Il concerto

 

 

 

Radu Mihaileanu, regista rumeno ma attivissimo in Francia, paese dove si rifugia fin dal 1980, scappando così dalla dittatura di Ceausescu, inizia la sua carriera cinematografica come aiuto regista, fino all’incontro con il nostro Marco Ferreri, il quale lo assume come assistente e successivamente come sceneggiatore.

E’ del 1998 il suo bellissimo film “Train de vie – un treno per vivere”, ambientato in un piccolo villaggio ebreo dell’Europa dell’Est nel 1941, i cui abitanti, per sfuggire proprio alla furia nazista, grazie all’idea del matto del villaggio Shlomo, fingendosi essi stessi tedeschi, decidono di organizzare un finto treno di deportazione che li trasporti in Palestina passando attraverso l’Unione Sovietica.

Presentato all’ultimo Festival del Cinema di Roma e applauditissimo dal pubblico, “Il concerto”, ultima fatica del regista rumeno, si muove tra dramma e ironia, caratteristiche queste con le quali Mihaileanu firma ogni suo film; lo stile richiama alla mente le note della cultura yddish, mischiando quelle di una realtà tragica come la shoah, ad una dimensione puramente irreale; non a caso, come già abbiamo detto, il regista ha collaborato con Ferreri  e ama il cinema di Lubitsch…

 

La storia si svolge ai tempi dell’Unione Sovietica con il governo di Brežnev:

Andrei Filipov, il bravo attore Aleksei Guskov, ex grande direttore d’orchestra del teatro Bol`šoj, viene allontanato dal suo lavoro dopo il rifiuto da parte sua di non fare partecipare alla sua orchestra alcuni musicisti di origine ebraica.

Filipov continua, anche dopo la caduta del regime sovietico, a lavorare nel famoso teatro, ma solo come uomo delle pulizie; è proprio durante i suoi spostamenti all’interno degli uffici del teatro che, casualmente, si trova presente alla trasmissione di un fax:

l’orchestra viene invitata a tenere un concerto a Parigi al Theatre du Chatelet…

… per Filipov l’occasione è unica e irripetibile…

… riunire i vecchi membri della sua orchestra, (cominciando dall’amico Sacha Grossman autista di ambulanze e interpretato dall’attore Dmitri Nazarov) costretti come lui a mestieri di ripiego per sopravvivere e recarsi a Parigi fingendosi la vera orchestra del Bol`šoj…

 

 

E così il Maestro Filipov, spostandosi con l’ambulanza dell’inseparabile e fedele amico Sacha, tra mille peripezie e varie gag divertenti, riuscirà a riunire il gruppo e a portarlo nella capitale francese; la storia a sfondo politico, con la sua polemica contro i regimi, si intreccia con quella più romantica del personaggio, che riuscirà, oltre che a dirigere “la sua orchestra”, a fare suonare il pezzo al violino alla figlia che, diventata famosa musicista, non rivede dalla nascita.

Ancora una volta le note della cultura yddish e dello stile alla Kusturica, si fanno sentire nella stessa misura di un altro bellissimo film del  2005 del regista ucraino Liev Schreider, Ogni cosa è illuminata”, dove le tematiche del “viaggio” e della shoah diventano il filo conduttore di un preciso racconto cinematografico.

La metafora è anche quella che si legge nel dualismo “orchestra” – “solista”, “Occidente” – “Oriente”, fino alla riuscita conclusiva del concerto, metafora finale del possibile dialogo fra singolo e collettività, tra culture dell’est e culture dell’ovest …

L’ironia del regista arriva al suo culmine nelle scene in cui ci mostra la Russia post-comunista, con matrimoni tra mafiosi di gusto decisamente kitsch e sparatorie che sfiorano il melodramma, o nelle scene parigine dove gli “artisti” musicisti si perdono tra sbronze e vendite di cellulari cinesi…


Così, alla fine, Filipov riesce a far salire sul palco del teatro francese l`orchestra, e dopo un inizio disastroso, il concerto viene eseguito con superba maestria, rivelandosi un grande successo …

 

 

Tra gli attori, ricordiamo anche colui che interpreta il direttore del teatro parigino, Francoise Berleand, l`indimenticabile preside Rachin nel bel film del 2004 di Christophe Barratier, "Les choristes".

 

 

 

 

"… i personaggi dei miei film mentono per difendersi dal regime. Nel loro caso la grande impostura è la loro condizione umana…"

 

Radu Mihaileanu

 

 

 

Onorina Collaceto

 

 

 

 

Lascia un commento