Incontri_La Libreria del Cinema | La voce umana

 

Gli incontri con i protagonisti del mondo del cinema sono sempre interessanti da tutti i punti vista: permettono un contatto diretto, soddisfano curiosità, aiutano a capire meglio e un sacco di altre cose belle. Alla libreria del cinema, immersa nel cuore di Trastevere, si è tenuto il 10 febraio scorso il 2° appuntamento di una serie di mini work-shop con attori, registi, montatori e tecnici del suono. Difatti il focus di questi dibattiti è mirato a mettere in luce l’officina del suono e la voce umana che contribuiscono in maniera importante a dar valore alle storie narrate e alle immagini.
Gli interventi sono arrivati da Carlo Verdone, la splendida Isabella Aragonese, Elio Germano,  Maurizio Argentieri e Alessandro Zanon ( tecnici del suono).
Verdone ha elogiato Germano per la sua grande capacità camaleontica nell’interpretare i personaggi, ponendo l’accento – in linea col tema della serata – sull’abilità di dare un tono ben preciso e costruito per dare carattere e consistenza al volto e all’intento comunicativo che il regista di volta in volta pretende di trasmettere. E a ben vedere anche noi siamo dello stesso parere!
Il tono della comunicazione è l’elemento principe che diffonde pathos al pubblico e che gli consente di lasciarsi trasportare da un suono per l’appunto quasi magico. La riuscita o meno di questo dis-incanto è affidata alla bravura degli attori.
Continua Germano:
 
 

“Persino i baffetti e gli occhiali che indossavo in “Tutta la vita davanti” sono stati elementi aggiuntivi da accostare all’importanza e all’intento della costruzione del tono della voce. Nel film ho dovuto interpretare il ruolo di un agente commerciale solo dopo avermi fatto passare intere giornate con dei veri agenti che andavano in giro a dialogare con i clienti in modo tale che potessi osservare la loro postura, la loro gestualità, le espressioni..”

 

 

Tutto ciò che udiamo durante la visione del film, al di là di quanto spesso si pensi, è costruito secondo una precisa voglia di comunicare qualcosa e l’adozione di un proprio stile narrativo.
Ovviamente non tutti i registi sono così attenti alla dimensione sonora, è un fatto di cultura e tecniche cinematografiche e ognuno mette in risalto le sue. Al pari di altri che invece lavorano più sulle immagini.
Naturalmente il film che probabilmente avrà un coinvolgimento maggiore, almeno da un punto di vista esperenziale, sarà quello che riuscirà a valorizzare sia la dimensione sonora che quella visiva, che dovrebbe essere poi la promessa basica di ogni buon prodotto audiovisivo.
L’universo sonoro ambientale esterno/interno, la meticolosa ricerca del tono di voce giusto, l’importanza dei “tempi” da rispettare, il montaggio sonoro, il doppiaggio*, sono tutti elementi e figure che all’interno dell’architettura di un film diventano veicolo di comunicazione con il pubblico.
 
*A tal proposito sempre Elio Germano, ha sottolineato la necessità d’iniziare – per chi già non lo facesse – a guardare i film in lingua originale. Non è fanatismo, è valorizzare al massimo l’interpretazione dell’attore che viceversa quando viene doppiato in un’altra lingua questa ne risente notevolmente.
 
 

Appuntamento al 24 febraio ore 19:00 con il 3° appuntamento “L’officina del suono” presso la Libreria del Cinema via dei Fienaroli 31/d nel cuore di Trastevere. Ingresso libero.

 

 

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