“Sogni di celluloide”

Sogni di celluloide” di Roberto Faenza | Da "Il Fatto Quotidiano" del 29 gen 2010 

Qualcuno di noi conosce un giovane che non voglia diventare regista, scrittore, attore, sceneggiatore, cantante, videomaker, webdesigner o qualcosa di simile? E’ il trionfo della società immateriale. Tutt’altro che trascurabile, se un importante studio della Banca di Italia attribuisce proprio alla formazione culturale “un tasso di rendimento privato pari al 9%, un valore superiore a quello ottenibile da investimenti finanziari alternativi, come ad esempio i titoli”. La passione, o meglio la febbre o forse meglio ancora la droga di questo popolo tutto giovanile non è nuova. Prendiamo il caso di Domenico Modugno, il cantautore di fama mondiale. Non tutti sanno che a vent’anni, sognatore insofferente della provincia pugliese, scappò letteralmente di casa per inseguire il miraggio del cinema. Dovendo mettere da parte i soldi necessari, fa il gommista e altri lavoretti, finchè riesce a entrare come allievo attore al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, dove ha l’occasione di incontrare Vittorio De Sica, Alessandro Blasetti, Roberto Rossellini. Farà la comparsa senza sfondare per anni, poi il salto nel firmamento musicale. Più tardi firmerà anche un film sfortunato da regista, Tutto è musica, scritto insieme a Franco Migliacci e Tonino Valerii. Come Modugno, migliaia di giovani tra i 19 e i 26 anni (limite massimo per iscriversi alla maggior parte di scuole e accademie) partecipano ogni anno a sfaticanti corsi di selezione. Qualche cifra: l’anno appena trascorso oltre 360 domande al Centro Sperimentale per l’ammissione al corso di regia, che prevede soltanto 6 posti. Circa 70.000 domande (!) per accedere alle scuole private disseminate sul territorio nazionale per diventare registi, attori, sceneggiatori, esperti di scrittura creativa e via di seguito, al costo medio di seimila euro a corso, molti dei quali autentiche bufale, capaci soltanto di rilasciare uno straccio di inutile diploma. Alla carica dei 70.000, vanno aggiunte migliaia di domande per accedere ai master universitari, al costo medio di 5.000 euro, che salgono a 8.000 quando si tratta di corsi universitari privati. Domenico Modugno dovrebbe essere contento di sapere dall’al di là che un suo corregionale, Nicki Vendola, è l’idolo incontrastato della riconoscenza giovanile, in quanto prodigo di una variante delle tradizionali borse di studio, chiamata “Ritorno al futuro”, che consente agli studenti pugliesi di essere i più presenti nei master universitari, grazie alla “dotazione” di 15.000 euro per studiare e sopravvivere un anno fuori dalla Puglia. Sembrerà strano, ma è il cinema il sogno che spinge un numero crescente di ragazzi a sfidare la sorte; non la televisione, che pure offre più visibilità e possibilità di guadagno. Nonostante i cancelli di Cinecittà siano gremiti di aspiranti tronisti, veline, grandi e piccoli fratelli, specie quando Maria De Filippi chiama all’adunata, ultragettonate sono tutte le carriere del grande schermo, dal regista allo sceneggiatore allo scenografo al costumista, per non parlare ovviamente degli attori. Del resto perché stupirsi se viviamo in un paese dove nell’ultimo anno sono stati  censiti ben 825 festival di cinema? Tutto ciò a dispetto del fatto che l’industria cinematografica nostrana si presenta al momento piuttosto malconcia. Non solo in Italia, ma soprattutto all’estero, dove lo scorso anno Gomorra non è stato selezionato tra i candidati all’Oscar per il miglior film straniero. Analoga sorte è toccata quest’anno a Baaria, che non si è piazzato neppure nella rosa dei primi nove. La differenza tra gli aspiranti alla televisione e gli aspiranti al cinema è nel tragitto. I primi, per lo più, si accontentano di apparire, come diceva Andy Wharol, anche un solo giorno per poi tornare alla vita di sempre. Dunque non necessitano di scuole, né di preparazione, essendo il requisito principale richiesto quello del target fisico di bella presenza.. I secondi invece sanno che il percorso è impervio e pieno di insidie, per cui si sobbarcano a studi di lunga durata, consci che la competitività è altissima e l’eliminazione di massa garantita. Pur consapevoli di tutto ciò, sfidano le intemperie e la precarietà di una professione dove per uno che riesce almeno diecimila falliranno. Cinzia T., per fare un esempio, si è laureata in economia in una delle rare università italiane di eccellenza, ha vinto una borsa di studio negli Stati Uniti, ha ricevuto là eccellenti offerte di lavoro, ma ha deciso di buttare all’aria tutto. Ha scritto una bella lettera agli attoniti genitori per avvisarli che è intenzionata a tornare. Per fare cosa? Iscriversi a un master di scrittura cinematografica e far la fame. Perché? La risposta è la stessa di decine di giovani che ho intervistato di recente: perché si vive una volta sola e non voglio impedirmi di sognare. Identica risposta ha dato pochi giorni fa una ragazza al ministro Brunetta durante una trasmissione televisiva. Aggiungendo che 500 euro al mese per uscire di casa servono a malapena ad affittare una  stanza nella capitale. Almeno Vendola  ne offre 1.250. E sono soldi veri ogni mese!

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