Marketing 2.0: Paranormal Activity




Dal 5 febbraio è nelle sale italiane il film americano Paranormal Activity, l’horror low budget che in patria ha raggiunto cifre incredibili- in meno di un mese ha avuto un incasso di oltre 64 milioni di dollari – e in Italia a sole due settimane dall’uscita ha incassato 6 milioni e mezzo di euro.
 


Un vero successo e non solo di sala. Come definire l’operazione della Paramount ? Brillante come minimo dato che la major ha acquisito i diritti del film (costato 15 mila dollari al regista Oren Peli) per 300mila dollari ricavandone utili milionari. Non solo grazie al fiuto di menti geniali ma anche per una campagna marketing innovativa e ad hoc. Vediamo quali strategie sono state messe a punto e quali le reazioni a catena che hanno favorito il successo del film negli Stati Uniti e oltreoceano.
 

In piena era web 2.0 conoscere gli strumenti del marketing virale può aiutare e tanto, come insegna il caso Cloverfield. Il film ha sicuramente in sé gli elementi che favoriscono il passa parola spontaneo: appartenere al genere horror, che sembra stia vivendo un ritorno di fiamma, può essere un punto a favore, quantomeno nella cerchia degli amanti del genere. Tuttavia si tratta di elementi che da soli non bastano a permettere al film un successo planetario. Se però a parlare è Steven Spielberg, allora le cose cambiano. Da grande cineasta e influente opinion-leader il suo giudizio positivo sul film ha fatto il resto. Pare che sia rimasto talmente spaventato e terrorizzato dalla visione di Paranormal Activity da volerne comprare i diritti. E così è stato. La Paramount (che l’ha ereditato dalla DreamWorks dopo il divorzio dallo studio di Spielberg) ha poi lanciato il film con un piano marketing accuratissimo.
 

Paranormal Activity è, infatti, il primo caso di in cui il pubblico decide dove far trasmettere un film. Lo studio hollywoodiano ha selezionato 13 città americane in cui far uscire la pellicola e ha esortato gli spettatori che risiedevano fuori dalle zone di programmazione a chiedere il film attraverso il sito col risultato di raggiungere un milione di richieste. Proiettandolo intenzionalmente in un numero limitato di cinema e solo a mezzanotte, il film si è trasformato in un evento mediatico. Migliaia sono state le richieste fatte sul sito, su cui si poteva vedere a che punto della classifica era la propria città e naturalmente condividere l’invito sui principali social network. Distribuito in quasi duemila sale, la Paramount si è trovata piacevolmente in affanno, ed è stata costretta a stampare migliaia di copie in pochissimi giorni a causa dell’enorme richiesta.
 

In Italia, sull’onda del successo avuto negli States, del film se ne è parlato e come. La promozione è stata di tipo tradizionale e anche l’uscita è avvenuta in modo classico con una programmazione “da battaglia” in circa 420 sale. I media italiani che hanno focalizzato l’attenzione sui grandi incassi americani e sulla frase “Il film che ha spaventato Spielberg!”. I veri, o presunti tali, svenimenti in sala, le proteste di associazioni o politici indignati e l’autopromozione degli utenti sui vari social network hanno alimentato la macchina virale del passaparola.
Film horror riuscitissimo o campagna marketing perfetta, l’importante è che se ne parli!

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