Appunti sulla Stereoscopia

APPUNTI SULLA STEREOSCOPIA
di Roberto Girometti,
direttore della fotografia, ex Presidente dell’Aic
                            
 
 
Credo che prima di parlare di stereoscopia 3-D attuale si debba fare un po’ di storia per conoscere meglio questa tecnica.
La stereoscopia è una tecnica di visione di immagini, di disegni, fotografie e filmati pari alla visione binoculare dell’occhio.
Nei tempi dei tempi sono stati in molti a interessarsi di questo fenomeno ottico, e si citano, prima Euclide e poi il grande Leonardo da Vinci. Nel ’500 e nel ’600, Giovanni Battista della Porta e Jacopo Chimenti da Empoli hanno sperimentato dei disegni in questa maniera, ma chi ha coniato la parola “stereoscopique” nei primi anni del 1600 pare sia stato il gesuita François D’Aiguilon in un lavoro sulla filosofia matematica.
Ma è verso la metà del 1800 che sir Charles Weatstone inizia la sperimentazione con coppie di fotografie affiancate per riprodurre due immagini di poco differenti, come quelle percepite dall’occhio umano, dove c’è una leggera differenza
di visione di circa 6,8 centimetri.
Dopo questi esperimenti di stereoscopia sulla fotografia, inizia la sperimentazione in campo cinematografico, già con i fratelli Lumière con il “remake” del famoso arrivo del treno in stazione. Nel 1922 viene realizzato un film in stereoscopia 3-D dal titolo The Power of Love. Nel 1952 riprende la produzione in stereoscopia 3-D, con cinepresa binoculare su due rulli di pellicola a impressione sincronizzata, e per un decennio si realizzano una settantina di film, tra i quali il più celebre è Il mostro della laguna nera diretto da Jack Arnold nel 1954. È chiaro che queste pellicole escono in cinema appositamente attrezzati per questa tecnica di stereoscopia.
Tra la metà degli anni ’70 e la metà degli anni ’80 vengono realizzano altri film in stereoscopia 3-D, fra i quali Lo squalo III. Subito dopo nasce la nuova tecnologia IMAX 3-D che sfrutta le varie tecniche disponibili: anaglifo, lenti polarizzate e occhiali LCD. In questo caso si usano due sistemi, uno a doppio obiettivo con due rulli di pellicola in sincrono, l’altro con singolo obiettivo, e in questo caso vengono alternate le immagini, una per l’occhio destro, una per l’occhio sinistro (è un sistema molto complicato).
Anche nel sistema televisivo si fanno sperimentazioni di stereoscopia: John Baird a metà degli anni ’20 utilizza con la televisione meccanica il sistema con l’uso del disco di Nipkov, con segnale su due canali trasmessi alternativamente (destro e sinistro). A metà degli anni ’50 c’è una prima trasmissione stereoscopica, dove si converte il segnale elettromagnetico in 3-D in bianco e nero sempre utilizzando l’anaglifo e cioè utilizzando gli occhialini per godere l’effetto tridimensionale.
Ormai esistono vari sistemi per avere un’immagine stereoscopica, ma nei vari casi occorrono sempre due immagini da unire con le diverse tecniche. E le immagini possono essere scattate o riprese dalla realtà o generate al computer.
Per vedere il cinema in stereoscopia 3-D si usa il sistema anaglifo (occhialini colorati), o occhiali con lenti polarizzate, ed infine l’ultimo ritrovato occhiali elettronici con lenti a cristalli liquidi.
Bisogna ricordare, inoltre, che in una visione di stereoscopia 3-D, l’occhio si muove dall’interno verso l’esterno e viceversa, per cui anche in fase di montaggio si deve stare molto attenti, perché se in una inquadratura l’occhio è in fase interna, la successiva inquadratura deve iniziare da questa posizione per l’occhio, altrimenti può essere molto fastidioso per lo spettatore e creare lacrimazione e mal di testa.
L’altra cosa importante è il tipo di film che si vuole girare. Credo che i film più interessanti da vedere nel sistema stereoscopico 3-D siano film di avventura, horror o comunque film che abbiano delle riprese particolari di grande effetto visivo. Non credo che commedie o film “intimisti” abbiano la stessa potenzialità di interesse per lo spettatore.

Ultima cosa che va ricordata è che il costo di un lavoro in stereoscopia 3-D, con qualsiasi supporto, chimico o digitale, ha bisogno di un budget superiore, che oscilla tra il 30 o il 40% del costo generale del film. Ho visto molti lavori in questo sistema di stereoscopia 3-D e il più bello in assoluto, tecnicamente parlando, è Capitan EO di Francis Fors Coppola, con la fotografia del nostro Vittorio Storaro, girato,  per conto della Disney, con due macchine da presa 70 millimetri nel 1990. Purtroppo questo film si può vedere solo nei Disneyworld, a Los Angeles, Orlando, o Parigi. Spero che un giorno tutti possiate vederlo. 

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