Avatar ha fatto bene al cinema italiano?

Riportiamo la riflessione di un attento critico sugli incassi del cinema italiano | di Michele Anselmi per il Secolo XIX

Ricordate certi titoli apocalittici di un mese fa? Per la serie, "Aiuto, devo sfidare "Avatar"", oppure "Così le armate hollywoodiane riducono la vita a un videogame" e via allarmando. Naturalmente il kolossal di James Cameron ha fatto il pieno anche qui, varcando la soglia dei 50 milioni di euro; ma i film italiani usciti a gennaio si sono difesi benissimo, quasi meglio dei bluastri Na`vi alti tre metri, a dimostrazione che tante cine-Cassandre avevano toppato le previsioni. I dati degli incassi relativi a gennaio 2010, cioè senza considerare "Natale a Beverly Hills" e "Io & Marilyn" se non per la coda di sfruttamento, parlano chiaro. Rispetto all`identico periodo del 2009, la quota di mercato detenuta dal cinema nazionale è risalita dal 23 al 32 per cento. Riccardo Tozzi, capo dei produttori Anica nonché produttore egli stesso con Cattleya, quella di "Romanzo criminale", depone ogni diplomazia. "Vi suggerisco un titolo: "Avatar" rilancia il cinema italiano". Un paradosso? "No, pura verità". In realtà, Tozzi non è il solo a dirlo. Scontato, magari, il parere di Osvaldo De Santis, titolare della 20th Century Fox Italia, secondo il quale "lo spostamento a gennaio dell`uscita di "Avatar" ha generato un enorme effetto positivo, anche per l`intero box-office". Ma anche un analista imparziale come Franco Montini riconosce che il filmone in 3D "ha indirettamente favorito anche il resto della programmazione, come dimostrano gli ottimi andamenti in sala di Verdone e Virzì. In effetti, "Io, loro e Lara" è a quota 16 milioni di euro; "La prima cosa bella", uscito proprio nel giorno di "Avatar", ha superato i 5 milioni e mezzo. Intanto "Baciami ancora" di Muccino è sopra i 7 e finirà probabilmente a 9. Ieri è uscito "Scusa ma ti voglio sposare" di Moccia, che magari gareggia in un`altra categoria, però nelle settimane prossime toccherà ai film di Avati, Veronesi, Soldini, Ozpetek, Salvatores, Luchetti. Riprende Tozzi: <A gennaio l`incasso totale, rispetto allo stesso mese 2009, è aumentato del 50 per cento. Significa che "Avatar" non ha decimato i film italiani. Tutt`altro. Anzi, ha fatto bene al nostro cinema>. In altre parole, "Avatar" avrebbe spinto tanta gente a uscire di casa. "E molti di quei spettatori, una volta usciti per godersi la fanta-epopea di Cameron, poi hanno dato fiducia ai film italiani. Perché erano divertenti, avvincenti, toccanti. Parlo, appunto, di Verdone, Virzì, Muccino. Per altri versi anche dello straordinario "L`uomo che verrà" di Diritti". Ci si chiede: quanto durerà il miracolo? Difficile dirlo col cinema italiano, che ogni anno muore a maggio e rinasce, se rinasce, a ottobre. Il 2009 è stato un anno pessimo. Il crollo dell`italica quota di mercato dal 29 al 23 per cento, con una contrazione degli incassi pari al 14.4 per cento, sarà pure spiegabile con l`accresciuto peso dei multiplex e la crisi delle sale cittadine, quelle dove il cinema italiano (ed europeo) d`autore raggiungeva più facilmente il suo pubblico; ma resta il fatto che un incasso minore rispetto al previsto, è ancora Tozzi a parlare, <s`è registrato per tutti i film, dai più estremi e di qualità, ai cine-panettoni>. Con due eccezioni, forse: "Baarìa" e "Cado dalle nuvole", cioè un kolossal atipico e un comico inedito. Vero è, d`altro canto, che, con l`eccezione della Francia, dove il prodotto nazionale viaggia sempre attorno al 37 per cento, non è che in Spagna, Germania o Inghilterra i film nazionali vadano poi così bene. Solo che in quei Paesi il box-office complessivo è in costante crescita, mentre da noi, con minime variazioni perlopiù legate al diffondersi del 3D , ristagna attorno ai 100 milioni di biglietti, contro i quasi 200 della Francia. "Guardi, l`Italia potrebbe esprimere tranquillamente 160-170 milioni di biglietti, senza dover neanche ritoccare il prezzo, comunque tra i più bassi" concorda Tozzi. Ma… <Ci sono tre punti critici da affrontare. Il riequilibrio del circuito, la tensione a raggiungere un pubblico più giovane e la crescita di nuovi autori italiani>. Già, quelli che superano mediamente i 4/5 milioni al botteghino, sono sempre gli stessi, diciamo una decina, e non girano un film all`anno. Pensano troppo o troppo poco?

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