MANGINI: ESSERE DONNE NEL CINEMA

 

<<Per aver saputo indagare con alta coscienza morale e sguardo eticamente impegnato la complessa trasformazione della condizione femminile nella società italiana dalla fine degli anni Cinquanta ad oggi, narrandone i drammi e le speranze di emancipazione e compiendo allo stesso tempo un viaggio lungo l’Italia, attraverso le sue terre e le sue realtà periferiche e marginali>>.
Con questa motivazione il 30 novembre scorso la giuria della terza edizione del Visioni Fuori Raccordo Film Festival di Roma ha consegnato a Cecilia Mangini il Premio alla Carriera.
Una carriera rappresentata dall’impegno nella società civile italiana sviscerato e profuso nelle sue opere fotografiche e nei suoi documentari, con i quali ha mostrato e testimoniato la volontà di emancipazione delle donne negli anni Cinquanta e Sessanta e le molte sfaccettature dei territori pulsanti di “Ragazzi di Vita”, che vivevano in prima persona le trasformazioni sociali ed erano protagonisti passivi delle lotte sociali.
Per questi motivi è la prima importante documentarista del cinema italiano, al quale si è avvicinata in qualità di critica e di saggista collaborando con le riviste Cinema Nuovo, Cinema ’60 e l’Eco del Cinema.
Il suo percorso artistico, come documentarista e sceneggiatrice, è stato legato alla collaborazione con PierPaolo Pasolini e Vasco Pratolini che per lei hanno scritto testi coraggiosamente rappresentati da documentari sulla periferia italiana, come Ignoti della città del 1958, La canta delle marane del 1960 e Stendalì, dove attraverso il lamento funebre delle donne pugliesi si ritrova il legame antropologico con il mondo greco.
Le location dei suoi documentari realizzati negli anni Sessanta sono state soprattutto le fabbriche, dove ha mostrato i cambiamenti e i disagi sociali, le lotte, l’emancipazione femminile e la protesta giovanile e da questo humus nacquero i documentari come Essere Donne, Brindisi ’66 e Comizi d’amore ’80.

 

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