IL TIFO ANTI-OCCIDENTALE CANDIDA ‘AVATAR` A FILM CULTO DI AL QAEDA

 

Anselma dell`Olio: <<IL TIFO ANTI-OCCIDENTALE CANDIDA ‘AVATAR`
A FILM CULTO DI AL QAEDA>>
di Michele Anselmi per il Secolo XIX

 

Sembrava una disputa ideologica tutta americana, con la destra conservatrice schierata contro "Avatar", insieme a centinaia di blog "neocon" pronti a scandire la parola d`ordine, un po` ridicola, del boicottaggio. Accuse a carico del film, da ieri nelle sale italiane in 800 copie, 350 delle quali in 3D: antipatriottico, panteistico, sdolcinato, hippy, ecologista, new-age, consolatorio, dannoso, sinistrorso, buonista, post-moderno, revisionista, eccetera. Addirittura, insorge il falco John Podhoretz sulla rivista "Weekly Standard", il film chiederebbe al pubblico di "fare il tifo per la sconfitta dei soldati americani ad opera dei ribelli" (eppure nel lussureggiante pianeta Pandora, anno 2054, sono i nativi bluastri armati di frecce e lance a resistere all`invasione ipertecnologica dei terrestri). Mentre Ross Douthat, sul "New York Times", rammenta al regista che "civiltà come quelle dei Na`vi non sono Eden, ma posti dove la vita tende ad essere brutale, violenta e breve".Sicché "Avatar" muoverebbe le corde profonde di una religiosità semplice e consolante, che non pone il fedele davanti ad un Dio personale ma invisibile ed esigente. E se anche fosse? L`attrice Govindini Murty, cofondatrice del blog "Libertas", pur apprezzando "lo spettacolo straordinario", accusa "Avatar" di farsi portatore di "tutta l`ideologia dannosa della sinistra".Sembrava, appunto, una disputa tutta americana. Invece s`è trasferita pari pari qui da noi. Con toni meno pensosi sul versante teologico-religioso, forse più ironici, ma senza distaccarsi troppo nelle motivazioni. Ad esempio, per Maurizio Cabona del "Giornale" Cameron evoca "una guerra spaziale che ricorda ogni guerra coloniale e neocoloniale degli Stati Uniti e dei loro alleati: vi troveranno dunque un esiguo risarcimento morale pellerossa, messicani, filippini, indocinesi, nicaraguensi, salvadoregni, grenadini, panamensi, iracheni, somali, sudanesi, serbi, afghani, yemeniti… Anche gli indios dell`Amazzonia, sempre che possano vedere il film, riconosceranno nella scena dei bulldozer che deforestano la loro quota di dramma". Ne discende che, pur facendo capo la produttrice 20th Century Fox al neoconservatore australiano Rupert Murdoch, "il fatto economico diventa politico", cioè "l`adesione di una vasta massa essenzialmente giovanile a un film che mostra la sconfitta del proprio Paese e il rimpatrio dei prigionieri modellato sulle immagini dei rimpatri dal Vietnam". Vista così, la critica all`espansionismo umano, pur presente nel film in chiave epico-romantica, superficialmente filosofica, da intrattenimento popolare, si muta in accusa diretta all`interventismo americano, sopraffattore, vorace e pasticcione. Troppo per Anselma Dell`Olio. Sulla prima pagina di "Liberal" ricorda che con certi film non si può scherzare. "Il tifo anti-occidentale candida ‘Avatar` a film culto di al Qaeda", ammonisce, lamentando "la sfacciata glorificazione del traditore" (il marine paraplegico che da umanoide blu recupera l`uso della gambe e si unisce ai nativi), ironizzando sul "predicozzo ecopacefondaio col cuore in mano", definendo "il pregiudizio culturale più manicheo, a parti rovesciate, dei film con John Wayne: indigeni divini, noi mostri assetati di sangue e avidi di denaro". Avete letto bene: "Un cult-movie di al Qaeda". Cioè filo-terrorista. Tale sarebbe "Avatar". Di fronte a un`accusa così infamante, che trasforma Cameron in sodale neanche troppo inconsapevole di Osama Bin Laden, ci si chiede se gli occhialini per la visione tridimensionale non diano un po` alla testa. D`altro canto, annota la critica, il regista di "Avatar" è canadese. Cosa possiamo attenderci? Sono ottimi comici (Dan Aykroyd, Jim Carrey, Martinh Short), buoni scrittori (Mordechai Richler), ottimi musicisti rock (Neil Young, The Guess Who), ma pessimi "americani". Infatti in un dimenticato e divertente film di Michael Moore, "Operazione Canadian Bacon", 1995, l`inquilino della Casa Bianca, finita l`epoca della guerra fredda e sentendo diminuire prestigio e popolarità, s`inventava un nemico da abbattere, un nuovo Impero del Male, trovandolo nel pacifico Canada. Per la cronaca, se da destra danno a Cameron dell`antipatriottico e del panteista, quasi fossero colpe esecrabili, da sinistra accusano il film di essere addirittura razzista. In quanto proporrebbe "la favola del messia bianco", così togliendo quindi al Popolo azzurro l`orgoglio e la determinazione di difendersi senza l`aiuto dello straniero buono. L`esausto regista si difende così: "Il film chiede soltanto di aprire gli occhi e vedere gli altri, rispettarli anche se sono diversi da noi, nella speranza di prevenire conflitti e vivere armoniosamente. Non mi pare che sia un messaggio razzista". In effetti, non pare. Succedeva tranquillamente in western come "Un uomo chiamato cavallo" e "Balla coi lupi", ma non c`era ancora stato l`11 settembre.
Fonte: dagospia.

 

 

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