Videoconferenza Cinemonitor – Warwick _ 23 Gen`10

Resoconto della conferenza ‘Da Sodoma a Gomorra’ | di Mariarita Martino Grisà

 

Si è rivelata un gran successo la conferenza Da Sodoma a Gomorra: Framing Crisis and Rebirth in Italian Cinema (from the 1970s to the 2000s) tenutasi a Warwick da 22 al 24 gennaio 2010 presso il dipartimento di Italianistica, con la collaborazione di Cinemonitor: Osservatorio Cinema.

Durante le tre giornate di studio, docenti, ricercatori, e cultori della materia, non solo anglosassoni ma anche italiani, hanno esplorato le dinamiche altalenanti di crisi e rinascita nel contesto del cinema nostrano dagli anni Settanta al giorno d’oggi. La discussione non è stata solo incentrata sulla storia del cinema italiano; il nostro cinema è stato oggetto di riflessione in contesti di ricerca diversi, come i Migration Studies, Italian ‘impegno’, Gender e Genre, Psychoanalytic Criticism. Particolare attenzione è stata prestata alle nuove applicazioni e alle nuove tecnologie del e per il cinema (come nel caso di Cinemonitor.it, che promuove la ricerca sul cinema sia sul territorio nazionale che su quello internazionale; o dello studio delle lingue attraverso l’uso di materiali del cinema). L’insieme degli articoli presentati, ha offerto una visione caleidoscopica del fenomeno cinematografico italiano; gli articoli saranno poi selezionati e raccolti in una pubblicazione a cura degli organizzatori (ovvero, la sottoscritta e Dom Holdaway).

 

 

Come anticipato negli articoli precedenti, all’evento hanno partecipato studiosi di calibro internazionale: i Professori Vito Zagarrio (Roma 3) e Peter Bondanella (Indiana University) hanno costituito i nodi centrali nelle prime due giornate di studio alle quali sono state presenti anche altre personalita’ del mondo accademico come Gino Moliterno (ANU), Pierpaolo Antonello (Cambridge), Áine O’Healy (Loyola), Fabio Benincasa (Duquesne), Rossella Riccobono (St. Andrews), Paolo Russo (Oxford Brookes), Christian Uva (Roma 3), Pauline Small (Queen Mary) – solo per citarne alcuni.  Dopo il benvenuto degli organizzatori e del capo del Dipartimento, Jennifer Burns, si e’ dato inizio alle "riprese". Le prime due sessioni parallele, hanno affrontato i temi non solo di crisi e rinascita del cinema italiano, ma la rappresentazione filmica in una dimensione psicanalitica da un lato, mentre dall’altro in quella storica. Particolare attenzione merita la sessione plenaria sulle nuove metodologie e applicazioni del cinema; protagonista assoluto: lo staff di Cinemonitor.it in collegamento audio-video da ‘La Sapienza’; in primo piano le presentazioni del direttore, Roberto Faenza, e dei suoi collaboratori, il Dott. Edoardo Campanale – creative director – e il Dott. Gabriele Sabatino – content editor – ovvero dei padri fondatori del progetto Cinemonitor.it. Presenti anche alcuni membri della redazione, il Dott. Francesco Sarubbo e la Dott.ssa Chiara Ribaldo. Insieme al Professor Faenza, il nucleo operativo del portale ha illustrato le missioni e i progetti futuri di cui Cinemonitor.it si fa promotore.

 

 

Alla fine della prima giornata, Vito Zagarrio ha offerto una public lecture dal titolo Gli Invisibili: Identity, Visibility, Mode of Production of the “New-New Italian Film”, seguita dalla proiezione del documentario a cui l’intervento fa riferimento e che da voce alle testimonianze dei cosiddetti ‘invisibili’, dei registi che da anni contribuiscono alla produzione artistica del nostro paese, ma che per motivi legati innanzitutto alla crisi economico-sociale e culturale locale, sono poco conosciuti sia in Italia che all’estero e quindi rimangono sommersi dalla cinematografia dominante (es. Garrone, Sorrentino, Muccino..) che ha invece maggiore fortuna, sia per quanto riguarda i tempi che i luoghi della distribuzione. Nel suo intervento, Zagarrio interroga le nozioni di cinema e di film, e insiste sul rischio di confondere queste due categorie. Il ‘film’, secondo Zagarrio, e’ un testo, un’espressione, un prodotto artistico,  mentre il cinema e’ l’industria, come anche il luogo di distribuzione come sale e teatri. Oggi si possono produrre film con una semplice telecamera o un telefonino: i mezzi per creare film si sono trasformati e sono alla portata di tutti; questa situazione suggerisce la necessita’ di inquadrare nuovamente le metodologie di distribuzione: con l’univerista’ Roma 3 e il gruppo 100 Autori, Zagarrio sta infatti cercando di promuovere la diffusione del ‘film’ in luoghi non proprio ‘tradizionali’ per la proiezione filmica (bar, chiese, clubs…scuole…).

 

 

      Anche la seconda giornata della conferenza si e’ aperta con una sessione parallela, in cui si sono affrontati i temi legati ai Migration Studies e al concetto di realismo nel cinema. La sessioni plenarie sono state dedicate all’analisi di prospettive diverse nei contesti degli studi di genere e di ‘impegno’ nel cinema italiano. Il professor Peter Bondanella ha presentato il suo articolo ‘Writing Film History’ dove ha illustrato l’ ‘attivita’ ma anche gli ostacoli e la fortuna della storiografia cinematografica. Il professore ha poi concluso il suo intervento indicando possibili aree di ricerca sul cinema italiano in una prospettiva anglosassone. Bondanella suggerisce lo studio filologico dei testi pre-filmici, ovvero la sceneggiatura, il trattamento, il soggetto e la loro storia, una storia che spesso cela un mondo di particolari che nella storiografia convenzionale non sono considerati di primaria importanza. Altro punto fondamentale e’ lo studio di grandi autori sui quali non e’ stato scritto molto nella storiografia anglosassone (Blasetti, Scola, etc). Inoltre, e’ importante anche considerare la questione dei generi cinematografici nel contesto di Cinecitta’ e inquadrare le influenze del cinema italiano nello sviluppo del genere hollywoodiano. L’ultimo punto illustrato da Bondanella riguarda il materiale d’archivio non ancora studiato e che costituisce un ricco patrimonio per la ricerca internazionale; alla fine del suo discorso, Bondanella incoraggia quindi i giovani ricercatori nel pubblico a perseguire questa come le altre strade.

 

 

      Nella terza e ultima giornata, dopo una serie di panel dedicati alla prospettiva psicanalitica, di genere e generi, e soprattutto a quella storica del cinema italiano a cura di Paline Small che ha presentato un interessantissimo intervento sul futuro della storiografia cinematografica nell’ambito dell’italianistica, si è invece assistito ad una ‘tavola rotonda’ di chiusura alla quale hanno partecipato, offrendo punti di vista diversi, i maggiori studiosi di cinema italiano del Regno Unito: Fabio Vighi (Cardiff University), esperto di psicanalisi e cinema; Catherine O’Rawe (Bristol University) che si occupa di studi sul genere – soprattutto nel filone del neorealismo; Guido Bonsaver (Oxford University) studioso di storia politica italiana, cultura e cinema; e infine Alan O’Leary (University of Leeds), esperto di popular cinema e Cultural Studies che ha dedicato la sua ricerca allo studio della rappresentazione del terrorismo nei testi visivi e verbali e che, con O’Rawe, e’ anche curatore del volume ‘Thinking Italian Cinema’ pubblicato nella collana Italian Studies nel 2008. Ad aprire il roundtable, moderato da Loredana Polezzi – docente del dipartimento di Italianistica di Warwick – e’ stato Fabio Vighi che, rifacendosi alle teorie sul Reale e al concetto di joussance elaborate dal filosofo e psicanalista francese Jacques Lacan, e alla nozione pasoliniana del ‘cinema come lingua scritta della realta’, promuove lo studio del cinema in una visione post-psicanalitica in cui il film non offre lo scenario per descrivere la simbologia freudiana classica, ma una dimensione speculare per lo spettatore, una dimensione in cui la realta’ e’ insita nella narrativa filmica. L’approccio psicanalitico suggerito da Vighi diventa un’occasione per riflettere sulla posizione dello spettatore (nel contesto italiano e non solo) come iscritto nella dimensione immaginaria del film, e sul futuro delle teorie del cinema e sul cinema in una prospettiva lacaniana.

 

 

La parola e’ poi passata a Guido Bonsaver, che ha sottolineato quanto sia stato importante lo studio dei grandi autori del cinema italiano non solo per la formazione di una coscienza storica, ma anche – a un livello piu’ pratico – per la diffusione dello studio del cinema nei dipartimenti di italianistica nelle universita’ d’oltremanica e d’oltreoceano dove lo studio della letteratura era alquanto (e in un certo senso lo e’ tutt’ora) dominante. Per Bonsaver e’ fondamentale anche favorire lo sviluppo di diverse metodologie storiografiche incentrate su aspetti che la storia del cinema ha finora messo in secondo piano. Facendo eco a Bondanella e Zagarrio, lo studioso di Oxford ha ricordato l’importanza della ricerca archivistica e la necessita’ di chiarezza nozionistica relativa ai concetti di ‘cinema’ e di ‘film’. Anche la O’Rawe, che al momento sta lavorando ad un progetto di ricerca sullo studio dello spettatore nel cinema del dopoguerra, ha sottolineato l’importanza dello studio delle fonti storiche conservate negli archivi non solo nazionali ma anche in altri paesi del mondo; O’Rawe sottolinea la necessita’ di scrivere una nuova storia del cinema nazionale dedicata non solo ai grandi autori del passato, ma anche ai giovani talenti e alle nuove personalita’ artistiche del cinema del Bel Paese.

 

 

Questo punto di vista, e stato infine condiviso da O’Leary che ha evidenziato quanto le produzioni piu’ popolari e, per cosi’ dire meno ‘ortodosse’, della filmografia nazionale (es. il cinepanettone) siano state trascurate nei vari ambiti di ricerca, e che invece meriterebbero maggiore attenzione proprio perche’ parte integrante della cultura cinematografica. Uno degli obiettivi del Cultural Criticism, di cui O’Leary e’ uno dei maggiori studiosi nel Regno Unito, e’ proprio quello di mettere in discussione la nozione di Cultura con la C maiuscola, ovvero quel bagaglio di conoscenze dominanti, classiche ed egemoniche che per l’appunto noi identifichiamo con ‘Cultura’ (che nel campo cinematografico farebbe riferimento agli autori ‘importanti’). O’Leary propone invece di destrutturare e decostruire la gerarchia fra questa Cultura e quella cosiddetta bassa o ‘cultura’ (questa volta con la ‘c’ minuscola). Nel contesto della filmografia nazionale, una delle strade perseguibili sarebbe proprio lo studio non solo del Cinema ma anche del ‘cinema’, dove la differenza fra i due termini deve essere intesa parallelamente a quella fra i due tipi di ‘C/cultura’ di cui sopra.

 

 

Per concludere, vorrei azzardare un pensiero tutto personale: credo si possa parlare di moti oscillanti di crisi e rinascita del cinema italiano associandoli metaforicamente alla mitologica araba fenice, l’uccello che rinasce dalle sue ceneri; c’è ancora molto da fare prima che il cinema italiano, la sua storia, e le sue applicazioni teorico-metodologiche possano considerarsi dei capitoli chiusi.

 

Dipartimento di Italianistica Warwick University – | Mariarita Martino Grisà
Cinemonitor – Università di Roma Sapienza | Edoardo Campanale

 

Lascia un commento