualcuno davvero si ricorderà che káme nel linguaggio Na`vi significa "vedere", ma non vedere in superficie, ma vedere dentro una persona, capirla, oppure se qualcuno appoggerà la sua coda alle fronde di un albero cercando di ascoltare i propri antenati.
 
Io credo di no. Avatar resta un bel film, fatto bene, tecnologicamente all`avanguardia, economicamente e industrialmente ben costruito, ma non potrà sfondare le coscienze cinematografiche umane e rendersi indelebile. Il motivo principale resta il fatto che ci si aspettava una rivoluzione tecnologica da Cameron: un`immersione "dentro" Pandora e non solo un groviglio supersofisticato di effetti speciali. Bellissimi i paesaggi che chiamare "fantastici" è davvero riduttivo. Una ricerca dei particolari che farebbe invidia al miglior Wilde: niente è lasciato al caso (così "americanally correct"), dagli usi e costumi degli indigeni, al loro modo di esprimersi, dalla flora e la fauna fino alle fattezze di tutti i viventi. Però mi chiedo nuovamente: se avessimo visto il film nella versione classica, e non in 3D, sarebbe stato così diverso? Così poco accattivante? Insomma quello che voglio dire è che non è di sicuro la tridimensionalità a suscitare la potenza di Avatar, non è il suo moltiplicarsi in bombature, modellature, riempimenti, foglie di piante che ti si spingono fino alla bocca, o polvere luccicante che sembra muoversi nell`aria. Piuttosto la forza del film sembra risiedere in quello che di più antico si possa trovare al cinema: una storia. Il racconto di una perdita familiare, il sentirsi un "diverso" che può aiutare il proprio mondo, ma il mondo è brutto e cattivo perché ha perso l`intimità con la propria Madre (Terra), e allora la scoperta che esiste un altro mondo, che è dentro di noi, basta vederlo (Ti vedo, dicono sempre i protagonisti, in Na`vi "oél ngáti kámeie"),  e combattere per esso, perché lì c`è l`amore e perché solo con il ritorno alla natura puoi scoprire il veri valori insiti in ognuno di noi, umano o avatar che sia. Tutto ciò misto ad una religiosità "nuova", che unisce invece di dividere, che rende tutti uguali e liberi, rende la storia non solo avvincente, ma sopratutto vincente. Ma per pensare tutto ciò certo non avevamo bisogno della, seppur geniale, mente di James & co. Se Omero vedesse questo Avatar pieno di amore e morte, di natura e ritorno in essa, di battaglie per la sopravvivenza fisica e culturale, di miti religiosi, guide spirituali e riti di iniziazione, penserebbe che lui l`Odissea l`ha già scritta 3 mila anni fa (e anche meglio…) e oggi è scaricabile gratuitamente da Internet.
 
Un`ultima cosa infine mi sono chiesto. Perché i più piccoli, i giovanissimi, sono attratti da questo film? Alla fine della proiezione alcuni ragazzini presenti in sala (non credo avranno avuto più di 15-16 anni) erano praticamente con le lacrime agli occhi, quasi avessero visto la discesa di una divinità nel mondo terreno, la sua incarnazione tra i mortali*. Sarà forse per la videogiocosità delle immagini? O perché hanno indossato un paio di occhialini che di fatto migliorano l`immagine? O ancora perché il digitale permette di creare storie fantastiche che, con la computer grafica, diventano quasi più che reali, iperreali, surreali e dunque affascinanti?
 
Le motivazioni possono essere diverse, a partire dal fatto che la promozione di un film come questo ti rende "parte del film" ancora prima che il film stesso esista. E per chi oggi (produttori e distributori italiani, drizzate le orecchie) sta connesso in maniera totale con un mondo di informazioni (principalmente attraverso Internet e il cellulare), è quasi impossibile non cedere all`irresistibile voglia di andare a vedere qualcosa di cui si è parlato per mesi, con la quale si è interagito nei modi più disparati, con la quale per assurdo si è già giocato. Ma una motivazione per la quale, sempre di più, vado certo, è quella che dentro al film ci sono ancora una volta alcune tematiche ricorrenti che stanno a cuore ai più giovani. Mondi irreali, creature fantastiche, battaglie all`ultimo sangue e spiritualità sono sempre più ricorrenti. Avete notato come sia ne Il Signore degli Anelli, Harry Potter, Twilight e adesso Avatar l`elemento comunità, spiritualità, religione è quasi al centro del discorso? Come quasi a volere indicare la strada verso una rinnovata voglia di sentirsi parte di un qualcosa che ahimè oggi i ragazzi non sentono nella "vita reale". Internet è, credo, la prova di tutto questo. Una comunità che unisce, che connette, che mette insieme (non che divide, separa). Siamo distanti dalla logica della vecchia televisione e del vecchio cinema dove ci si racconta la realtà, e dove i soggetti vengono tenuti distanti tra loro. Siamo entrati (e Avatar sfrutta appieno questa dinamica) a pieno titolo in un`era dove le connessioni sociali sono sia reali, in campo promozionale e comunicativo, sia fantastiche, dentro la storia dei film; i soggetti vivono un`esperienza totale che va molto oltre la visione del film. Per assurdo se domani Pandora fosse un parco di divertimenti , avremmo il tutto esaurito in pochi giorni. E Avatar è sicuramente dentro questa nuova logica, ed ha amplificato questa dimensione, che va ben oltre la terza;  terza dimensione che, in fondo, non è altro che la cosa più brutta del film.
 
* ‘Avatar’. Nella sua accezione originale, di etimologia sanscrita, significa ‘discesa’: la discesa di una divinità tra i mortali. Secondo la religione induista, per esempio, Krishna e Rama sono avatar di Vishnu, così come per un cristiano Gesù di Nazareth è l’avatar del dio biblico (di fatto, se non di nome). Nel film Avatar la discesa è uguale ma contraria. E` un mortale, un umano, che scende nel divino, nell`Albero delle Anime.
 
Le cinque cose più belle di Avatar:
 
  1.  La perfezione delle creature indigene e del mondo di Pandora
  2.  La critica al mondo reale, guerrafondaio e senza più spirito.
  3.  Il ritorno di Sigourney Weaver
  4.  La soundtrack (suoni e rumori resi musicali dal bravissimo Horner)
  5.  La franchezza di Cameron quando dice che Avatar è una specie di suo sogno nel cassetto da quando, allora giovane camionista,  era uscito dal cinema in cui veniva proiettato per la prima volta Guerre stellari di George Lucas, nel 1977, e voleva fare un film uguale.
 
Le cinque cose più brutte di Avatar:
 
  1. Che da domani non si potrà più aprire nessun sito web senza un banner che promuove l`uscita
  2. Il mix di cose già viste prese da Alien, da Mission Impossible, da The Island, Il Signore degli Anelli, The Matrix (gli piacerebbe!), e ovviamente (l`hanno detto in molti) Pochaontas.
  3. Il 3D venduto per rivoluzione, realizzato per sperimentazione, comprato per educazione.
  4. Le frasi ad effetto americane che sembrano sceneggiate dai dialoghisti di Bold & Beautiful
  5. La locandina (in qualsiasi versione) e il titolo russo: Аватар

 

 

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