I dati sul cinema italiano: un altro punto di vista

Riportiamo un articolo scritto da Isidoro Trovato per Corriere Economia che smentisce i dati negativi diffusi sul cinema del 2009

“Sorpresa, il cinema rende” | di Isidoro Trovato per Corriere Economia

Storicamente quando il mondo entra in difficoltà, l`industria del divertimento soffre meno delle altre. E così, molto spesso, nelle crisi economiche il cinema risulta uno degli svaghi preferiti da chi vuole dimenticare un momento difficile. Probabilmente sono anche queste le ragioni per cui in Italia c`era molta attesa per conoscere i dati del cinema alla fine di uno degli anni più bui per l`economia mondiale. E l`allarme è scattato immediato quando si è scoperto che nel 2009 i film italiani prodotti sono stati 131 contro i 154 del 2008 (comprese le pellicole co-prodotte) e gli investimenti sulle produzioni italiane sono calati di 35 milioni di euro. Qualche preoccupazione anche per il numero dei biglietti da cui ci si attendeva qualcosa di più (ci sono stati 363 mila spettatori in meno). E poi ci sono gli incassi fatti registrare dalle società di distribuzione: a guidare la classifica è Medusa film (galassia Mediaset) con i suoi 87 milioni e 800 mila euro di incasso, ma nelle prime 20 posizioni la fanno da padroni le major americane. LA DIARCHIA «Tutto il pessimismo che ho sentito mi pare un po` eccessivo – afferma Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa Film -. In generale il sistema-cinema italiano ha retto bene durante il biennio 2008/2009, al contrario di molti altri settori. È vero, l`anno scorso c`è stata una certa flessione, ma in linea con il 2007. Mi sembrano fluttuazioni accettabili e non certo preoccupanti, specie in una fase di forte contrazione dell`economia. Il botteghino regge e mantiene la vecchia regola dell`anti-ciclicità nelle crisi» Il cinema italiano è ancora un buon affare, quindi, soprattutto per una realtà come Medusa che con i suoi 207 milioni di fatturato (2009) rimane, con la Rai, uno dei due «big player» italiani (anche se il massimo incasso è stato raggiunto da Filmauro con i 16 milioni di «Natale a Beverly Hills»). Qualcuno però sostiene che proprio questa «diarchia» tende a soffocare le piccole realtà che finanziano il cinema d`autore. «La vivacità e il buono stato di salute del settore si vede anche da questo – osserva Letta -. Sono frequenti le collaborazioni tra piccole e grandi case di produzione, soprattutto in occasione di opere d`autore alcune delle quali possono anche coinvolgere grandi platee, come nel caso di Baarìa. La nostra ricetta è quella di avere un`offerta eterogenea che tenga d`occhio il botteghino e la qualità. E i risultati arrivano». Una simile fiducia sul sistema è probabilmente quella che ha spinto un manager come Franco Tatò a rilevare a novembre la Mikado, casa di produzione da quasi 12 milioni di euro di fatturato (nel 2008) che faceva segnare, però, circa 3 milioni e 800 mila euro di perdite. «Il 2010 per noi sarà un anno di rilancio – annuncia Tatò, amministratore delegato e presidente di Mikado -. Stiamo producendo due film importanti e abbiamo acquisito altre pellicole promettenti. Affrontiamo il box office con rinnovata fiducia. Il tutto con la consapevolezza che in Italia, fatta eccezione per Medusa e Rai, il sistema è ancora in gran parte artigianale. E in quei casi non ci sono enormi margini di business». I PICCOLI Tra gli «artigiani del grande schermo» non mancano le case di produzione dei registi italiani più famosi. Quasi tutti ormai preferiscono produrre in proprio: Moretti lo fa con «Sacher » , Benigni con «Melampo», Virzì con «Motorino amaranto», Salvatores con «Colorado caffè» e Muccino con «Indiana» . Proprio quest`ultima è una delle piccole realtà che sta intensificando il proprio impegno. «Eravamo partiti puntando sugli spot pubblicitari, la televisione e un po` di cinema – dice Benedetto Habib, direttore generale e socio di Indiana -. Adesso il grande schermo ci vede sempre più impegnati come nel caso dell`ultimo film di Virzì». Rimane l`eterno problema italiano dei film d`autore ospitati sempre nella sale di città (in calo) e quasi mai nei multiplex (in costante espansione). «È vero – ammette Habib – ma è solo un difetto di comunicazione: bisognerebbe far capire al grande pubblico che anche i film d`autore sono accessibili a tutti e sono figli della grande tradizione della commedia italiana. I registi provino a presentare le loro opere nei multiplex e il pubblico arriverà. C`è mercato anche per i piccoli, specie se continueranno iniziative di agevolazione fiscale come tax credit: per esempio utilizzando parte dell`Iva dei biglietti, si potrebbe creare un fondo da destinare alle piccole case che producono con costanza». Ma questo è tutto un altro film.

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