Wolfman: a quasi 70 anni dalla sua creazione riecco l’uomo lupo Universal

                                                                   di Marco Napolitano

Wolfman | Ululati notturni e peli sparsi per le strade di un’Inghilterra di fine 800 annunciano il ritorno sul grande schermo di uno dei “mostri classici” più famosi al mondo

Firmato da Joe Johnston per casa Universal, Wolfman segna un’altra tappa nella licantropi – story che ha preso il via nel 1941 con L’uomo lupo di George Waggner, seguito poi da altri fratelli mannari che hanno seminato il panico per mezza europa: del 1961 L’implacabile condanna prodotto dalla Hammer dove a trasformarsi è Oliver Reed  e del 1981 Un lupo mannaro americano a Londra per la regia di John Landis, per citarne alcuni.

Nella trama di questo  remake, fedele all’originale del ’41 per storia e ambientazioni ma riattualizzato facendo perno su violenza – numerose le scene di sventramenti – e sull’amore per la ragazza di turno, sono  sparsi diversi riferimenti alle pellicole che lo hanno preceduto; ne sono esempi la ricomparsa del bastone d’argento, con la testa di lupo, proposto da Claude Rains proprio nel film di Waggner e altre citazioni che arrivano fino a Il segreto del Tibet del 1935 (gli appassionati del genere se ne accorgeranno!), prima vera apparizione del lupo mannaro, prodotto sempre da Universal ma che non riscosse il dovuto successo.

Protagonista e anche produttore è Benicio del Toro affiancato da Anthony Hopkins, che ne interpreta il padre, ed Emiy Blunt. Costumi della nostra Milena Canonero  e al trucco il 6 volte premio oscar Rick Baker (il primo nel 1981 proprio per Un lupo mannaro americano a Londra) che, aiutato dal computer per le trasformazioni, fa si che il Wolfman del 2010  anziché perderlo il pelo ne metta su pure troppo.

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